(AGENPARL) - Roma, 23 Aprile 2026 - Il Ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha rotto il silenzio diplomatico della mattinata con dichiarazioni pesantissime che spostano la responsabilità dell’instabilità nel Golfo Persico direttamente su Washington e Tel Aviv. Durante un delicato incontro a Teheran con l’inviato speciale della Corea del Sud, Chung Byung-ha, Araghchi ha definito l’aggressione “USA-Israele” come la causa principale dell’insicurezza nello Stretto di Hormuz.
La posizione di Teheran.
Secondo il capo della diplomazia iraniana, le misure adottate dall’Iran nello Stretto sono “pienamente conformi al diritto internazionale” e necessarie per proteggere gli interessi nazionali contro quella che ha definito una “aggressione barbara” durata 40 giorni. Araghchi ha ribadito che l’Iran, in quanto Stato costiero, ha il dovere di salvaguardare la propria sicurezza e che “la responsabilità di qualsiasi conseguenza derivante da questa situazione ricade esclusivamente sulle parti aggressori”.
Il dramma delle navi bloccate.
L’incontro con l’inviato sudcoreano non è casuale: Seoul ha decine di navi e oltre 170 marinai attualmente bloccati o impossibilitati a navigare liberamente nell’area. Mentre l’inviato Chung ha espresso la speranza in una fine definitiva delle ostilità e nel ripristino della stabilità, la risposta di Araghchi suona come un avvertimento: non ci sarà libera navigazione finché la pressione militare e le sanzioni americane non cesseranno. La tensione resta altissima, con l’Iran che rivendica il diritto di gestire lo Stretto come misura difensiva strategica.
https://en.irna.ir/news/86135209/US-Israeli-aggression-against-Iran-cause-of-insecurity-in-Persian
