(AGENPARL) - Roma, 11 Maggio 2026 - Oltre il diritto di voto, il diritto alla città: da Bologna il nuovo modello urbano per la parità di genere
Parlare di “città delle donne” significa occuparsi del futuro e della capacità delle nostre aree urbane di essere sostenibili e attente alle persone. Servizi per l’infanzia, consultori e centri antiviolenza: non più misure assistenziali, ma pilastri per restituire alle donne indipendenza economica e libertà di scelta.
Stefanini: “Sul territorio nazionale, le disuguaglianze di genere sono ancora profonde e strutturali. Senza politiche coordinate e coraggiose non riusciremo a costruire un’Italia davvero equa e sostenibile“.
Ottant’anni fa le donne italiane conquistavano il diritto di voto. Ma la sfida per una cittadinanza piena si gioca ancora oggi negli spazi fisici e sociali che abitiamo. All’Oratorio San Filippo Neri di Bologna si è svolto oggi il convegno “La città delle donne. Spazi, servizi e lavoro per una nuova idea di cittadinanza”, organizzato dall’ASviS nell’ambito della decima edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile: un faro acceso sulle diseguaglianze di genere ancora presenti e poco esplorate, ragionando sulle intersezioni tra due Obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU, la parità di Genere (goal 5) e Città e Comunità Sostenibili (goal 11).
Ad aprire i lavori il saluto della Vicesindaca di Bologna, Emily Marion Clancy e il richiamo all’attualità del Presidente dell’Alleanza Italiana per lo sviluppo Sostenibile (ASviS), Pierluigi Stefanini: “Sul territorio nazionale, le disuguaglianze di genere sono ancora profonde e strutturali. Senza politiche coordinate e coraggiose non riusciremo a costruire un’Italia davvero equa e sostenibile”. A seguire il keynote speech “La città è di tutte e tutti” dell’urbanista del Politecnico di Milano, Elena Granata.
Progettare la città attraverso lo sguardo di genere non significa creare spazi esclusivi per le donne ma smettere di concepirle su modelli astratti, riorganizzandole sulla base delle esigenze concrete della cittadinanza. Se un ambiente urbano abbatte le barriere architettoniche e sociali per agevolare il lavoro, diventa automaticamente più accessibile e intelligente anche per anziani, bambini e persone con disabilità.
I dati del Rapporto di Primavera 2026, presentato all’evento di apertura del Festival a Milano il 6 maggio, fissano la portata del problema: il tasso di occupazione femminile è al 57,4%, 20 punti sotto il target europeo e il 71,3% di chi riceve una bassa retribuzione è donna. A confermare il quadro, il Rapporto ASviS 2025: la child penalty risultapoco meno del 30% e l’obiettivo di ridurre il divario occupazionale tra madri con figli in età prescolare e donne senza figli a meno di 10 punti entro il 2026 è fuori portata. L’Italia registra inoltre il più alto divario di overqualification in Europa — 24,3% per le donne contro il 16,7% per gli uomini — una sistematica mancata valorizzazione del talento femminile. La “child penalty” continua a spingere troppe donne fuori dal mercato del lavoro: il lavoro di cura familiare grava ancora in modo sproporzionato sulle donne e la carenza di infrastrutture sociali adeguate ne è la causa profonda. Servizi per l’infanzia, consultori e centri antiviolenza non sono misure assistenziali: sono pilastri per restituire alle donne indipendenza economica e autonomia di vita.
“Le scelte che facciamo oggi sulle nostre città condizioneranno profondamente il futuro di tutti, – ha commentato il direttore scientifico dell’ASviS, Enrico Giovannini – Le politiche pubbliche degli ultimi anni non mostrano quel cambio di passo necessario a recuperare i ritardi accumulati. Ogni occasione mancata si traduce in disuguaglianze che pesano sull’intera società“.
Questo ripensamento strutturale deve agire su più fronti. Nel primo panel “La città che sostiene: servizi, spazi e politiche per l’autonomia delle donne”, amministratrici ed esperte si sono confrontate sull’impatto dei servizi territoriali: Ethel Frasinetti (Direttrice Generale della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna), Alessandra Galeotti (Diversity management e responsabile personale innovazione del Gruppo Hera), Simona Lembi (Consigliera Assemblea legislativa Regione Emilia-Romagna), Monica Lucarelli (Assessora alle Attività Produttive e alle Pari Opportunità di Roma Capitale). La presenza di Giuseppina Gualtieri, Presidente di TPER, Trasporto Passeggeri Emilia Romagna, ha permesso di argomentare quanto reti di trasporto pubblico sicure ed efficienti siano determinanti per garantire l’autonomia di movimento femminile.
Tuttavia, l‘impegno delle amministrazioni pubbliche risulta inefficace senza il supporto del mondo produttivo, come emerso dal secondo tavolo di confronto “Il lavoro che cambia la città”. Le imprese sono chiamate ad attuare un sostanziale cambiamento organizzativo: predisporre un solido welfare aziendale e garantire la flessibilità degli orari sono le leve necessarie per impedire che la genitorialità si trasformi in una barriera lavorativa. In quest’ottica, al di là delle singole misure citate, molte imprese sono oggi già impegnate nella certificazione di genere, misura introdotta dal Pnrr per l’Obiettivo 5, proprio per avviare una profonda svolta culturale. Il dibattito è stato ricco di contributi e testimonianze con la partecipazione di Paola Bertocchi (Sustainability Manager di Camst Group), Daniela Brancati (Capo Progetto di Microcredito di libertà), Giulia Casarini (Presidente di Cadiai), Monica Cerutti (Associazione Donne 4.0, Progetto Urbanistica di genere Università di Torino), Francesca Durighel (Vicepresidente di Coop Alleanza 3.0), Teresa Gualtieri (Architetta, progettista esperta assetto città e componente del Gruppo di Lavoro sul Goal 11 dell’ASviS), Piera Nobili (Presidente di CERPA Italia ETS di Trento – Centro Europeo di Ricerca e Promozione dell’Accessibilità) e Grazia Precetti (responsabile innovazione sociale dell’area occupazione di Invitalia).
Dopo la testimonianza di Chiara Nerozzi (Presidente dell’Associazione Spostamenti) sul cantiere “La città delle donne”,basato sull’omonimo progetto, esempio concreto del ruolo attivo delle reti sociali nella costruzione di contesti più equi, l’ASviS ha lasciato spazio a un momento culturale con la performance dell’attrice Cinzia Spanò.
Nelle conclusioni della giornata, l’intervento di Benedetta Squittieri, Presidente della Rete dei Comuni Sostenibili, ha evidenziato come siano proprio i Comuni il livello di governo dove le politiche di genere diventano concrete, misurabili e vissute ogni giorno. Infine, le conclusioni di Giovannini con un invito alle Istituzioni: “La nuova Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile deve porre al centro la questione delle disuguaglianze di genere. Le simulazioni al 2050, contenute nel Rapporto Primavera 2026 di ASviS, mostrano che politiche coordinate di investimento nell’occupazione femminile potrebbero migliorare del 15% l’indice di benessere complessivo del Paese. Ogni occasione mancata si traduce in talenti sprecati e costi che ricadono su tutti”.
L’evento di oggi sulla “Città delle Donne” si inserisce nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile, la più grande mobilitazione della società civile in Italia, on line e nel mondo, quest’anno alla decima edizione, organizzata dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS ETS).
Il cartellone degli eventi organizzati dalla società civile sul territorio nazionale conta ormai oltre 1.000 iniziative; Solo in Emilia-Romagna sono previste 130 iniziative organizzate dalla società civile per tutto il mese di maggio, con appuntamenti che spaziano da mostre d’arte, escursioni nella natura a piedi e in bici, laboratori di educazione ambientale, performance artistiche, incontri su sport, inclusione e molto altro ancora.
Il Cartellone è consultabile sul sito del festival https://2026.festivalsvilupposostenibile.it/cartellone-completo/


















