(AGENPARL) - Roma, 13 Agosto 2026 - La sostenibilità delle finanze pubbliche francesi si prepara a diventare uno dei temi centrali della prossima battaglia presidenziale. A riaccendere il confronto è stato Jean-Luc Mélenchon, leader de La France Insoumise (LFI), con una provocatoria proposta sulla quota di debito pubblico detenuta dalla banca centrale: cancellarla.
«Dove sono finiti i titoli di debito del 18%? Nelle casse delle banche centrali di ogni Paese… Andateci, prendeteli e metteteli nel fuoco», ha dichiarato Mélenchon, secondo quanto riportato da Le Figaro. Il politico ha poi riconosciuto di avere deliberatamente estremizzato il concetto, ma le sue parole hanno immediatamente aperto una discussione sulle conseguenze economiche e giuridiche di un’eventuale cancellazione del debito detenuto dall’Eurosistema.
Il tema è particolarmente sensibile perché arriva mentre la Francia deve confrontarsi con un indebitamento pubblico superiore ai 3.500 miliardi di euro, pari a circa il 117,5% del PIL secondo i dati citati. Una situazione che restringe progressivamente lo spazio fiscale di Parigi e aumenta l’attenzione dei mercati sulle scelte del prossimo governo.
La provocazione di Mélenchon: cancellare parte del debito
L’idea sostenuta dal leader di LFI parte dalla particolare natura dei titoli pubblici acquistati dalle banche centrali durante gli anni delle politiche monetarie espansive.
Una parte significativa delle obbligazioni emesse dagli Stati dell’Eurozona è infatti finita nei bilanci delle rispettive banche centrali attraverso i programmi di acquisto della Banca centrale europea. Mélenchon sostiene da tempo che questa componente del debito dovrebbe essere trattata diversamente rispetto ai titoli posseduti dagli investitori privati.
La frase sul “mettere nel fuoco” le obbligazioni rappresenta quindi la versione più provocatoria di una tesi politica più ampia: liberare lo Stato francese da una parte dei propri obblighi finanziari attraverso la cancellazione dei titoli detenuti dal sistema delle banche centrali.
La questione, tuttavia, è molto più complessa di quanto lasci intendere la metafora.
La Banque de France fa parte dell’Eurosistema e la politica monetaria viene definita nell’ambito della BCE. Un governo francese non potrebbe quindi semplicemente ordinare unilateralmente alla banca centrale di cancellare una quota del debito senza aprire un conflitto con le regole e l’architettura istituzionale dell’euro.
Francia alle prese con oltre 3.500 miliardi di debito
La proposta arriva in un momento particolarmente delicato per l’economia francese.
Il debito pubblico ha continuato ad aumentare negli ultimi anni, dopo gli enormi interventi pubblici adottati durante la pandemia, la crisi energetica successiva all’invasione russa dell’Ucraina e il permanere di un’elevata spesa pubblica strutturale.
Secondo i dati riportati, nel primo trimestre del 2026 il debito ha superato 3.500 miliardi di euro, raggiungendo il 117,5% del PIL.
Il dato è molto distante dal parametro europeo del 60% del PIL previsto dal quadro fiscale dell’Unione.
Ancora più urgente è la questione del deficit. Parigi deve definire un percorso credibile per riportare progressivamente lo squilibrio dei conti pubblici entro i parametri europei.
Qualunque governo uscirà dalla prossima stagione elettorale dovrà quindi confrontarsi con una scelta politicamente difficile: ridurre la spesa, aumentare le entrate, favorire una crescita economica sufficientemente elevata da stabilizzare il rapporto debito/PIL oppure combinare queste strategie.
Mélenchon propone invece di intervenire direttamente su una parte dello stock di debito.
Gli economisti avvertono: il problema principale sarebbe la fiducia
La proposta ha incontrato forti critiche.
Olivier Redoulès, direttore degli studi dell’istituto economico Rexecode, ha messo in guardia soprattutto dalle conseguenze che una cancellazione unilaterale potrebbe avere sulla credibilità finanziaria della Francia.
Il problema non riguarderebbe infatti soltanto i titoli cancellati.
Gli investitori che continuano a possedere obbligazioni francesi potrebbero domandarsi se una misura analoga possa essere applicata in futuro anche ad altre categorie di debito. Il risultato potrebbe essere una richiesta di rendimenti più elevati per compensare il maggiore rischio percepito.
Per uno Stato con un debito superiore ai 3.500 miliardi, anche variazioni relativamente contenute del costo medio del finanziamento possono produrre conseguenze considerevoli nel medio e lungo periodo.
La Francia deve inoltre continuare a rifinanziare i titoli in scadenza ed emetterne di nuovi per coprire il deficit. Per questo la fiducia degli investitori rimane un elemento essenziale.
Il paradosso: cancellare il debito potrebbe rendere più costoso indebitarsi
È qui che emerge uno dei principali paradossi della proposta.
La cancellazione di una parte del debito potrebbe apparentemente ridurre immediatamente lo stock complessivo delle passività pubbliche. Se però la misura provocasse un forte aumento dei rendimenti richiesti dagli investitori, il costo delle nuove emissioni potrebbe salire.
Il beneficio iniziale rischierebbe così di essere compensato da una maggiore spesa per interessi.
Il problema sarebbe ancora più significativo se la Francia continuasse a registrare deficit nell’ordine di 100 miliardi di euro l’anno, come ipotizzato nello scenario citato.
Parigi avrebbe comunque bisogno dei mercati finanziari.
Un governo che contemporaneamente cancellasse una parte del debito e aumentasse fortemente la spesa pubblica dovrebbe quindi convincere gli investitori a continuare a finanziarlo.
In assenza di questa fiducia, rimarrebbero opzioni politicamente dolorose: aumentare le imposte, ridurre la spesa oppure cercare forme alternative di finanziamento.
Il rischio inflazione
Un secondo elemento riguarda l’inflazione.
I critici considerano la cancellazione dei titoli detenuti dalle banche centrali una forma indiretta di monetizzazione permanente del debito pubblico. Il timore è che, qualora questa pratica diventasse sistematica, i governi potessero essere incentivati a finanziare la spesa attraverso la creazione monetaria anziché mediante tassazione o indebitamento ordinario.
In un sistema monetario moderno, tuttavia, la relazione tra cancellazione del debito detenuto dalla banca centrale e inflazione non è meccanica: dipenderebbe dalla struttura concreta dell’operazione, dalla politica monetaria successiva e dalle aspettative degli operatori.
Il problema fondamentale diventerebbe quindi la credibilità della BCE e la percezione dell’indipendenza della politica monetaria dalle esigenze fiscali dei governi.
Ed è proprio per evitare questo tipo di commistione che l’architettura dell’euro impone forti limitazioni al finanziamento monetario diretto degli Stati.
Un eventuale governo Mélenchon e lo scontro con Bruxelles
La questione potrebbe quindi rapidamente trasformarsi da finanziaria a istituzionale.
Se un governo francese tentasse unilateralmente di imporre una cancellazione del debito detenuto dalla Banque de France, il confronto coinvolgerebbe inevitabilmente la Banca centrale europea e le istituzioni dell’Unione Europea.
La Francia non dispone infatti di una politica monetaria nazionale completamente autonoma.
Una simile strategia potrebbe dunque provocare una profonda crisi nei rapporti tra Parigi e Bruxelles e aprire interrogativi sulla compatibilità delle politiche di un governo LFI con la permanenza nell’attuale architettura dell’euro.
Redoulès ha prospettato conseguenze estremamente gravi, fino a uno scenario di rottura con l’Unione e con la moneta unica. Si tratta, però, di uno scenario prospettico e non di una conseguenza automatica della proposta.
Debito e spesa pubblica verso il centro della campagna elettorale
Il dibattito sulla proposta di Mélenchon anticipa probabilmente quello che sarà uno dei principali terreni di scontro delle prossime presidenziali francesi.
La sinistra radicale propone una trasformazione profonda delle politiche economiche e fiscali, mentre il Rassemblement National punta su una combinazione differente di priorità di spesa, riduzione di alcune forme di assistenza destinate agli stranieri e misure fiscali orientate alla crescita.
I partiti centristi e liberali dovranno invece difendere o rivedere l’eredità economica dell’era Macron, durante la quale il rapporto tra debito e PIL è rimasto su livelli molto elevati.
Per il mondo imprenditoriale la questione potrebbe diventare determinante. Stabilità fiscale, costo del capitale, tassazione e rapporto con l’Eurozona rappresentano fattori decisivi nelle strategie di investimento.
La Francia davanti a una scelta economica decisiva
Dietro la provocazione dei titoli da “mettere nel fuoco” si nasconde dunque una questione molto più seria: come può la Francia gestire un debito superiore al 117% del PIL senza compromettere crescita, servizi pubblici e fiducia dei mercati?
Mélenchon propone una risposta radicale, mettendo in discussione il principio stesso secondo cui tutta la massa del debito detenuta dalle banche centrali debba essere trattata come un’obbligazione ordinaria.
I suoi avversari sostengono invece che una cancellazione unilaterale rischierebbe di ottenere il risultato opposto: abbassare il debito sulla carta ma aumentare drasticamente il costo futuro del finanziamento dello Stato.
La vera battaglia politica francese potrebbe quindi non riguardare soltanto quanto spendere, ma chi debba sostenere il costo del debito accumulato e fino a che punto Parigi possa modificare le regole senza mettere in discussione il proprio rapporto con l’euro.
Con oltre 3.500 miliardi di euro di passività pubbliche, non si tratta più di un dibattito teorico. È una delle questioni destinate a definire il futuro economico della Francia.
