(AGENPARL) - Roma, 7 Giugno 2026 - Il Presidente USA detta le condizioni per la distruzione dell’arsenale nucleare iraniano. Intanto, da Teheran arriva un avvertimento diretto a Tel Aviv: “Guardate il cielo stasera”.
La situazione in Medio Oriente vive ore di estrema tensione. In un’intervista esclusiva rilasciata alla NBC, il Presidente statunitense Donald Trump ha tracciato la rotta per un possibile accordo con l’Iran, alternando una linea dura a una sorprendente apertura diplomatica verso il nuovo leader, Mujtaba Khamenei, definito “razionale e intelligente”.
L’ultimatum nucleare di Trump Trump ha chiarito che il destino delle scorte di uranio arricchito di Teheran è segnato: in caso di accordo, gli Stati Uniti collaboreranno per la distruzione del materiale (“L’attrezzatura è nostra, lo distruggeremo”). Tuttavia, in assenza di un’intesa, Washington non esita a prospettare la continuazione della pressione militare. Trump ha sottolineato che, pur essendo le parti “molto vicine” a un accordo, i 50 mila soldati statunitensi presenti nella regione resteranno in posizione finché non verrà garantita la sicurezza americana.
L’apertura a Khamenei Un punto di svolta nel discorso del Presidente USA è l’apertura al vertice con Mujtaba Khamenei. Trump ha elogiato il coraggio del nuovo leader iraniano, lasciando intendere che un incontro diretto non è più un tabù, a patto che l’Iran rinunci definitivamente a qualsiasi ambizione nucleare.
La risposta di Teheran: avvertimento a Israele Mentre il fronte diplomatico appare fluido, quello bellico resta incandescente. Ibrahim Rezai, portavoce della Commissione per la sicurezza nazionale del Parlamento iraniano, ha lanciato un avvertimento esplicito a Israele tramite i canali social: “Daremo una risposta definitiva all’attacco. Guardate il cielo dei territori occupati stasera”. Parole che arrivano a poche ore da un attacco aereo israeliano sulla regione di Dahiye, a Beirut, che ha causato vittime e feriti, complicando ulteriormente il quadro regionale.
La diplomazia internazionale resta in allerta massima: il gioco delle parti tra Washington e Teheran sembra essersi spostato su un terreno dove le parole pesano quanto le azioni militari.
