(AGENPARL) - Roma, 10 Agosto 2026 - La strategia di Washington nei confronti di Teheran entra in una nuova fase di stallo competitivo. Mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump scommette sulla carta del logoramento finanziario e sul blocco navale per piegare il regime iraniano senza aprire a un’offensiva militare su larga scala, sul fronte interno la linea della Casa Bianca viene duramente contestata. Per l’opposizione democratica, i continui combattimenti e la chiusura dello Stretto di Hormuz stanno sortendo l’effetto opposto, indebolendo la posizione degli Stati Uniti e facendo pagare il conto ai cittadini americani.
La linea di Trump: “Pressione economica e semi-negoziati”
In un’intervista rilasciata ad Axios, Trump ha chiarito che l’amministrazione intende affidarsi alla crescente pressione economica sull’Iran. Definendo l’approccio come un’azione “di basso livello” e di “semi-negoziamento”, la Casa Bianca sta monitorando da vicino il progressivo deterioramento dei conti iraniani.
- Crisi finanziaria a Teheran: Secondo la valutazione di Washington, l’Iran si trova in “pessime condizioni” economiche, alle prese con un’inflazione galoppante, una cronica scarsità di liquidità e crescenti difficoltà nel garantire la paga delle truppe.
- L’impatto del blocco navale: Il presidente statunitense ha rivendicato l’efficacia del blocco navale nel soffocare l’economia iraniana, paragonando il braccio di ferro geopolitico a “una partita a scacchi” che alla fine si risolverà a favore degli Stati Uniti.
- Il fattore energetico: A sostenere questa linea, secondo la Casa Bianca, contribuisce anche la stabilizzazione dei mercati petroliferi, con le quotazioni del greggio scese a poco sopra i 75 dollari al barile, attenuando l’impatto immediato del conflitto sui consumatori americani.
Il fronte critico: “L’America è più debole, l’Iran più forte”
Di avviso diametralmente opposto è il Partito Democratico. Intervistato dalla NBC, il senatore Chris Murphy ha usato parole durissime contro l’operato della presidenza, arrivando ad affermare che gli Stati Uniti hanno “perso questa guerra”.
- La lettura dei rapporti di forza: Secondo Murphy, la prolungata crisi sta producendo un pericoloso ribaltamento strategico nell’area mediorientale: “L’America è più debole, l’Iran è più forte”.
- Il nodo dello Stretto di Hormuz: Il blocco prolungato della rotta marittima strategica continua a pesare come un macigno sui mercati globali e sulle tasche dei cittadini statunitensi. Teheran, dal canto suo, mantiene ferme le proprie condizioni per la riapertura del passaggio: la revoca delle sanzioni, il pagamento di riparazioni di guerra e lo stop alle operazioni militari americane.
- Lo spettro di un “cattivo accordo”: Pur di sbloccare il collo di bottiglia energetico e fermare l’emorragia economica interna, Murphy ha dichiarato di essere favorevole anche a un compromesso al ribasso, opponendosi tuttavia a ulteriori finanziamenti per la prosecuzione del conflitto e chiedendo di concentrarsi esclusivamente sul ripristino delle scorte di munizioni statunitensi una volta chiusa la crisi.
Mentre il braccio di ferro si sposta dal terreno militare a una logica di logoramento economico e scontro politico interno a Washington, il futuro della sicurezza energetica globale e la stabilità dello Stretto di Hormuz restano appesi a un filo.
