(AGENPARL) - Roma, 21 Settembre 2026 - La corsa americana alla costruzione di nuove infrastrutture per l’intelligenza artificiale incontra una crescente resistenza sul territorio. Tra aprile e giugno 2026 almeno 45 progetti di data center negli Stati Uniti, per un valore complessivo vicino ai 68 miliardi di dollari, sono stati bloccati o ritardati a causa dell’opposizione locale, secondo i dati raccolti da Data Center Watch e riportati da Bloomberg.
Il fenomeno non rappresenta un episodio isolato. Nei primi tre mesi dell’anno Data Center Watch aveva già registrato almeno 75 progetti, per circa 130 miliardi di dollari di investimenti previsti, interessati da blocchi o ritardi. Nel complesso, i dati dei primi due trimestri del 2026 descrivono quindi una crescente difficoltà per l’espansione delle grandi infrastrutture digitali statunitensi.
45 progetti colpiti tra aprile e giugno
Data Center Watch, progetto legato alla società di intelligence sull’intelligenza artificiale 10a Labs, monitora l’opposizione alla costruzione dei data center negli Stati Uniti.
Nel rapporto relativo al secondo trimestre del 2026, l’organizzazione afferma che almeno 45 progetti, valutati complessivamente quasi 68 miliardi di dollari, sono stati bloccati o ritardati. Parallelamente sono continuate le contestazioni nei confronti di progetti che avevano già subito rallentamenti nei trimestri precedenti.
La pressione non riguarda soltanto singoli impianti. Diverse comunità hanno adottato moratorie sulla costruzione di nuovi data center, in alcuni casi prima ancora che gli sviluppatori presentassero formalmente una richiesta di autorizzazione.
Crescono le regole su elettricità, acqua e localizzazione
Uno degli aspetti più significativi riguarda l’intervento delle istituzioni statali.
Secondo Data Center Watch, nel secondo trimestre 30 legislature statali hanno introdotto provvedimenti, risoluzioni o altre iniziative riguardanti questioni quali la localizzazione dei data center, i vincoli legati alla disponibilità di elettricità e acqua e la ripartizione dei costi delle infrastrutture necessarie per alimentare questi grandi complessi tecnologici.
L’enorme domanda energetica associata all’espansione dell’intelligenza artificiale sta infatti trasformando i data center da tema prevalentemente industriale e tecnologico a questione di politica locale e nazionale.
Le preoccupazioni espresse nelle comunità interessate riguardano, tra l’altro, l’utilizzo delle risorse idriche, la disponibilità di energia, i possibili effetti sulle bollette, il rumore e l’impatto delle nuove infrastrutture sul territorio.
Il primo trimestre: 130 miliardi di progetti interessati
I numeri del periodo aprile-giugno arrivano dopo un primo trimestre ancora più turbolento.
Tra gennaio e marzo 2026, Data Center Watch ha individuato almeno 75 progetti bloccati o ritardati, per un valore complessivo stimato intorno ai 130 miliardi di dollari. Secondo l’organizzazione, si è trattato della più grande concentrazione trimestrale di progetti colpiti dall’opposizione locale da quando è iniziato il monitoraggio nel 2023.
Alla fine del primo trimestre erano stati inoltre censiti 833 gruppi di opposizione attivi in 49 Stati, più del doppio dei 396 registrati alla fine del 2025.
Il rapporto definiva quanto stava accadendo un cambiamento di carattere strutturale, collegandolo alla maggiore organizzazione delle comunità e all’aumento dell’incertezza normativa.
L’opposizione dei cittadini
Anche i sondaggi mostrano una forte diffidenza nei confronti della costruzione di data center nelle comunità locali.
Un’indagine Gallup condotta nella primavera del 2026 ha rilevato che circa sette americani su dieci si oppongono alla realizzazione di un data center nella propria zona, mentre quasi la metà manifesta una forte opposizione.
Il dato evidenzia una delle principali difficoltà che accompagneranno la crescita dell’infrastruttura necessaria all’IA: la domanda di capacità di calcolo continua ad aumentare, ma ottenere consenso politico e sociale per costruire gli impianti necessari sta diventando più complesso.
La posizione dell’industria: la domanda di calcolo non scomparirà
Dal settore tecnologico arriva però un messaggio differente. Le contestazioni territoriali possono modificare dove verranno costruiti i data center, ma non necessariamente ridurre la domanda complessiva di capacità informatica.
Il CEO di CoreWeave, Michael Intrator, intervenendo a Yahoo Finance, ha riconosciuto che il dibattito sui data center è diventato ampio e politicamente rilevante. Ha inoltre sostenuto la necessità per il settore dell’intelligenza artificiale di comunicare in maniera più efficace con le comunità interessate dai nuovi impianti.
La questione, quindi, potrebbe tradursi sempre più in uno spostamento geografico degli investimenti verso territori nei quali siano disponibili energia, autorizzazioni e maggiore consenso locale.
La corsa all’IA incontra il problema delle infrastrutture
Dietro la controversia c’è una questione fondamentale per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale: l’IA non dipende soltanto da chip e software, ma da enormi infrastrutture fisiche.
Server, sistemi di raffreddamento, connessioni alla rete elettrica e infrastrutture idriche richiedono investimenti miliardari e tempi di costruzione considerevoli. La disponibilità di energia e le procedure autorizzative stanno quindi emergendo come possibili colli di bottiglia per l’espansione americana dell’IA. Un’analisi di TD Economics indica proprio l’opposizione locale e le difficoltà nei permessi tra i vincoli che possono rallentare il programma statunitense di costruzione dell’infrastruttura AI.
I 68 miliardi di dollari di progetti interessati nel secondo trimestre mostrano tuttavia che il problema non si è esaurito con il record dei primi tre mesi dell’anno.
Il confronto si sposta così su un equilibrio sempre più delicato: da una parte aziende tecnologiche e investitori cercano nuova capacità di calcolo per sostenere la crescita dell’intelligenza artificiale; dall’altra comunità e amministrazioni chiedono maggiori garanzie sull’impatto energetico, idrico, economico e territoriale delle infrastrutture.
Nel 2026 la battaglia americana per l’intelligenza artificiale passa quindi sempre più anche dai territori nei quali dovranno sorgere i data center.
