(AGENPARL) - Roma, 9 Maggio 2026 - Mentre la tensione nel Golfo Persico resta alta, Teheran attiva i propri canali regionali per ribadire la centralità del dialogo e denunciare le interferenze esterne. In un lungo e cordiale colloquio telefonico con il Ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, il capo della diplomazia iraniana Abbas Araqchi ha delineato la posizione della Repubblica Islamica rispetto alle recenti dinamiche di pressione esercitate dagli Stati Uniti.
Il monito di Teheran: “Diplomazia sotto assedio”
Araqchi ha espresso a Fidan la profonda preoccupazione per quelle che ha definito “provocazioni” e “ripetute violazioni” dei termini di stabilità nell’area del Golfo da parte delle forze americane. Secondo il Ministro, l’uso di una retorica “offensiva” da parte dei vertici di Washington — un chiaro riferimento alle recenti dichiarazioni dell’Amministrazione Trump e di Marco Rubio — non fa che minare la fiducia necessaria per portare avanti qualsiasi iniziativa di pace.
La Turchia partner per la stabilità
Il coinvolgimento della Turchia sottolinea la volontà dell’Iran di mantenere un fronte regionale compatto. Araqchi ha informato il collega Fidan sugli sforzi diplomatici in corso per porre fine a quella che ha descritto come una “guerra di aggressione” alimentata da attori esterni. Da parte sua, Hakan Fidan ha confermato il pieno sostegno di Ankara al processo diplomatico, ribadendo la necessità di fermare ogni escalation.
Analisi: La difesa della sovranità narrativa
Con questa mossa, Teheran non si limita a rispondere alle sanzioni, ma rivendica il proprio ruolo di attore responsabile che cerca soluzioni regionali ai problemi regionali. La denuncia di “approcci irragionevoli” da parte statunitense serve a chiarire che, per l’Iran, la diplomazia non può prescindere dal mutuo rispetto e dalla cessazione di atti ostili, sia economici che militari.
