(AGENPARL) - Roma, 5 Febbraio 2026(AGENPARL) – Thu 05 February 2026 **Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano**
Comunicato del 05/02/2026, ore 16:36
Nota ai media!
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I lavori del plenum vengono trasmessi in diretta sulla homepage http://www.consiglio-bz.org e sul canale YouTube del Consiglio provinciale. Su quest’ultimo è possibile interrompere lo streaming per rivedere i passaggi precedenti, in caso di interesse a specifici interventi. Alla pagina web http://www.consiglio-bz.org/it/filmati-delle-sedute-del-consiglio è disponibile invece, di norma dal giorno successivo alle riprese, una riproduzione strutturata delle stesse, con la possibilità di cercare e selezionare la discussione su un determinato atto e gli interventi dei singoli consiglieri/delle singole consiglieri.
Consiglio
Lavori Consiglio: Telefoni cellulari a scuola, Fondi UE per l’agricoltura, Registro anagrafico
**Un voto di SVP/Fratelli d’Italia/La Civica, due voti della SVP. La sessione di lavori di febbraio è terminata: domani non ci saranno sedute. ** (Link foto in coda)
Inaugurando il tempo della maggioranza, Harald Stauder (SVP) ha proposto oggi in Consiglio provinciale la Telefoni cellulari a scuola (presentata dai conss. Stauder, Scarafoni e Gennaccaro il 04/04/2025), cofirmato da SVP, Fratelli d’Italia e La Civica, trasformato con EMENDAMENTO in voto.
Ricordando che molti Governi in Europa, compreso quello di Roma, hanno approvato diverse iniziative in relazione all’uso dei cellulari a scuola, e ricordando il divieto introdotto in Australia, Stauder ha chiarito che si era cercato nella proposta di fare tesoro di esperienze fatte in altri Paesi. Egli ha quindi proposto di sollecitare il Parlamento e il Governo 1. ad adoperarsi in favore di limitazioni o norme più restrittive, fino ad arrivare a un possibile divieto di accesso ai social media per determinate fasce d’età; 2. a perseguire a livello di UE l’obiettivo di restrizioni comuni per l’utilizzo delle piattaforme di social media. Il dibattito sull’uso dei cellulari nelle scuole, così le premesse della mozione, è internazionale: alcuni Paesi lo hanno già vietato del tutto mentre altri stanno ancora valutando. La tendenza attuale è tuttavia quella del divieto. In Francia, dal 2018 nelle scuole pubbliche tutte le alunne e gli alunni dai tre ai 15 anni non possono utilizzare il cellulare. In Italia, il divieto introdotto nel 2022 è stato inasprito, nelle scuole elementari e medie i telefoni cellulari devono essere consegnati all’inizio delle lezioni, e gli studi scientifici confermano i benefici che comporta un tale divieto.
Angelo Gennaccaro (La Civica), cofirmatario, ha ricordato il divieto fino ai 15 anni introdotto in Australia e l’intento della Spagna di introdurne uno fino ai 16 anni. Ha invitato ad avere coraggio, e sostenuto che il voto propone una riflessione, al fine di far tornare i bambini a essere bambini e gli adulti a essere adulti, perché la generazione Z non passa più l’infanzia nei cortili, ma sui cellulari, anzi: sui social network. Questo è inconcepibile e non si sa quali saranno le conseguenze. Qualcosa si sta muovendo anche in Italia; non ci si può piegare a grandi colossi internazionali che si inseriscono anche in Italia, pagando le tasse in altri Paesi, non lasciando altro se non un grande disagio sociale.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha detto che la generazione dei suoi genitori si poneva preoccupazioni sui bambini che stavano sui libri invece che nei campi, la generazione successiva si poneva il problema della televisione, ora si parla dei ragazzi che passano il tempo sui media: è uno sviluppo di questo tempo. ha ipotizzato che, in realtá, la proposta mirasse alla protezione non dei giovani, ma del sistema attuale, solo perché i giovani usano i contenuti di altre fonti, non quelle dei partiti promotori. Misure di prevenzione del mobbing vanno approfondite, ma non certo dicendo ai giovani che non possono utilizzare i social media: sono gli esperti di sinistra a deciderlo? Le proposte di destra, tipo un ballo folkloristico, non vanno bene, ma una discussione femminista invece va bene? Non si ottengono cittadini responsabili introducendo divieti.
Anna Scarafoni (Fratelli d’Italia), cofirmataria, ha detto che l’argomento non ha nulla a che fare con i contenuti, ma con il fatto che si sta scivolando verso un assoluto utilizzo del digitale rispetto a qualsiasi altra forma di comunicazione e apprendimento. È molto importante mantenere un equilibrio relativamente all’utilizzo dei mezzi digitali, che creano una sorta di isolamento rispetto alla società. La proposta cerca di mantenere una finestra alternativa ai mezzi digitali: lettura e scrittura cartacea offrono un apprendimento più profondo rispetto a quello superficiale delle letture digitali, mettendo in movimento determinati circuiti cerebrali e permettendo di approfondire la possibilità di apprendimento.
Zeno Oberkofler (Gruppo verde) ha detto di essere raramente d’accordo con Scarafoni, ma in quest’occasione lo era. Non si tratta di impedire la diffusione di contenuti, perché sarebbero le piattaforme a dover garantire determinati standard, e una formazione digitale è assolutamente importante, ma nel frattempo bisogna considerare che iPad vengono messi in mano di bambini di due anni, con gravi ripercussioni sullo sviluppo. È giusto dire che se i bambini passano il tempo sui dispositivi non va bene. I social media sono importanti per tante persone, come coloro che appartengono alla comunità queer ma vivono in periferia, e dai giovani si può imparare in merito, ma bisogna tenere conto dei pericoli per lo sviluppo di bambini e adolescenti, che vanno presi sul serio.
Jürgen Wirth Anderlan (JWA) si è domandato perché servisse un voto e non bastasse una mozione, e ha ipotizzato che se i proponenti avessero successo sui social non avrebbero presentato questo voto, che ha definito “ridicolo”.
Hannes Rabensteiner (Süd-Tiroler Freiheit) ha riferito che la propria figlia aveva partecipato a un progetto di rinuncia allo smartphone per un mese prima di Natale: un’esperienza positiva. Gli stessi giovani sono consapevoli del beneficio di questa esperienza, che favorisce maggiore comunicazione e fa evitare perdite di tempo; tuttavia, difficile è vietare i social quando gli stessi genitori utilizzano lo smartphone in continuazione, e lo danno in mano anche ai bambini piccoli. Bisogna anche avere più fiducia nei bambini, ma è fondamentale che le scuole facciano sensibilizzazione e formazione digitale, senza divieti, che i giovani saprebbero in qualche modo eludere.
Sandro Repetto (Partito Democratico) ha evidenziato che la dipendenza da contenuti digitali si afferma spesso giá dalla scuola dell’infanzia, e che per molti genitori o nonni lo smartphone è spesso uno strumento di respiro in assenza di servizi di cura adeguati:si tratta quindi di un problema di welfare, servono politiche di cura della prima infanzia accessibili e sostenibili, con la copertura dei 40% dei posti nido necessari, investendo in questo settore. Una dipendenza precoce può influire l’empatia e le competenze relazionali, pertanto restrizioni ed educazione all’uso vanno bene, ma solo se accompagnate da un sistema di welfare di qualità.
Alex Ploner (Team K) ha condiviso l’opinione di Rabensteiner sulla capacità dei giovani di eludere i divieti, aggiungendo che con i divieti non si andrà molto lontano. La stessa UNICEF non è favorevole ai divieti, ma lo è al dibattito avviato a livello mondiale. La priorità dev’essere sostenere la salute mentale dei giovani; bisogna inoltre concentrarsi sulle famiglie, che in Danimarca vengono accompagnate: la scelta è lasciata ai genitori, sono questi che vanno sensibilizzati, rendendoli consapevoli della responsabilità che hanno. Il consigliere ha quindi annunciato astensione, e invitato a promuovere in Europa il rafforzamento delle competenze digitali dei cittadini. Questo mercato non va lasciato solo a Cina e USA.
Renate Holzeisen (Vita) ha chiarito che bisogna favorire la sensibilizzazione e formazione dei genitori, che devono sapere cosa significa avere a che fare con i social media. Questo, prima di pronunciarsi contro certi divieti. La stupisce vedere certi bambini piccolissimi con in mano un tablet o uno smartphone, nei ristoranti. I genitori hanno una grandissima responsabilità, con i propri figli piccoli il cui cervello è in un’importante fase di crescita. ha annunciato astensione perché vede la problematica, ma ritiene che un divieto non sarebbe sensato, e ammesso di passare tanto tempo lei stessa utilizzando lo smartphone: bisogna insegnare ai figli come gestire ciò che può dare dipendenza, l’alcol come i social media.
Dai banchi dei consiglieri, l’ass. Hubert Messner, facendo riferimento alla propria esperienza da pediatra, ha detto che i social media di per sé non sono nocivi: questo dipende dai tempi di utilizzo, dai contenuti e dalla competenza digitale, ma anche dall’assistenza da parte dei genitori, che spesso non si sentono responsabili. Ha quindi fatto riferimento alle conseguenze sul fisico dell’uso eccessivo di smartphone, da sedentarietà e sovrappeso a problemi di postura, malattie croniche e forti reazioni allo stress. A questo si aggiunge il problema del cyberbullismo, la scarsa autostima a causa del confronto con gli altri, le difficoltà di concentrazione, l’isolamento sociale. Corretto è affrontare l’argomento e sostenere la mozione.
L’ass. Philipp Achammer ha fatto riferimento agli ostacoli alla comunicazione faccia a faccia che nasce dal diffuso utilizzo di tablet e smartphone, e al risultato di esperimenti di rinuncia allo smartphone e i relativi commenti in merito dei giovani, alcuni dei quali avevano scoperto nuove esperienze: bisogna essere responsabili nell’utilizzo di certi dispositivi, evitando le esagerazioni. Giusto è richiamare la responsabilità dei genitori, ma in certi casi essi sono assenti. L’assessore ha anche citato un caso a lui conosciuto di adescamento di minore tramite i social: questo è pericoloso, soprattutto se a casa non ci sono genitori attenti. Ha quindi riferito dell’iniziativa “patentino per lo smartphone”, che prevede anche un modulo per genitori; in Italia sono le scuole a poter regolamentare la questione, e molte hanno espresso un divieto, pur lasciando i dispositivi a scopo didattico, come prevede il Patentino. Importante è anche la formazione sulle fake news. Bisogna responsabilizzare, perché vietando qualcosa lo si rende più attraente, e intervenire a tutela delle persone vulnerabili e laddove ci sono abusi. Bisogna anche far capire che si è responsabili di tutto quanto si scrive online. La mozione va nella direzione giusta. Harald Stauder ha ringraziato l’assessore per la condivisione e i consiglieri intervenuti, riferendosi ai singoli interventi. A Wirth Anderlan ha detto che non si stava parlando di likes, e chiesto di restare sul tema oggettivo. bisogna indirizzare lo sviluppo: qualche imitazione è necessaria, i divieti devono essere sempre l’ultima spiaggia. Importante è che gli adulti diano il buon esempio, ma in nessun modo vengono messi alla gogna i giovani: li si vuole solo tutelare dagli effetti negativi. Il voto è stato approvato con 23 sì, 3 no e 7 astensioni.
Con il Meno soldi, meno agricoltura (presentato dai conss. Locher, Deeg, Schuler, Stauder e Noggler il 16/12/2025); Franz Locher (SVP) ha quindi proposto di sollecitare il Parlamento e il Governo a impegnarsi affinché, in fase di stesura del bilancio UE 2028-2034, le zone rurali e soprattutto quelle montane beneficiassero dei migliori finanziamenti possibili, in linea con le esigenze attuali e future, così da poter continuare a lavorare in modo innovativo e sostenibile e contribuire in modo decisivo all’approvvigionamento alimentare della popolazione. Il consigliere ha spiegato nelle premesse che da decenni la quota destinata all’agricoltura rappresenta una delle voci più consistenti del bilancio europeo: grazie alla politica agricola comune (PAC), grazie alla quale agli agricoltori viene garantito un reddito di base, vengono rafforzate le aree rurali e, negli ultimi anni, viene promosso un numero sempre maggiore di misure a tutela dell’ambiente e del clima. Negli anni ’70, la quota del bilancio agricolo ha superato il 70% dell’intero bilancio europeo, negli anni ’90 è stata ridotta a circa il 50%, mentre negli anni Duemila si è scesi sotto questa percentuale, puntando sui due pilastri dei pagamenti diretti e delle misure di regolazione del mercato da un lato, e dello sviluppo rurale e l’incentivazione di progetti di salvaguardia dell’ambiente e del clima dall’altro; attualmente i fondi assegnati all’agricoltura rappresentano ormai solo il 31% dell’intero bilancio dell’UE, ed è prevista una riduzione dei finanziamenti diretti, previsti a ettaro, nonché un nuovo metodo di distribuzione. Questo, sommato ai più alti costi di produzione e ai maggiori oneri connessi alle difficoltà delle zone montane, comporterà una riduzione o, nel peggiore dei casi, l’abbandono della gestione di molti masi, anche perché molti agricoltori sono stanchi e l’entusiasmo è andato perso. L’evoluzione del bilancio agricolo europeo, soprattutto con riferimento al nuovo periodo di finanziamento 2028 – 2034, richiede un rapido intervento anche da parte delle amministrazioni locali.
Josef Noggler (SVP), cofirmatario, ha ringraziato Locher per l’iniziativa. Il voto non cambierà il mondo o il finanziamento della PAC, ma, affidando un incarico preciso a Parlamento e Governo, rappresenta un grido di aiuto dell’agricoltura altoatesina strutturata in piccole aziende. Il secondo pilastro della politica agricola ora verrà riformato, per questo c’è grande timore per i finanziamenti delle piccole aziende montane. la riduzione dei finanziamenti diretti è rischiosa per l’agricoltura di montagna.
Bernhard Zimmerhofer (Süd-Tiroler Freiheit) ha detto che la UE guarda più che altro alle grandi aziende agricole. Ha aggiunto che la popolazione altoatesina aumenta di anno in anno, per l’arrivo di migranti, e questo richiede sempre più alimenti, ma sulle superfici agricole si costruisce: se lo vedessero gli agricoltori del passato, inorridirebbero. cosa succede se domani ci sarà una crisi? Basta guardare cos’è successo a seguito della guerra in Ucraina, dai cui cereali molti Paesi dipendevano.
Jürgen Wirth Anderlan (JWA Wirth Anderlan) ha criticato che i colleghi della SVP, che oggi lanciavano grida di allarme, ieri avessero respinto la sua mozione con cui chiedeva di tutelare le aziende di piccole dimensioni. Si trattava quindi di una proposta ipocrita. I problemi dell’agricoltura sono in primis la concorrenza sleale, mentre queste richieste distruggono le piccole aziende agricole, perché nessun agricoltore vuole dipendere dalle sovvenzioni europee.
Madeleine Rohrer (Gruppo verde) ha detto che anche i Verdi sono preoccupati dalla nuova PAC, e quindi avrebbero sostenuto il voto. La nuova PAC mette sottosopra il principio della politica agricola comune, perché Bruxelles dà solo le linee guida e ogni Paese può fare il proprio programma. Ci sono inoltre meno risorse. Tutto questo porta a difficoltà di pianificazione e ingiustizie: chi ne pagherà maggiormente le spese sono le zone rurali e quelle montane.
Paul Köllensperger (Team K), dubitando dell’efficacia di un voto, ha chiarito che la PAC è la voce principale del bilancio europeo, i cui mezzi vengono messi a disposizione in maniera poco efficiente, e vanno a finire soprattutto nelle grandi aziende, tanto che gli investitori hanno acquistato grandi appezzamenti nell’est Europa, con l’obiettivo di ottenere fondi europei. Con l’eventuale entrata dell’Ucraina in Europa questo sarebbe un problema per la distribuzione dei mezzi.
Andreas Leiter Reber (Freie Fraktion) ha detto che il tema era complesso, e ha per questo proposto un’audizione nella commissione legislativa competente. Con il voto non si raggiunge effettivamente qualcosa, va detto onestamente. In Italia ci sono più di un milione di aziende agricole, di questo i parlamentari sono consapevoli quando si tratta di agricoltura. Il bilancio UE è già esistente; Leiter Reber si è augurato che in Alto Adige i fondi UE siano distribuiti a favore delle zone montane.
Hannes Rabensteiner (Süd-Tiroler Freiheit) ha chiarito che molti agricoltori non ricevono sussidi, e devono cercarsi un secondo lavoro per mantenere il maso. Tuttavia, un problema é anche la burocrazia, i relativi oneri, i regolamenti, gli obblighi di certificati. Si tratta di difficoltà in particolare per gli agricoltori anziani, e molti si chiedono se il gioco vale la candela. Il problema è che a livello europeo decidono i politici di sinistra e verdi, lontani dalla realtà.