(AGENPARL) - Roma, 4 Aprile 2024 - Il parziale trasferimento della competenza pregiudiziale della Corte di giustizia al Tribunale (la cui capacità è stata raddoppiata in questi ultimi anni) consentirà di garantire un migliore equilibrio del carico di lavoro tra i due organi giurisdizionali.
Il numero di cause promosse dinanzi ai due organi giurisdizionali nel 2023 ha raggiunto, per la prima volta nella storia dell’istituzione, la soglia simbolica di 2 000. Tuttavia, questo totale comprende una serie di 404 cause promosse dinanzi al Tribunale nell’ottobre 2023 che sono, sostanzialmente, identiche (2). Non tenendo conto di queste cause, il numero di ricorsi proposti si colloca a un livello certamente molto elevato, ma vicino a quello degli anni precedenti (1 710 nel 2022 e 1 720 nel 2021).
Queste cifre confermano, quindi, la tendenza alla crescita del numero di cause promosse che si è potuta registrare nel corso dell’ultimo decennio. Tale aumento si dimostra strutturale, in particolare dinanzi alla Corte di giustizia.
Tra il 2014 e il 2018, infatti, la Corte di giustizia riceveva in media 723 cause all’anno, mentre tale media si è attestata a 833 tra il 2019 e il 2023, con un aumento medio del 15% (110 cause all’anno).
Per quanto riguarda il numero di cause trattate, la Corte di giustizia e il Tribunale hanno potuto definire complessivamente 1 687 cause nel 2023, cifra lievemente più elevata rispetto alla media degli anni precedenti (1 667 cause all’anno tra il 2019 e il 2022).
Il numero di cause pendenti è rimasto, dal canto suo, stabile rispetto agli anni precedenti (fatta eccezione per le già citate 404 cause identiche proposte dinanzi al Tribunale).
La Corte di giustizia
Le statistiche dell’anno trascorso rispecchiano, ancora una volta, l’intensa attività della Corte di giustizia in questi ultimi anni. Nel 2023, sono state promosse dinanzi alla Corte di giustizia 821 cause, ossia alcune in più rispetto al 2022, ed essa ne ha definite 783, vale a dire un numero molto simile a quello dei tre anni precedenti. La durata media dei procedimenti, considerati nel loro insieme, si è attestata a 16,1 mesi e il numero di cause pendenti al 31 dicembre 2023 era pari a 1 149.
La ripartizione del contenzioso in ragione della natura delle cause è anch’essa simile a quella degli anni precedenti, con i rinvii pregiudiziali e le impugnazioni che continuano a rappresentare, da soli, più del 90% del totale delle cause introdotte dinanzi alla Corte. Occorre segnalare un’evoluzione significativa per quanto riguarda l’aumento del numero di ricorsi diretti. Tale numero, che nel 2021 aveva raggiunto un minimo storico con soltanto 29 nuove cause, è salito infatti nel 2023 a 60 cause, vale a dire più del doppio. Tale incremento si spiega alla luce sia dell’aumento dei ricorsi di annullamento (8 ricorsi presentati nel 2023, contro 2 ricorsi soltanto presentati nel 2022),
con uno Stato membro (la Polonia) che da solo ha presentato lo scorso anno sette ricorsi contro atti adottati dal legislatore dell’Unione (nei settori della protezione dell’ambiente e dell’efficacia energetica), sia della crescita del numero di ricorsi per inadempimento di uno Stato, posto che, nel 2023, la Commissione ha deciso di avviare numerosi procedimenti di infrazione paralleli nei confronti di taluni Stati membri, segnatamente nel settore dell’ambiente.
In materia pregiudiziale, è nel settore dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia che, nel 2023, sono state più numerose (82) le questioni sottoposte alla Corte di giustizia, vertenti per la maggior parte sull’interpretazione delle norme in materia di diritto di asilo e di protezione internazionale. Come nel 2022, numerose questioni pregiudiziali hanno riguardato i settori della fiscalità (53), della protezione dei consumatori (52) e dei trasporti (40).
Gli ultimi mesi del 2023 sono stati caratterizzati dalle trattative relative alla domanda legislativa, indirizzata nel novembre 2022 dalla Corte di giustizia al Parlamento europeo e al Consiglio, in vista, da un lato, di trasferire al Tribunale la competenza pregiudiziale della Corte di giustizia in sei materie specifiche [l’imposta sul valore aggiunto (IVA), le accise, il codice doganale, la classificazione tariffaria delle merci nella nomenclatura combinata, la compensazione pecuniaria e l’assistenza dei passeggeri in caso di diniego di imbarco o di ritardo o annullamento di servizi di trasporto, nonché il sistema di scambio di quote di emissione di gas a effetto serra] e, dall’altro, di ampliare l’ambito di applicazione del meccanismo di previa ammissione delle impugnazioni avverso le decisioni del Tribunale, entrato in vigore nel maggio 2019.
Come sottolinea il presidente della Corte di giustizia dell’Unione europea, Koen Lenaerts, «la Corte di giustizia potrà così concentrarsi maggiormente sui suoi compiti centrali di organo giurisdizionale costituzionale e supremo dell’Unione.
Come negli ultimi anni, il contenzioso portato dinanzi alla Corte (…) si caratterizza, infatti, per le tematiche delicate (…), come la salvaguardia dei valori dello Stato di diritto nel contesto delle riforme giudiziarie nazionali, la politica di asilo e di immigrazione, la protezione dei dati personali e l’applicazione delle regole di concorrenza nell’era digitale, la lotta contro le discriminazioni o, ancora, le questioni ambientali, energetiche e climatiche».
Per quanto riguarda l’origine geografica delle domande di pronuncia pregiudiziale giunte alla Corte nel 2023, si nota che gli organi giurisdizionali di tutti gli Stati membri, senza eccezioni, si sono rivolti alla Corte di giustizia nel corso dell’anno trascorso, dimostrando così la vitalità del dialogo “da giudice a giudice” introdotto dai Trattati.
Nel dettaglio, nel 2023 sono stati i giudici tedeschi (94), bulgari (51), polacchi (48), italiani (43), rumeni (40), spagnoli (32) e belgi (30) a presentare il maggior numero di domande di pronuncia pregiudiziale alla Corte di giustizia.
Per quanto riguarda la Polonia, il numero di rinvii pregiudiziali effettuati nel 2023 costituisce il più alto sin dall’adesione di tale Stato all’Unione europea, avvenuta 20 anni fa, mentre il numero di rinvii effettuati dai giudici bulgari nel 2023 si avvicina al record di rinvii compiuti nel 2021 (58 domande).
Una situazione analoga può essere osservata riguardo alle domande di pronuncia pregiudiziale provenienti dalla Romania. Con ben 40 domande presentate alla Corte di giustizia nel 2023, i giudici rumeni hanno effettuato un elevato numero di rinvii, che ricorda il picco raggiunto nel 2019, anno in cui erano state presentate alla Corte di giustizia 49 domande.
Nel corso del 2023, la riforma del Tribunale che ha previsto il raddoppio del numero dei suoi giudici (regolamento n. 2015/2422) ha dimostrato appieno i suoi effetti, come evidenziato dalle statistiche giudiziarie dell’organo giurisdizionale. Il Tribunale ha concluso 904 casi su un totale di 1.271 casi avviati (868 escludendo i 404 casi identici introdotti alla fine dell’anno). Inoltre, la durata media dei procedimenti è stata mantenuta a un livello soddisfacente, pari a 18,2 mesi in media, il che riflette una gestione efficiente delle cause.
Il presidente del Tribunale, Marc van der Woude, ha sottolineato che “nel corso del 2023, il Tribunale ha continuato il suo processo di modernizzazione, in particolare per migliorare il trattamento delle cause più voluminose e complesse. Queste cause, generalmente nel settore del diritto economico e finanziario, richiedono un approccio proattivo e adeguato sia in termini di allocazione delle risorse che di pianificazione dei lavori. Questo approccio, che coinvolge i rappresentanti delle parti, consentirà di ridurre la durata del processo e di rispondere in modo più mirato alle aspettative delle parti”.
Per quanto riguarda le materie oggetto di contenzioso dinanzi al Tribunale, si è registrato un aumento significativo, in particolare nel settore della proprietà intellettuale (310 casi rispetto a 270 nel 2022) e nella politica economica e monetaria, con 56 nuovi casi nel 2023, inclusi quelli nel diritto bancario. Inoltre, il contenzioso relativo alle misure restrittive ha continuato a sostenere l’attività del Tribunale, sebbene in misura minore rispetto al 2022, con 63 casi avviati nel 2023 contro i 103 del 2022. La maggior parte delle nuove cause riguarda le misure restrittive adottate dall’Unione europea nel 2022 nel contesto del conflitto tra Russia e Ucraina. Inoltre, nel 2023 è emerso un nuovo contenzioso in materia di regolamentazione dei mercati e dei servizi digitali.
Si conferma inoltre la tendenza alla crescita del numero di casi definiti da collegi ampliati di 5 giudici, con 123 casi (+ 23% rispetto al 2022), che rappresentano quasi il 14% dell’insieme delle cause definite. Va notato che una causa (T-65/18 RENV, Venezuela/Consiglio) è stata definita dal Tribunale riunito in Grande Sezione (15 giudici).
Inoltre, nell’ottica di un trasferimento parziale della competenza pregiudiziale per determinate materie specifiche e dell’estensione del meccanismo di previa ammissione delle impugnazioni, per tutto il 2023 il Tribunale ha lavorato alle modifiche necessarie delle sue modalità organizzative e alle sue future norme procedurali.
1 Con l’iscrizione a ruolo della causa T-1148/23, PAN Europe/Commissione, depositata l’8 dicembre 2023.
2 Questi ricorsi (da T-620/23 a T-1023/23) vertono sulla modifica del regime di vitalizio integrativo volontario dei deputati europei.
3 Tre ricorrenti hanno già presentato quattro ricorsi dinanzi al Tribunale per contestare decisioni adottate nell’ambito della procedura di designazione come gatekeeper: cause T-1077/23, Bytedance/Commissione (v. altresì comunicato stampa n. 28/24), T-1078/23, Meta/Commissione, e T-1079/23 e T-1080/23, Apple/Commissione.
