(AGENPARL) - Roma, 4 Novembre 2026 - Il via libera definitivo del Senato al ColtivaItalia rappresenta un risultato importante per il mondo agricolo e un passo avanti per rafforzare la sovranità alimentare del Paese, sostenere le produzioni nazionali, restituire reddito alle imprese e salvaguardare la salute dei cittadini. Il provvedimento mette in campo oltre un miliardo di euro di risorse e recepisce numerose proposte avanzate da Coldiretti, intervenendo su questioni strategiche come la semplificazione burocratica, i contratti di filiera, i controlli sull’origine dei prodotti, il ricambio generazionale e il rilancio di comparti fondamentali, dalla cerealicoltura all’olivicoltura fino alla zootecnia. È quanto afferma Coldiretti nell’esprimere soddisfazione per l’approvazione del disegno di legge promosso dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida.
Particolarmente importante è la battaglia contro l’Italian sounding fatto in Italia, che sottrae ogni anno 20 miliardi di euro al reddito degli agricoltori, alimentando traffici e speculazioni lungo la filiera e ingannando i consumatori. Tra le innovazioni più significative c’è, infatti, l’istituzione della banca dati dei controlli innovativi, che consentirà di utilizzare strumenti scientifici avanzati, dalla risonanza magnetica alla mappa genomica e alla mappatura isotopica, per verificare l’effettiva origine delle produzioni. Un salto di qualità nella trasparenza e nella capacità di contrastare frodi, falsificazioni e speculazioni che danneggiano gli agricoltori e mettono a rischio la fiducia dei consumatori. Per Coldiretti è ora importante che gli esiti di questi controlli possano assumere pieno valore probatorio nei procedimenti giudiziari.
Determinante anche il rafforzamento dei contratti di filiera, strumento essenziale per valorizzare le produzioni 100% italiane, a partire dalla cerealicoltura, e garantire una distribuzione più equilibrata del valore lungo il percorso dal campo alla tavola. Gli accordi pluriennali assicurano maggiore stabilità ai redditi agricoli, favoriscono gli investimenti in innovazione, sostenibilità e digitalizzazione e contribuiscono a rafforzare la capacità produttiva nazionale.
Sul fronte dell’olivicoltura, il provvedimento destina 300 milioni di euro al Piano olivicolo nazionale, con interventi per il reimpianto degli ulivi e il recupero della capacità produttiva delle aziende. Si tratta di una misura strategica per rilanciare un comparto fondamentale del Made in Italy, insieme all’istituzione della struttura commissariale per la Xylella, richiesta da tempo da Coldiretti per accelerare gli interventi contro la fitopatia che ha devastato il patrimonio olivicolo pugliese. Una battaglia che Coldiretti ha portato nelle sue mobilitazioni, dai porti alle frontiere.
Altrettanto importante il sostegno alla linea vacca-vitello, con ulteriori 300 milioni di euro destinati a rafforzare un modello di allevamento che rappresenta un’eccellenza italiana per il legame con il territorio e la sostenibilità. A questo si aggiunge l’istituzione della Banca dati unica zootecnica presso il Ministero della Salute e l’inserimento del fascicolo zootecnico nel Sian, strumenti che permetteranno di semplificare la gestione delle informazioni sugli allevamenti e accelerare l’erogazione degli aiuti alle imprese.
Una svolta sul versante della semplificazione arriva anche dal rafforzamento del ruolo dei Centri autorizzati di assistenza agricola (Caa), ai quali potranno essere affidate le istruttorie delle pratiche che non richiedono valutazioni discrezionali. Un cambiamento che punta a ridurre gli adempimenti a carico delle aziende, snellire le procedure e abbreviare i tempi di risposta della pubblica amministrazione.
Un altro risultato importante riguarda il contrasto alle pratiche commerciali sleali, una battaglia storica di Coldiretti. Le nuove disposizioni puntano ad accelerare il riconoscimento dei risarcimenti agli agricoltori danneggiati e a rafforzare gli strumenti di tutela contro comportamenti scorretti, per assicurare rapporti più equilibrati tra i diversi soggetti della filiera agroalimentare.
Interventi di semplificazione riguardano anche il lavoro agricolo. Come richiesto da Coldiretti, la formazione obbligatoria sulla sicurezza per gli operai impiegati in mansioni semplici potrà essere avviata dopo l’assunzione o l’inizio dell’attività lavorativa e completata entro 30 giorni, con termini proporzionati alla durata dei rapporti di lavoro più brevi. Spazio anche all’innovazione, con risorse per sostenere l’agromeccanica di precisione, l’intelligenza artificiale, la sensoristica avanzata e la meccatronica. Un percorso che si affianca all’impegno di Coldiretti Next con il Polo Digitale realizzato nell’ambito del Pnrr, che ha promosso il primo grande censimento sul livello di digitalizzazione delle imprese agricole italiane, coinvolgendo circa diecimila aziende. Per favorire il ricambio generazionale, il provvedimento stanzia inoltre 150 milioni di euro per facilitare l’accesso al credito e alla terra da parte dei giovani imprenditori agricoli, intervenendo su due degli ostacoli principali all’ingresso delle nuove generazioni nel settore, insieme al peso degli adempimenti burocratici.
Tra le altre misure, viene ampliata la possibilità per le imprese agricole di svolgere attività di ospitalità nell’ambito dell’enoturismo e dell’oleoturismo, aprendo nuove opportunità di reddito e valorizzazione dei territori. Vengono inoltre prorogati i termini per l’adeguamento al deflusso ecologico dei corsi d’acqua e chiarito che la denominazione «aceto» può essere utilizzata esclusivamente per prodotti ottenuti da materie prime agricole, a tutela della trasparenza e dei consumatori. La normativa contro lo spreco alimentare viene estesa alle eccedenze florovivaistiche e orticole destinate alla donazione, mentre le quotazioni delle Commissioni Uniche Nazionali (Cun) diventano un parametro di riferimento per l’erogazione dei contributi alle imprese agroalimentari.
Ora la battaglia si sposta in Europa – conclude Coldiretti – per garantire risorse adeguate nella nuova Pac in un momento in cui la strategicità del cibo è diventata sempre più evidente e centrale rispetto alle crescenti tensioni geopolitiche.