(AGENPARL) - Roma, 29 Ottobre 2026 - Mentre l’Unione Europea cerca nel Canada un partner strategico per la transizione ecologica, le decisioni del governo Carney raccontano una politica energetica più complessa: meno vincoli climatici, nuovi progetti petroliferi e investimenti nelle tecnologie pulite. Un rapporto indipendente segnala il rischio di mancare gli obiettivi sulle emissioni, mentre le organizzazioni ambientaliste canadesi avvertono Bruxelles delle possibili conseguenze commerciali e normative.
Dietro l’immagine di Mark Carney come alleato privilegiato dell’Europa nella lotta al cambiamento climatico si nasconde una contraddizione che Bruxelles non può permettersi di ignorare. Il primo ministro canadese, accolto dalle istituzioni europee come interlocutore particolarmente vicino agli obiettivi della transizione ecologica, guida contemporaneamente un Paese che punta ad ampliare la produzione e le esportazioni di petrolio e gas. Non si tratta soltanto della tradizionale dipendenza canadese dalle risorse energetiche: una serie di decisioni adottate dal governo di Ottawa dal 2025 ha modificato concretamente gli strumenti della politica climatica nazionale, mentre il Canada cerca di consolidare una partnership sempre più stretta con l’Unione Europea.
Il vertice UE-Canada del 29 e 30 ottobre a Montreal rende questa contraddizione particolarmente attuale. Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo António Costa incontrano Carney per discutere di commercio, sicurezza, tecnologie, materie prime critiche ed energia. La presidente della Commissione ha più volte sottolineato la vicinanza politica tra Bruxelles e Ottawa, indicando il cambiamento climatico tra i settori nei quali le due parti condividono una visione comune. Ma la convergenza diplomatica non implica necessariamente un’identità di politiche energetiche, e proprio le scelte più recenti del governo canadese suggeriscono che l’Europa dovrebbe valutare attentamente questa distinzione.
Dalla finanza climatica alla guida di una potenza energetica
La reputazione ambientalista di Carney non nasce da un’operazione di comunicazione recente. Durante il suo mandato alla guida della Banca d’Inghilterra, l’ex governatore contribuì a portare i rischi climatici al centro del dibattito finanziario internazionale. Nel settembre 2015, con il discorso conosciuto come The Tragedy of the Horizon, sostenne che il cambiamento climatico avrebbe potuto produrre conseguenze economiche e finanziarie difficilmente gestibili attraverso gli ordinari orizzonti decisionali delle imprese e degli investitori.
Successivamente Carney ricoprì il ruolo di inviato speciale delle Nazioni Unite per l’azione e la finanza climatica e promosse iniziative destinate a coinvolgere il settore finanziario nella riduzione delle emissioni. Questo percorso spiega perché molti interlocutori europei continuino a considerarlo un punto di riferimento della transizione ecologica. Ma la responsabilità di governare il Canada, uno dei principali produttori mondiali di petrolio, lo ha portato ad adottare una strategia nella quale sicurezza energetica, competitività industriale, esportazioni e obiettivi climatici devono convivere, anche quando entrano in tensione.
La svolta è emersa fin dall’inizio del suo mandato. Il governo Carney ha eliminato il prezzo federale del carbonio applicato ai consumatori, una delle misure più riconoscibili della precedente amministrazione di Justin Trudeau. Ha inoltre sospeso l’obbligo nazionale relativo alle vendite di veicoli a emissioni zero, orientandosi verso un diverso sistema regolatorio. Sul fronte petrolifero, Ottawa ha rinunciato a procedere con il tetto alle emissioni del settore oil & gas precedentemente proposto. Queste decisioni sono documentate da Climate Action Tracker, il progetto indipendente che valuta le politiche climatiche dei Paesi, e dalle comunicazioni ufficiali del governo canadese.
Non tutte le misure sono state cancellate e non sarebbe corretto sostenere che Carney abbia abbandonato la decarbonizzazione. Restano strumenti di tariffazione industriale del carbonio, interventi sulle emissioni di metano e investimenti nelle infrastrutture elettriche. La questione è diversa: il governo ha ridimensionato alcuni vincoli precedenti e attribuito un ruolo più importante all’espansione energetica e alla competitività delle imprese, sostenendo che questa combinazione possa restare compatibile con l’obiettivo delle emissioni nette zero entro il 2050.
L’accordo con l’Alberta: la contraddizione nei documenti ufficiali
Il documento più significativo per comprendere questa impostazione è l’accordo tra il governo federale e la provincia dell’Alberta, principale centro dell’industria petrolifera canadese.
Il memorandum sottoscritto il 27 novembre 2025 e il successivo accordo attuativo del 15 maggio 2026 delineano una strategia che punta esplicitamente a sviluppare le risorse petrolifere e gasiere dell’Alberta, rafforzare le esportazioni verso mercati diversi dagli Stati Uniti e realizzare nuove infrastrutture energetiche. Tra gli obiettivi figura un oleodotto verso la costa occidentale canadese, destinato a facilitare l’accesso ai mercati asiatici.
Il testo ufficiale del maggio 2026 conferma contemporaneamente l’intenzione di mantenere il percorso verso la neutralità climatica entro il 2050, di rafforzare il sistema industriale di prezzo del carbonio e di sostenere investimenti nelle energie rinnovabili e nella cattura della CO₂. Ma ribadisce anche l’impegno federale a non introdurre il previsto tetto alle emissioni del settore petrolifero e del gas, oltre a prevedere specifiche condizioni per la sospensione delle norme federali sull’elettricità pulita in Alberta.
È qui che la strategia di Carney appare nella sua forma più chiara. Il Canada non intende scegliere tra sviluppo dell’industria fossile e investimenti nelle tecnologie pulite: vuole perseguire entrambi gli obiettivi, confidando nella tariffazione del carbonio, nell’innovazione e nei sistemi di abbattimento delle emissioni per limitarne l’incompatibilità.
La questione, per l’Europa, è se questo equilibrio sia realmente sostenibile sul piano climatico e se possa essere trasferito in una partnership con un’Unione che dispone di un quadro normativo ambientale differente.
Il giudizio indipendente: il Canada rischia di mancare i propri obiettivi
Un elemento che rende il problema più concreto è la valutazione di Climate Action Tracker. Secondo le proiezioni pubblicate dal progetto, con le politiche attualmente in vigore le emissioni canadesi nel 2030 potrebbero attestarsi intorno a 662 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, escluse quelle legate all’uso del suolo e alle foreste. Questo corrisponderebbe a una riduzione di circa il 13% rispetto al 2005, significativamente inferiore al percorso necessario per rispettare gli impegni climatici nazionali.
Le misure pianificate, secondo la stessa analisi, non sembrerebbero sufficienti a colmare il divario. Climate Action Tracker attribuisce una parte rilevante del problema alla riduzione dell’ambizione regolatoria e alla prospettiva di un aumento della produzione di petrolio e gas, che potrebbe compensare una quota dei progressi ottenuti in altri settori.
Queste cifre non rappresentano un risultato già verificatosi, ma proiezioni basate sulle politiche considerate nell’analisi. La distinzione è importante: il Canada non ha ancora mancato il traguardo del 2030, ma un organismo indipendente ritiene che gli strumenti attuali siano insufficienti per raggiungerlo.
Il governo canadese sostiene invece che la propria strategia possa conciliare crescita economica e riduzione delle emissioni. Nell’accordo con l’Alberta, Ottawa indica il rafforzamento della tariffazione industriale del carbonio, l’espansione della rete elettrica e gli investimenti in tecnologie a minore intensità emissiva come componenti centrali del nuovo approccio. È una posizione ufficiale che va considerata insieme alle critiche, senza confondere gli obiettivi dichiarati con i risultati già ottenuti.
L’avvertimento canadese all’Europa: il rischio è anche commerciale
La contestazione non arriva soltanto dalle organizzazioni ambientaliste europee. Proprio il 29 ottobre, mentre si apre il vertice di Montreal, l’organizzazione canadese Environmental Defence ha pubblicato una dichiarazione nella quale avverte che l’indebolimento delle tutele ambientali potrebbe ostacolare l’approfondimento dei rapporti tra Canada e Unione Europea.
Il direttore esecutivo Tim Gray sostiene che Ottawa non stia attualmente rispettando il livello di ambizione ambientale richiesto dai partner europei e che questa divergenza possa trasformarsi in un problema per la cooperazione economica, sociale e climatica.
L’organizzazione richiama in particolare il meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere, il CBAM, che può incidere sulla competitività di determinate esportazioni canadesi. Secondo Environmental Defence, l’esposizione commerciale riguarda prodotti siderurgici e dell’alluminio per un valore prossimo a 2,8 miliardi di dollari canadesi. La questione è significativa perché mostra che la distanza tra le politiche climatiche canadesi ed europee potrebbe avere conseguenze economiche misurabili. Se Bruxelles rafforza i propri requisiti ambientali mentre Ottawa modifica o riduce alcuni vincoli, la partnership potrebbe incontrare difficoltà proprio nei settori industriali che dovrebbe favorire.
Environmental Defence solleva inoltre dubbi sulla compatibilità di alcune modifiche legislative ambientali canadesi con gli impegni commerciali già esistenti tra le due parti. Si tratta di un’interpretazione critica dell’organizzazione, non di una violazione accertata del CETA, l’accordo economico e commerciale tra Canada e Unione Europea.
Il tema merita attenzione anche perché mette in luce un possibile paradosso: un’alleanza progettata per rafforzare la sicurezza economica reciproca potrebbe incontrare ostacoli derivanti da differenti standard ambientali.
La frattura interna al mondo ambientalista canadese
Le critiche alla strategia di Carney non sono nate in occasione del vertice europeo. Già nel maggio 2026 sei organizzazioni attive nei settori del clima e dell’energia pulita avevano indirizzato al primo ministro una lettera pubblica, diffusa anche dall’International Institute for Sustainable Development, chiedendo un rafforzamento delle politiche climatiche in relazione agli accordi con l’Alberta.
Nella lettera, i firmatari riconoscevano le pressioni economiche e geopolitiche affrontate dal governo, ma sostenevano la necessità di adottare misure capaci di accelerare concretamente la riduzione delle emissioni e lo sviluppo dell’energia pulita.
Questa posizione aiuta a distinguere due interpretazioni della politica di Carney. Per il governo, l’espansione delle capacità energetiche e la diversificazione delle esportazioni costituiscono strumenti per rafforzare la sovranità economica canadese in un contesto internazionale instabile. Per i critici, invece, la maggiore apertura ai progetti fossili rischia di compromettere la credibilità climatica del Paese e di rinviare le trasformazioni industriali necessarie.
Non si tratta quindi di stabilire se Carney sia personalmente favorevole o contrario alla lotta contro il cambiamento climatico. Il problema giornalisticamente rilevante riguarda la coerenza e l’efficacia delle politiche adottate dal suo governo.
Materie prime critiche: l’interesse strategico che avvicina Bruxelles e Ottawa
Nonostante queste divergenze, l’Unione Europea ha ragioni economiche e strategiche concrete per approfondire la cooperazione con il Canada. Una delle principali riguarda le materie prime critiche, necessarie per batterie, reti elettriche, sistemi industriali avanzati e tecnologie della transizione energetica.
Il territorio canadese dispone di risorse importanti di litio, nichel, rame, grafite e altri minerali strategici. Per Bruxelles, sviluppare nuove catene di approvvigionamento con Ottawa potrebbe contribuire a ridurre alcune dipendenze internazionali, in particolare dalla lavorazione e dalla raffinazione concentrate in Cina.
È tuttavia necessario distinguere le materie prime critiche dalle terre rare: i due insiemi non coincidono. Litio, nichel e rame, ad esempio, non sono elementi delle terre rare, pur rivestendo un’importanza strategica per numerose tecnologie.
La cooperazione mineraria rappresenta dunque un possibile punto d’incontro tra interessi canadesi ed europei, ma apre a sua volta questioni ambientali. L’espansione delle attività estrattive richiede infrastrutture, investimenti, autorizzazioni e un confronto con le comunità interessate, comprese quelle indigene. Un progetto può essere strategico per la transizione energetica e presentare contemporaneamente criticità ambientali o territoriali che devono essere valutate.
L’interesse europeo per le risorse canadesi non elimina quindi la necessità di verificare le condizioni alle quali queste verranno estratte, trasformate e commercializzate.
Il nodo politico: Bruxelles deve distinguere l’alleato dall’immagine
Il rischio per l’Unione Europea non consiste necessariamente nell’aver scelto un partner sbagliato. Il Canada resta una democrazia industrializzata con importanti legami economici e istituzionali con l’Europa, e dispone di risorse e competenze che possono contribuire alla sicurezza energetica e tecnologica del continente.
Il problema è attribuire automaticamente alla leadership di Carney una piena convergenza climatica sulla base della sua reputazione precedente, senza considerare le decisioni adottate da primo ministro.
POLITICO, in un approfondimento pubblicato il 29 ottobre, ha evidenziato proprio il contrasto tra l’immagine internazionale dell’ex governatore della Banca d’Inghilterra e la sua attuale politica energetica. Ma i documenti del governo canadese, le valutazioni di Climate Action Tracker, le prese di posizione delle organizzazioni ambientaliste e la copertura dei media canadesi permettono di individuare una questione più ampia della reputazione personale: quale modello di sviluppo energetico intende sostenere il Canada nella partnership con Bruxelles?
La risposta non può essere affidata soltanto alle dichiarazioni di principio. Dovrà emergere dai progetti effettivamente autorizzati, dall’evoluzione delle emissioni, dagli standard applicati alle industrie, dagli investimenti nelle tecnologie pulite e dalle condizioni degli accordi commerciali.
La politica di Carney è anche una risposta alla pressione economica esercitata dagli Stati Uniti. Ridurre la dipendenza dal mercato americano significa cercare nuovi sbocchi per le esportazioni canadesi, comprese quelle energetiche. Per Ottawa, l’Europa rappresenta un partner particolarmente importante in questa strategia di diversificazione. Ma ciò che rafforza la sicurezza economica canadese non coincide automaticamente con ogni priorità ambientale dell’Unione.
Un’alleanza da costruire sui fatti, non sulle reputazioni
Il vertice di Montreal può aprire una fase nuova nei rapporti tra Canada e Unione Europea. Le opportunità esistono e riguardano commercio, tecnologie, sicurezza, energia, ricerca e materie prime strategiche. Tuttavia, un’integrazione più profonda rende ancora più importante conoscere le differenze tra i modelli economici e regolatori dei due partner.
Mark Carney non ha nascosto l’intenzione di trasformare il Canada in una potenza energetica capace di servire diversi mercati internazionali. Né ha rinunciato formalmente all’obiettivo della neutralità climatica. La sua strategia consiste nel perseguire entrambe le ambizioni, sostenendo che possano rafforzarsi reciprocamente.
È proprio questa compatibilità che resta da dimostrare nei risultati.
Per Bruxelles, il punto non dovrebbe essere chiedere al Canada di rinunciare alla propria struttura produttiva, ma evitare di confondere la credibilità climatica costruita da Carney nella sua precedente carriera internazionale con una garanzia sull’efficacia delle politiche del suo governo.
Dietro l’alleato verde che l’Europa vede in Mark Carney c’è una potenza petrolifera che sta ridefinendo le proprie priorità. La sfida europea sarà costruire una partnership strategica senza ignorare questa realtà.
Fonti: POLITICO, Climate Action Tracker, Governo del Canada, Reuters, Global News Canada, Environmental Defence Canada, International Institute for Sustainable Development, Pembina Institute.
- Governo canadese — Testo ufficiale dell’accordo attuativo Canada-Alberta, 15 maggio 2026
- Governo canadese — Comunicato sull’accordo energetico e climatico
- Climate Action Tracker — Valutazione delle politiche climatiche del Canada
- Environmental Defence — Dichiarazione del 29 ottobre sul vertice UE-Canada
- IISD — Lettera delle organizzazioni ambientaliste a Carney
- Reuters — Accordo con l’Alberta e modifiche alle politiche climatiche
- Global News Canada — Accordo su prezzo del carbonio e oleodotto
