(AGENPARL) - Roma, 13 Maggio 2026 - La nomina di Stefano Scaramelli a Garante per l'infanzia e l'adolescenza della Regione Toscana solleva un tema che non può essere liquidato come una semplice contrapposizione politica.
Non intendo trasformare questa vicenda in un attacco personale. Le persone meritano sempre rispetto. Ma proprio perché parliamo di una figura di garanzia, chiamata a tutelare i diritti dei bambini e degli adolescenti, il metodo seguito dalla maggioranza regionale lascia aperti interrogativi seri.
Il Garante per l'infanzia non è un incarico qualsiasi. È una funzione delicatissima, che richiede autorevolezza, indipendenza, competenze specifiche e una riconoscibile esperienza nelle materie minorili, sociali, educative e di tutela dei diritti dei minori. Per questo sarebbe stato opportuno procedere con la massima trasparenza, attraverso audizioni, comparazione chiara dei curricula e una valutazione pienamente motivata di tutti i candidati.
Invece si è arrivati in Aula con una candidatura sostanzialmente già definita, dopo settimane di polemiche, perplessità espresse da molte realtà del terzo settore e divisioni persino dentro la maggioranza. Quando su una figura di garanzia si crea un clima simile, il problema non è solo politico: è istituzionale.
La Toscana avrebbe dovuto dare un segnale diverso. Non una nomina percepita come frutto di equilibri interni, ma una scelta capace di unire il Consiglio regionale intorno all'interesse superiore dei minori. Perché i bambini, gli adolescenti e le famiglie fragili non hanno bisogno di logiche di schieramento: hanno bisogno di istituzioni credibili.
Prendo atto della decisione assunta dal Consiglio regionale, ma ritengo necessario che ora si faccia piena chiarezza sugli atti, sui criteri utilizzati e sulla verifica dei requisiti previsti dalla normativa regionale. Non per alimentare polemiche, ma per rispetto della funzione e dei cittadini.
Le autorità di garanzia devono essere sottratte, il più possibile, alla percezione di una lottizzazione politica. Su questo la Regione Toscana dovrebbe aprire una riflessione seria, anche modificando le procedure di nomina, rendendo obbligatorie le audizioni e rafforzando i criteri di indipendenza, competenza e trasparenza.
Quando si parla di infanzia e adolescenza, la politica dovrebbe fare un passo indietro. O almeno, per una volta, camminare in punta di piedi.