(AGENPARL) - Roma, 1 Agosto 2026 - La tensione in Medio Oriente torna a salire drasticamente. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ordinato una nuova ondata di attacchi contro l’Iran, con l’obiettivo dichiarato di costringere la Repubblica Islamica alla resa. L’offensiva, secondo quanto riportato dai media internazionali, potrebbe iniziare già questo fine settimana e prolungarsi per diversi giorni, prendendo di mira in particolare le infrastrutture energetiche iraniane.
Di fronte alla prospettiva di un’escalation imminente, le ambasciate statunitensi a Gerusalemme e in altre capitali della regione hanno emesso allerte urgenti, invitando i cittadini americani a evitare i viaggi in Medio Oriente e a prendere in considerazione la partenza immediata a causa del rischio di sviluppi imprevedibili. Da parte sua, l’apparato militare di Teheran ha replicato duramente, avvertendo che qualsiasi Paese della regione che dovesse fungere da “scudo difensivo” per gli Stati Uniti rischi di rimanere coinvolto nel conflitto.
Il dilemma del Comando Europeo: risorse divise tra la difesa di Israele e la deterrenza russa
Mentre la Casa Bianca pianifica la nuova campagna di raid, emergono tensioni interne all’apparato di difesa statunitense riguardo alla sostenibilità logistica delle operazioni.
Il generale Alexus Grynkewich, capo del Comando Europeo delle forze armate statunitensi (USEUCOM), ha inviato un avvertimento scritto ai vertici del Pentagono. Nel documento si segnala che, senza l’assegnazione di un ulteriore cacciatorpediniere della Marina, il comando si troverà nella condizione di dover “scegliere tra la difesa della patria americana e quella di Israele”.
Le forze navali assegnate a USEUCOM operano infatti nel Mar Mediterraneo per intercettare i proiettili diretti verso Israele, lanciati dall’Iran e dai ribelli Houthi yemeniti. Tuttavia, lo stesso comando ha la responsabilità primaria di proteggere il territorio della NATO da potenziali incursioni russe e di contrastare la minaccia missilistica a lungo raggio proveniente da Mosca. Attualmente, solo due dei cinque cacciatorpediniere della base spagnola di Rota assegnati al comando risultano operativi nell’area mediterranea.
Il quadro politico e la rottura dei negoziati
La nuova crisi giunge a seguito del fallimento della tregua e dell’interruzione dei colloqui diplomatici avviati dopo l’accordo dello scorso mese, che aveva parzialmente riaperto lo Stretto di Hormuz. La chiusura della rotta marittima strategica per il petrolio e il gas continua a pesare sugli equilibri energetici globali, alimentando frizioni anche in merito al coinvolgimento e alle tempistiche di eventuali operazioni congiunte o coordinate con Israele.
