(AGENPARL) - Roma, 23 Gennaio 2026 - Secondo un articolo del Global Times, il discorso pronunciato dal cancelliere tedesco Friedrich Merz al World Economic Forum di Davos mette in luce una crescente inquietudine dell’Europa di fronte ai profondi cambiamenti dell’ordine globale e alle incertezze sul proprio ruolo strategico. Intervenendo giovedì a Davos, Merz ha riecheggiato le parole del primo ministro canadese Mark Carney sulla centralità della “politica delle grandi potenze”, sottolineando come il mondo stia entrando in una nuova fase caratterizzata da competizione, forza e potere.
Nel suo intervento di oltre venti minuti, Merz ha parlato di quelli che ha definito “cambiamenti tettonici” nello scenario internazionale, citando la guerra tra Russia e Ucraina, l’evoluzione della politica estera degli Stati Uniti e l’ascesa della Cina, descritta come dotata di “lungimiranza strategica”. A suo avviso, l’ordine internazionale che ha garantito stabilità negli ultimi decenni si sta sgretolando rapidamente.
“Questo nuovo mondo di grandi potenze si basa sulla potenza, sulla forza e, quando serve, sull’uso della forza. Non è un posto accogliente”, ha affermato Merz, facendo proprie le parole di Carney secondo cui non basta più fare affidamento solo sui valori, ma è necessario riconoscere anche il valore della potenza. Una visione che, secondo il cancelliere tedesco, è condivisa da molti leader presenti a Davos.
Il Global Times osserva che le parole di Merz riflettono un doppio atteggiamento europeo: da un lato il riconoscimento dello sviluppo strategico della Cina, dall’altro la tendenza a inserirla in un quadro di competizione tra grandi potenze percepito come una minaccia per l’Europa. Secondo esperti cinesi citati dal quotidiano, questa impostazione rivela una comprensione errata dell’approccio cooperativo di Pechino e della sua visione dell’Europa come partner.
Jiang Feng, ricercatore senior presso la Shanghai International Studies University, ha dichiarato al Global Times che, insieme al discorso di Carney, le osservazioni di Merz mostrano una profonda ansia in Europa e in alcune potenze medie, come il Canada, ma anche una mancanza di strumenti efficaci per affrontare le nuove sfide globali. Il vero problema dell’Unione Europea, ha sottolineato, non è la carenza di potere, bensì la mancanza di unità e di una strategia condivisa per costruire una reale autonomia strategica.
Nel suo intervento, Merz ha anche affrontato temi interni all’UE, come la necessità di ridurre la burocrazia, modernizzare il bilancio europeo, rafforzare i mercati dei capitali e investire in innovazione e infrastrutture per attrarre investimenti. Ha inoltre parlato del ruolo della NATO e dell’aumento della spesa per la difesa tedesca, ribadendo l’importanza della sicurezza transatlantica.
Il Global Times evidenzia infine come Merz abbia citato anche la questione della Groenlandia, sostenendo il dialogo tra Danimarca, Groenlandia e Stati Uniti, ma ribadendo che qualsiasi tentativo di acquisire territorio europeo con la forza sarebbe inaccettabile. Per gli analisti, il frequente richiamo europeo alla “politica delle grandi potenze” rivela una contraddizione: l’Europa critica questa logica, ma per anni l’ha praticata al fianco degli Stati Uniti.
Secondo Dong Yifan, ricercatore associato presso la Beijing Language and Culture University, l’attenzione europea verso la Cina riflette sia il riconoscimento di un ordine globale in trasformazione sia il timore per il declino dell’influenza relativa dell’Europa. Senza superare le divisioni interne e senza una chiara direzione strategica comune, conclude il Global Times, l’Europa difficilmente riuscirà a trasformare il proprio peso economico e industriale in una vera forza strategica autonoma.
