(AGENPARL) - Roma, 2 Agosto 2023 - (AGENPARL) – Bologna , 02 ago 2023 – Carissimi familiari, Signor Sindaco,
Signor Presidente, Autorità tutte,
quando ho lasciato Bologna, nel 2018, era luglio inoltrato, e tra me e me pensavo, non senza rammarico, che non avrei mai più partecipato alla solenne commemorazione della strage del 2 agosto in una veste istituzionale, come nei trent’anni precedenti della mia carriera, da quando, nel 1989, sono arrivato in Prefettura, al mio primo incarico da funzionario dello Stato.
Invece oggi sono qui come Ministro
dell’Interno, e non posso che sentirmi orgoglioso
che il Presidente del Consiglio mi abbia delegato a rappresentare il Governo proprio in questa circostanza. Una presenza necessaria che ha il senso di onorare le vittime della strage e testimoniare la compartecipazione delle Istituzioni al dolore e al bisogno di verità e giustizia dei familiari, di una città che è anche la mia, e di un popolo intero.
Una condivisione senza riserve che non ammette oblio, e che parte dal riconoscimento delle verità giudiziarie acquisite.
Sono onorato ma sento anche una grande responsabilità nel parlarvi oggi, in questa veste, anche perché non posso, come nessuno d’altronde, separare il mio ruolo dalla mia persona.
E infatti oggi sono qui a pronunciare parole che in me si sono sedimentate da tempo, grazie ai racconti di chi, nei miei lunghi anni di servizio a Bologna, mi ha concesso il privilegio di essere indiretto testimone di quella tragica indelebile giornata, e di tutto quello che è stato dopo.
Voi familiari avete da subito avuto il merito di ricercare un’interlocuzione con le Istituzioni per fare piena luce sulla strage e ottenere giustizia. È anche grazie alla vostra pervicacia che l’attenzione sull’attentato non è mai calata. Ebbene, vorrei che la mia presenza significasse, forse più di molte parole, che lo Stato cammina con voi, non si sottrae alla responsabilità di proiettarsi nel passato per confrontarsi con la verità e coltivarne la memoria, ma anche di volgere lo sguardo al futuro per contribuire alla speranza.
Memoria e speranza vivono l’una dell’altra.
Memoria e speranza non sono perite nella strage.
Il nostro impegno, il dovere di non dimenticare e di non attenuare lo sdegno sono fondati sul rispetto e sulla solidarietà per le vittime e per i loro familiari, ma anche su una irrinunciabile coscienza collettiva che è alla base del nostro ordinamento repubblicano e dei valori mediante i quali esso si mantiene e si sviluppa.
Nel rivivere l’oltraggio dell’attentato terroristico, la coscienza civile conferma il rifiuto della barbarie e si rigenera.
La memoria ha, pertanto, una funzione sociale, quella di farci riconoscere come corpo unico che coraggiosamente si oppone alla violenza.
Il mosaico della strage di Bologna è immenso e si compone di innumerevoli tessere che devono tutte affiorare e restare lucide.
Mi riferisco alle vite delle ottantacinque vittime – i vostri cari – e degli oltre duecento feriti; alle loro identità , ai loro nomi, al lavoro che facevano, ai gesti che stavano compiendo al momento dello scoppio, alle ragioni per le quali erano alla stazione.
Mantenere viva la memoria delle vittime, dunque. Ma anche quella dei soccorritori. Sta anche lì, nei nomi e nelle vite dei soccorritori, la chiave della speranza. Perché lì sta l’esempio.
La commemorazione del 2 agosto parte da qui, da Palazzo d’Accursio, la sede del Comune.
Non poteva essere diversamente.
Dove, infatti, se non qui, si può rinnovare il patto di fiducia tra cittadini e Istituzioni?
Dove, se non qui, si può ricordare ai familiari delle vittime che non sono soli?
Quella strage ha colpito la democrazia e la democrazia si difende innanzitutto qui, nei luoghi della rappresentanza.
Come ogni anno, partiamo da qui, perché è da qui che quella tragica mattina del 2 agosto è ripartita Bologna.
Palazzo d’Accursio quel giorno rappresentò quello che deve essere sempre un palazzo del governo: un luogo di ascolto e di aiuto, perché è nella mutualità che si radica il senso della convivenza sociale e delle Istituzioni che ne sono l’espressione.
Ci impegniamo gli uni verso gli altri per sostenerci quando siamo vulnerabili: questo è il senso dello Stato. Per rinnovare questo patto, però, dobbiamo avere degli esempi che ci rammentino quanto valga la pena uscire dall’individualismo e spenderci per un progetto che si rivolga agli altri, che mantenga vitali i nostri rapporti umani.
Bologna, in quel giorno, è stata e sarà per sempre uno di questi necessari esempi.
Colpita da un dolore inconsolabile, Bologna, medaglia d’oro al valore civile, ha reso, cito dal decreto di conferimento del Presidente della Repubblica, “una eccezionale prova di democratica fermezza e di civile coraggioâ€.
La solidarietà che, più forte della bomba, si sprigionò a seguito dell’attentato resta il simbolo,
per l’Italia intera, del rifiuto dell’aggressione e della riappropriazione di quei valori civili di cui è intrisa in senso ideale e reale la nostra comunità .
Per questo cammineremo insieme ogni 2 agosto, chiedendo innanzitutto a noi stessi che il dolore, nel quale oggi ci ritroviamo, non permei isolatamente le nostre coscienze, ma si traduca nel collante di un’autentica pacificazione.
Grazie.
