(AGENPARL) - Roma, 22 Aprile 2026 - L’amministrazione Trump appare colta di sorpresa dal muro alzato da Teheran. Nonostante il “pressing” mediatico della Casa Bianca, che dava per certa la missione diplomatica a Islamabad, il Pentagono e il Dipartimento di Stato si trovano ora a gestire un vuoto negoziale imprevisto. L’annullamento (o “messa in pausa”) del volo di JD Vance conferma che Washington non aveva un “Piano B” nel caso in cui l’Iran avesse rifiutato di trattare sotto il blocco navale.
La risposta di Teheran è andata ben oltre il semplice rifiuto diplomatico. Il generale Majid Mousavi, capo del settore aerospaziale delle Guardie della Rivoluzione (IRGC), ha lanciato un avvertimento diretto ai vicini arabi: “Se permetterete agli Stati Uniti di usare le vostre basi per attaccarci, dovrete dire addio alla produzione di petrolio in tutto il Medio Oriente”. Una minaccia che punta a colpire non solo le infrastrutture americane, ma l’intera stabilità energetica mondiale.
Mentre l’intelligence USA fatica a confermare se la leadership iraniana sia davvero “fratturata” come sostiene Trump, il rischio di un errore di calcolo aumenta. Con la tregua che scade tecnicamente tra poche ore e il blocco navale in vigore, la Casa Bianca è stretta tra la necessità di mostrare forza alla propria base (MAGA) e il rischio di scatenare una guerra regionale totale che coinvolgerebbe i pozzi petroliferi del Golfo.
