(AGENPARL) - Roma, 14 Agosto 2026 - La pressione migratoria lungo il confine orientale dell’Unione Europea sta assumendo una nuova dimensione. Dopo la costruzione di recinzioni e il rafforzamento dei controlli alle frontiere con la Bielorussia, gruppi di migranti stanno utilizzando passaggi sotterranei per raggiungere Polonia, Lituania e, più recentemente, Lettonia.
Il fenomeno dei tunnel rappresenta una nuova sfida per le autorità europee, chiamate a sorvegliare non soltanto la superficie delle frontiere, ma anche possibili attraversamenti sotterranei. Secondo i servizi di frontiera citati da Radio Free Europe, Minsk sarebbe stata informata in diversi casi della presenza o della costruzione di questi passaggi, ma avrebbe negato di aver riscontrato attività sospette. Le autorità lituane precisano tuttavia di non disporre di prove che dimostrino un coinvolgimento diretto dello Stato bielorusso nella realizzazione dei tunnel.
Il primo tunnel scoperto in Lettonia
L’episodio più recente risale al 10 agosto, quando un gruppo di 15 migranti è stato individuato all’interno di una foresta nel sud-est della Lettonia. Secondo quanto riferito, le persone avevano gli abiti ricoperti di sabbia e, inizialmente, le guardie di frontiera non riuscivano a comprendere in che modo fossero riuscite a superare le barriere lungo il confine.
Le successive verifiche avrebbero portato alla scoperta di un passaggio sotterraneo proveniente dalla Bielorussia. Si tratta del primo tunnel di questo genere individuato dalle autorità lettoni, ma non del primo caso registrato lungo la frontiera orientale dell’Unione Europea.
La scoperta rafforza i timori che l’utilizzo di tunnel possa trasformarsi in una tecnica sempre più frequente per aggirare recinzioni, pattuglie e sistemi di sorveglianza installati negli ultimi anni.
La Lituania denuncia 12 tentativi nel 2026
La situazione appare particolarmente significativa in Lituania. Secondo i dati forniti dalle autorità, dall’inizio del 2026 sarebbero stati registrati 12 tentativi di scavare tunnel verso il territorio lituano.
Lina Laurinaityte, portavoce del Servizio di Guardia di Frontiera lituano, ha spiegato che Vilnius avrebbe più volte comunicato alle autorità bielorusse informazioni precise sulla posizione dei passaggi in costruzione.
«In diversi casi, dopo che le guardie di frontiera lituane hanno informato le autorità bielorusse della costruzione di tunnel e fornito informazioni sulla loro ubicazione, le autorità bielorusse hanno affermato che tali attività non erano in corso», ha dichiarato Laurinaityte a Radio Free Europe.
Secondo la portavoce, Minsk avrebbe risposto di aver controllato le aree indicate senza trovare nulla, nonostante quelle che le autorità lituane considerano prove evidenti della presenza dei passaggi sotterranei.
Laurinaityte ha comunque sottolineato un elemento importante: la Lituania non dispone di prove di un coinvolgimento diretto delle autorità bielorusse nella costruzione dei tunnel. Le accuse riguardano quindi soprattutto la presunta mancanza di collaborazione nel contrastare il fenomeno.
Una guardia di frontiera ferita
La nuova modalità di attraversamento comporta anche rischi per il personale impegnato nella sorveglianza.
Secondo quanto riportato dai media locali, il 27 luglio una guardia di frontiera lituana sarebbe rimasta ferita durante un episodio avvenuto nel sud del Paese. Un gruppo di migranti appena uscito da un tunnel avrebbe tentato di trascinare l’agente in direzione del territorio bielorusso.
Le immagini diffuse dalle autorità lituane mostrerebbero inoltre passaggi sotterranei incompleti provenienti dalla direzione della Bielorussia e sostenuti con strutture di legno, con tecniche che ricordano quelle impiegate nelle gallerie minerarie.
La complessità di alcune strutture alimenta interrogativi su chi possieda le competenze e le risorse necessarie per realizzarle.
La Polonia aveva scoperto i primi tunnel nel 2025
Il fenomeno non nasce nel 2026. Il primo tunnel per il passaggio di migranti dalla Bielorussia sarebbe stato scoperto in Polonia nel settembre 2025.
Nel corso dello stesso anno, le pattuglie polacche avrebbero individuato numerosi altri passaggi. Attraverso uno di questi, secondo le informazioni disponibili, circa 180 migranti sarebbero riusciti a entrare nel territorio polacco.
Nel dicembre 2025, il viceministro degli Interni polacco Czeslaw Mroczek aveva formulato un’accusa particolarmente grave, sostenendo che Minsk avesse coinvolto «esperti» provenienti dal Medio Oriente con esperienza nella realizzazione di passaggi sotterranei.
Le autorità polacche di frontiera interpellate da Radio Free Europe non hanno però commentato questa affermazione.
Dalla crisi del 2021 alle barriere di confine
L’emergere delle rotte sotterranee rappresenta un’evoluzione della crisi migratoria che interessa il confine tra Bielorussia e Unione Europea da diversi anni.
La pressione raggiunse uno dei suoi momenti più critici alla fine del 2021, quando migliaia di migranti, molti dei quali provenienti dal Medio Oriente, cercarono di raggiungere l’UE attraversando la Bielorussia.
Polonia, Lituania e Lettonia risposero progressivamente rafforzando le rispettive frontiere, costruendo recinzioni e installando nuovi sistemi di sorveglianza. Le barriere contribuirono inizialmente a ridurre gli attraversamenti irregolari lungo le rotte tradizionali.
La comparsa dei tunnel suggerisce però un adattamento delle modalità utilizzate per superare i controlli. Dove una barriera rende più difficile attraversare il confine in superficie, il passaggio sotterraneo può diventare un’alternativa, sebbene molto più complessa e pericolosa.
Le accuse europee e la posizione di Lukashenko
I rapporti tra Minsk e Bruxelles sulla questione migratoria rimangono estremamente tesi. I Paesi dell’UE confinanti con la Bielorussia hanno ripetutamente accusato il governo bielorusso di utilizzare la pressione migratoria come strumento politico contro l’Europa.
Il leader bielorusso Alexander Lukashenko, da parte sua, ha attribuito all’Unione Europea la responsabilità più generale del fenomeno migratorio e ha collegato apertamente la cooperazione bielorussa alle politiche europee e alle sanzioni contro Minsk.
Nell’ottobre 2024 Lukashenko aveva dichiarato che la Bielorussia non avrebbe più fermato i migranti diretti verso l’UE come aveva fatto in passato.
Queste dichiarazioni costituiscono uno degli elementi centrali del confronto politico tra Minsk e Bruxelles, ma non rappresentano, da sole, una prova di un coinvolgimento delle autorità bielorusse nella costruzione dei tunnel.
Polonia e Lituania rafforzano la cooperazione
La crescente diffusione dei passaggi sotterranei sta spingendo i Paesi europei interessati a modificare le strategie di controllo delle frontiere.
La Lituania sta collaborando con la Polonia per migliorare le capacità di individuazione dei tunnel e intende acquisire ulteriori apparecchiature tecniche in grado di rilevare attività nel sottosuolo.
Le autorità evitano però di fornire informazioni dettagliate sui sistemi già utilizzati o sulle tecnologie che potrebbero essere introdotte.
«Per ragioni di sicurezza operativa, non possiamo fornire dettagli sulle tecnologie specifiche che utilizziamo», ha spiegato Laurinaityte.
La necessità di individuare tunnel modifica infatti la natura stessa della sorveglianza di frontiera. Telecamere, sensori e pattuglie progettati per identificare movimenti in superficie potrebbero non essere sufficienti contro passaggi scavati sotto le recinzioni.
Una nuova fase della pressione alla frontiera orientale dell’UE
L’aumento dei tunnel scoperti in Polonia, Lituania e ora Lettonia mostra come la frontiera tra Bielorussia e Unione Europea rimanga un punto particolarmente delicato della sicurezza europea.
Il fenomeno pone contemporaneamente questioni migratorie, umanitarie, diplomatiche e di sicurezza. Per i migranti, attraversare gallerie improvvisate comporta rischi considerevoli, mentre per le autorità europee diventa necessario individuare passaggi nascosti che possono superare infrastrutture di confine costate ingenti risorse.
Sul piano politico rimane invece aperta la questione del comportamento di Minsk. Le autorità lituane denunciano una scarsa collaborazione da parte bielorussa, ma precisano di non avere elementi sufficienti per attribuire direttamente al governo di Lukashenko la costruzione dei tunnel.
Con il moltiplicarsi dei casi, Polonia, Lituania e Lettonia si trovano così di fronte a una nuova fase della crisi: dopo le rotte attraverso foreste, corsi d’acqua e barriere di confine, la pressione migratoria si sta spostando anche nel sottosuolo.