(AGENPARL) - Roma, 22 Gennaio 2026(AGENPARL) – Thu 22 January 2026 L’Aula respinge (13 no, 8 sì) la mozione presentata dai consiglieri
di minoranza
(Acs) Perugia, 22 gennaio 2026 – L’Assemblea legislativa
dell’Umbria ha respinto, con 13 voti contrari della maggioranza e 8
voti a favore della minoranza, la mozione sul “Ritiro immediato
della manovra fiscale regionale e la revisione delle aliquote
dell’addizionale regionale Irpef”, firmata dai consiglieri
regionali di opposizione Enrico Melasecche e Donatella Tesei (Lega
Umbria), Eleonora Pace e Matteo Giambartolomei (Fratelli d’Italia),
Laura Pernazza e Andrea Romizi (Forza Italia), Nilo Arcudi (Tesei
presidente – Umbria Civica).
Illustrando l’atto in Aula, Pace ha spiegato che la mozione impegna
la Giunta “a presentare un nuovo disegno di legge in materia di
tributi regionali, volto ad eliminare gli incrementi delle aliquote
dell’addizionale regionale Irpef e Irap introdotti dalla legge
regionale ‘2/2025’. Torniamo a chiedere di nuovo il ritiro della
manovra nata nel marzo 2025 a seguito di un presunto deficit di oltre
240 milioni di euro. Dati iniziali che poi vengono progressivamente e
drasticamente ridimensionati. La stessa Corte dei Conti ha evidenziato
l’eccessivo ammontare di accantonamenti. Nonostante questo veniva
approvata la manovra fiscale da 184 milioni di euro, di cui 156 a
carico dei cittadini e 28 a carico delle imprese, con un significativo
aumento delle aliquote dell’addizionale regionale Irpef. L’Umbria
nel 2025 è la regione con la più elevata pressione fiscale sul ceto
medio tra tutte le regioni ordinarie, e tra le più alte anche
considerando le regioni commissariate. E questo ormai viene percepito
anche dai cittadini, che vengono numerosi e spontaneamente a firmare
la nostra petizione contro questa manovra. Un pensionato con reddito
lordo annuo di 35mila euro sconta in Umbria un’addizionale regionale
superiore a quella applicata in regioni come Lombardia, Marche,
Veneto, Basilicata e persino in alcune Regioni sottoposte a piani di
rientro sanitario. Un professionista con reddito lordo di 75mila euro
subisce in Umbria il prelievo regionale più elevato d’Italia tra le
regioni ordinarie, con uno scarto di oltre mille euro rispetto a
regioni comparabili. La manovra fiscale regionale si pone in evidente
contrasto con l’indirizzo della politica economica nazionale e
finisce per neutralizzare, sul territorio umbro, i benefici delle
misure statali di riduzione del carico fiscale. Una pressione fiscale
di questo livello sul ceto medio indebolisce ulteriormente il tessuto
economico regionale, penalizza pensionati e professionisti e riduce
inevitabilmente l’attrattività dell’Umbria rispetto alle regioni
limitrofe. Con l’approvazione del Bilancio di previsione 2026-2028,
emerge che la stangata fiscale continuerà nel 2028 con 52 milioni
derivanti dall’addizionale Irpef e 14 milioni dall’Irap, per un
totale di 66 milioni aggiuntivi, portando così il totale complessivo
a 250 milioni di euro, senza alcuna reale giustificazione economica.
La Giunta regionale non introduce alcuna reale riduzione delle
aliquote fiscali per il 2028 e mantiene inalterato il livello massimo
di pressione fiscale a carico di cittadini ed imprese sfruttando la
facoltà, prevista dalla normativa nazionale anche per il 2028, di
mantenere i vecchi quattro scaglioni Irpef. La Regione ha quindi
deliberatamente deciso di mantenere la pressione fiscale al massimo
livello anche oltre la scadenza fissata dalla propria legge
tributaria, ignorando promesse, vincoli formali e principio di equità
fiscale”.
INTERVENTI
Tommaso Bori (assessore): “Abbiamo già discusso questo argomento
diverse volte. Da questi atti emerge carenza di proposte. I conti
pubblici ereditati dalla Giunta Tesei hanno reso inevitabile questa
manovra che avreste dovuto approntare anche voi, se aveste vinto. Il
bilancio di previsione che voi avete approvato non aveva alcun margine
di flessibilità e spazi finanziari per dare coperture a spese urgenti
e non evitabili. Payback e accantonamenti non potevano essere
utilizzati per il 2024, come già detto più volte. Il contributo alla
finanza pubblica imposto dal Governo ci impone tagli per 80 milioni di
euro. Tagli esorbitanti, come emerse anche al tavolo del Ministero.
Mancavano fondi anche per cofinanziare i programmi europei per i quali
non erano state messe risorse a bilancio. Avremmo quindi dovuto
rinunciare a circa 500 milioni di euro complessivi, che avremmo perso.
Si tratta di risorse che andranno per obiettivi decisivi per
l’economia e il sociale della nostra Regione: risorse per i
territori rurali, per il diritto alla casa, allo studio e alla salute.
Abbiamo anche scelto, con le risorse recuperate, di investire in
sanità, incrementando i fondi per la non autosufficienza e la
disabilità, lo sviluppo economico e le infrastrutture, le strade
regionali, il trasporto pubblico, il dissesto idrogeologico. Rispetto
alle aliquote, abbiamo azzerato la maggiorazione per i redditi medio
bassi. Per i redditi da 28 a 50mila è prevista una detrazione. Solo
una piccola percentuale degli umbri subirà un aumento
dell’addizionale Irpef regionale. Usiamo il bilancio come strumento
di equità e giustizia sociale, rafforzando i servizi pubblici e dando
risposte alle esigenze delle persone”.
Eleonora Pace: “Abbiamo fatto le stesse cose di cui oggi vi vantate
ma senza aumentare le tasse. Voi non fate altro che tagliare i nastri,
inaugurando opere realizzate da noi. Nei cinque anni passati avete
molto criticato la gestione della sanità e ora non sapete come
risolvere i problemi. La vostra strategia è completamente
fallimentare e le liste di attesa continuano ad allungarsi. Non ci
avete ancora spiegato a cosa sono serviti questi 184 milioni se non
per assecondare le promesse fatte in campagna elettorale”.
Paola Agabiti (FdI): “Il bilancio di previsione per il 2025 era un
bilancio solo tecnico, visto che fu approvato in prossimità del voto.
La nuova maggioranza come primo atto ha aumentato le tasse con
giustificazioni vaghe su sanità e necessità di cofinanziamento. Le
risorse accantonate per il payback potevano essere usate per il fondo
di dotazione. Nel 2025 la Giunta regionale ha potuto disporre di circa
80 milioni di euro in più, il cui utilizzo però è ignoto. Negli
anni passati il diritto allo studio è stato garantito e non si sono
viste novità in merito, se non quelle legate alla Giunta precedente.
Non è chiaro come siano state utilizzate le nuove risorse nazionali
ed europee disponibili. Gli umbri si troveranno a pagare circa 250
milioni da qui ai prossimi anni, appare quindi necessario il ritiro
della manovra fiscale”.
Cristian Betti (Pd): “L’assessore Bori ha chiarito quale sarà
l’impiego di questi fondi. Nei prossimi mesi chiariremo ancora
meglio come verranno impiegate le risorse aggiuntive provenienti
dall’incremento dell’addizionale Irpef. In questo mandato, che
appare frettoloso definire fallimentare, punteremo ad un forte
incremento delle misure sociali e sanitarie. E punteremo a marcare le
differenze con le scelte del Governo nazionale. Le risposte che
l’opposizione chiede sono già state date e i risultati concreti
saranno visibili nei prossimi mesi. Il raddoppio dei fondi per la non
autosufficienza è una azione enorme, che non si può sminuire”.
Enrico Melasecche (Lega): “Sul dissesto idrogeologico, ricordiamo le
decine di milioni di fondi già disponibili per gli interventi nella