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Dalla concessione Sogin per i sistemi di accumulo energetico a Latina alla distribuzione del gas nell’Imperiese, fino alle forniture ferroviarie di RFI: tre procedure per un valore stimato complessivo di 937,8 milioni di euro. Intanto si prepara l’apertura delle domande per il Voucher Cloud e Cybersecurity. Importi, scadenze e documenti ufficiali per imprese e operatori economici Quasi 938 milioni di euro di valore stimato distribuiti fra tre procedure pubbliche nei settori dell’energia, delle reti del gas e delle forniture ferroviarie. A questi si affianca, su un piano distinto, una dotazione di 150 milioni di euro destinata a sostenere gli investimenti digitali delle piccole e medie imprese e dei professionisti. È il quadro che emerge dall’esame di alcuni bandi e strumenti di incentivazione attualmente aperti o prossimi all’avvio, con scadenze concentrate tra novembre e dicembre 2026 e, per il programma dedicato alla cybersecurity, gennaio 2027. Le opportunità riguardano mercati differenti e si rivolgono a soggetti con caratteristiche molto diverse: grandi operatori infrastrutturali, concessionari di servizi pubblici, imprese specializzate nella componentistica ferroviaria, fornitori di tecnologie digitali e PMI interessate ad aggiornare i propri sistemi informatici. Il valore complessivo delle tre gare principali ammonta, sulla base degli importi pubblicati, a 937.843.327,17 euro. La cifra deriva dalla somma dei 554.600.706 euro relativi alla concessione Sogin, dei 258.923.966,58 euro della procedura per la distribuzione del gas nell’ambito territoriale di Imperia e dei 124.318.654,59 euro attribuiti alla fornitura ferroviaria di Rete Ferroviaria Italiana. Si tratta, tuttavia, di una somma descrittiva del valore delle procedure e non di un unico stanziamento pubblico: concessioni pluriennali, partenariati pubblico-privati e contratti di fornitura rispondono a logiche economiche e contrattuali differenti. Anche i 150 milioni previsti per il Voucher Cloud e Cybersecurity rappresentano una dotazione finanziaria separata e non devono essere aggiunti al totale delle gare come se appartenessero alla stessa categoria di spesa. Sogin, oltre 554 milioni per i sistemi di accumulo energetico nell’area dell’ex centrale di Latina La procedura economicamente più rilevante tra quelle esaminate è stata pubblicata da Sogin, la società pubblica incaricata del decommissioning degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi. Il bando, identificato dal codice C0246S26 e dal CIG BD709E09B3, riguarda l’affidamento in concessione, attraverso una formula di partenariato pubblico-privato e finanza di progetto, della progettazione, realizzazione, manutenzione e gestione di sistemi di accumulo dell’energia mediante batterie, comunemente indicati con l’acronimo BESS, Battery Energy Storage System. L’intervento è previsto presso l’area dell’impianto «Cirene», nel comprensorio dell’ex centrale nucleare di Latina, e presenta un valore stimato di 554.600.706 euro. Il termine indicato per la presentazione delle offerte è fissato al 19 novembre 2026, alle ore 12. Il progetto si inserisce in una trasformazione più ampia del sistema elettrico italiano, nel quale la crescita della produzione da fonti rinnovabili rende sempre più importante la disponibilità di infrastrutture capaci di immagazzinare energia e restituirla alla rete quando necessario. I sistemi di accumulo a batterie possono contribuire alla gestione degli squilibri tra produzione e consumo, alla flessibilità del sistema e all’integrazione delle fonti non programmabili. Il caso di Latina assume un interesse particolare perché riguarda un’area industriale già legata alla produzione elettrica e oggi coinvolta in un processo di riconversione funzionale. Questo non significa, tuttavia, che la concessione sia già stata assegnata o che gli impianti siano in costruzione: il bando rappresenta una fase competitiva dalla quale dovrà emergere, secondo le condizioni previste dalla documentazione, l’eventuale affidatario. Per gli operatori economici la questione decisiva è la struttura del partenariato. Il valore indicato nel bando non può essere letto automaticamente come il costo di costruzione dell’impianto, né come una somma che Sogin verserà integralmente a un’impresa aggiudicataria. In una concessione possono assumere rilievo la durata del rapporto, i ricavi attesi dalla gestione, gli investimenti iniziali, gli oneri di manutenzione, il finanziamento dell’operazione e la ripartizione dei rischi fra soggetto pubblico e operatore privato. Sono elementi che incidono direttamente sulla sostenibilità economico-finanziaria delle offerte e che devono essere ricostruiti attraverso il disciplinare, lo schema contrattuale e gli altri allegati ufficiali. La procedura può interessare operatori del settore energetico, sviluppatori e gestori di sistemi di accumulo, imprese di ingegneria, costruttori di impianti elettrici e soggetti finanziari specializzati nelle infrastrutture. La possibilità di partecipazione, individualmente o attraverso raggruppamenti e altre forme consentite, dipende però dai requisiti tecnici, economici e professionali stabiliti negli atti di gara. Per questo motivo, il dato dei 554,6 milioni costituisce soprattutto un indicatore della dimensione economica dell’operazione, mentre la valutazione di un’eventuale offerta richiede l’esame integrale dei documenti pubblicati sulla piattaforma di approvvigionamento di Sogin. Documentazione: Avviso ufficiale ANAC – CIG BD709E09B3 – Piattaforma documentale Sogin, procedura C0246S26. Imperia, concessione da quasi 259 milioni per la distribuzione del gas naturale Il secondo dossier riguarda la distribuzione del gas naturale nell’Ambito Territoriale di Imperia, oggetto di una gara europea a procedura aperta gestita dalla Provincia di Imperia, in qualità di Stazione Unica Appaltante, per conto del Comune di Imperia. Il valore indicato nel portale istituzionale è di 258.923.966,58 euro. La procedura è identificata dal riferimento G01225 e dal CIG B949CB2B6F; il termine per la presentazione delle offerte è il 23 novembre 2026, alle ore 12. La scheda ufficiale la indica come procedura in corso. Il bando risale al dicembre 2025 ed è stato oggetto di successivi aggiornamenti: non si tratta quindi di una gara pubblicata nelle ultime ore, ma di un’opportunità ancora rilevante per gli operatori interessati in vista della scadenza. La concessione della distribuzione del gas rappresenta un segmento particolarmente significativo dell’economia delle infrastrutture locali. A differenza della vendita del gas ai clienti finali, la distribuzione riguarda la gestione delle reti e delle attività necessarie a portare il combustibile attraverso l’infrastruttura territoriale. L’affidamento di un servizio di questo tipo comporta valutazioni sulla gestione degli impianti, sugli obblighi del concessionario, sugli investimenti eventualmente previsti, sui livelli di servizio e sulle condizioni economiche del rapporto. Il valore stimato della concessione, pertanto, non deve essere confuso con l’importo di un singolo cantiere o con un finanziamento destinato alla costruzione di una nuova rete. La procedura interessa soprattutto gli operatori qualificati della distribuzione del gas, ma può avere ricadute economiche anche sulla filiera delle imprese specializzate in manutenzione, apparecchiature di rete, sistemi di misurazione, digitalizzazione delle infrastrutture e servizi tecnici. Tali opportunità indirette non equivalgono, però, a un diritto automatico di partecipare alla gara principale: la verifica dei requisiti e delle condizioni di affidamento resta indispensabile. Per chi valuta l’operazione sotto il profilo finanziario, assumono particolare importanza la durata della concessione, gli obblighi di investimento, i meccanismi regolatori applicabili e la documentazione economica allegata alla procedura. L’interesse della gara emerge anche dal contesto nazionale. La distribuzione del gas continua a rappresentare un’infrastruttura essenziale per famiglie e attività produttive, mentre la transizione energetica introduce nuove variabili nella pianificazione degli investimenti di lungo periodo. La durata delle concessioni e le caratteristiche delle reti rendono quindi queste procedure particolarmente sensibili alle prospettive di domanda, agli obblighi di sicurezza e agli sviluppi della regolazione. Il bando di Imperia offre un caso concreto nel quale tali valutazioni diventano oggetto di una competizione pubblica con una scadenza definita. Documentazione: Portale Appalti della Provincia di Imperia – procedura G01225. Per individuare la scheda occorre fare riferimento al codice della procedura e all’oggetto relativo alla distribuzione del gas naturale nell’Ambito Territoriale di Imperia. RFI, oltre 124 milioni per il filo in rame e argento destinato alle infrastrutture ferroviarie La terza procedura riguarda Rete Ferroviaria Italiana, che ha pubblicato un bando per la fornitura di filo sagomato in rame e argento, materiale destinato alle infrastrutture elettriche ferroviarie. La gara, identificata dal codice 500111934_2026, presenta un valore indicato di 124.318.654,59 euro e una scadenza fissata al 2 dicembre 2026, alle ore 12. Il portale ufficiale RFI riporta la pubblicazione del bando e del disciplinare il 28 ottobre 2026, rendendo questa procedura una delle novità più recenti fra quelle considerate. Il filo sagomato impiegato negli impianti ferroviari è un componente tecnico della filiera dell’elettrificazione e della manutenzione delle linee. La sua fornitura non riguarda direttamente la costruzione di nuove tratte, ma un elemento necessario al funzionamento e alla continuità delle infrastrutture esistenti e, secondo gli impieghi previsti dagli atti contrattuali, alle esigenze della rete. La gara si rivolge quindi a un mercato industriale specializzato, nel quale contano la capacità produttiva, la conformità alle specifiche tecniche, la qualità metallurgica dei materiali e l’affidabilità delle consegne. Un elemento particolarmente importante nella lettura economica dell’appalto è il peso delle materie prime. Il rame è un metallo strategico per le reti elettriche, i trasporti e numerose tecnologie industriali; il suo prezzo può incidere sensibilmente sul valore delle forniture. Di conseguenza, l’importo complessivo della gara non va interpretato come il solo corrispettivo per la lavorazione industriale del prodotto. La documentazione economica distingue infatti il valore dei materiali da altre componenti della fornitura, un aspetto essenziale per comprendere i margini potenziali e l’esposizione dei fornitori all’andamento delle quotazioni. Per le imprese interessate, l’esame del disciplinare è necessario anche per verificare la suddivisione in lotti, le specifiche di prodotto, le eventuali condizioni di omologazione e le modalità di formulazione dell’offerta. La presenza di requisiti tecnici particolarmente stringenti può restringere il numero degli operatori effettivamente in grado di concorrere. Allo stesso tempo, la dimensione economica della procedura conferma l’importanza della filiera delle forniture ferroviarie, spesso meno visibile rispetto agli annunci sulle grandi opere ma determinante per il mantenimento dell’efficienza della rete nazionale.…

Mentre l’Unione Europea cerca nel Canada un partner strategico per la transizione ecologica, le decisioni del governo Carney raccontano una politica energetica più complessa: meno vincoli climatici, nuovi progetti petroliferi e investimenti nelle tecnologie pulite. Un rapporto indipendente segnala il rischio di mancare gli obiettivi sulle emissioni, mentre le organizzazioni ambientaliste canadesi avvertono Bruxelles delle possibili conseguenze commerciali e normative. Dietro l’immagine di Mark Carney come alleato privilegiato dell’Europa nella lotta al cambiamento climatico si nasconde una contraddizione che Bruxelles non può permettersi di ignorare. Il primo ministro canadese, accolto dalle istituzioni europee come interlocutore particolarmente vicino agli obiettivi della transizione ecologica, guida contemporaneamente un Paese che punta ad ampliare la produzione e le esportazioni di petrolio e gas. Non si tratta soltanto della tradizionale dipendenza canadese dalle risorse energetiche: una serie di decisioni adottate dal governo di Ottawa dal 2025 ha modificato concretamente gli strumenti della politica climatica nazionale, mentre il Canada cerca di consolidare una partnership sempre più stretta con l’Unione Europea. Il vertice UE-Canada del 29 e 30 ottobre a Montreal rende questa contraddizione particolarmente attuale. Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo António Costa incontrano Carney per discutere di commercio, sicurezza, tecnologie, materie prime critiche ed energia. La presidente della Commissione ha più volte sottolineato la vicinanza politica tra Bruxelles e Ottawa, indicando il cambiamento climatico tra i settori nei quali le due parti condividono una visione comune. Ma la convergenza diplomatica non implica necessariamente un’identità di politiche energetiche, e proprio le scelte più recenti del governo canadese suggeriscono che l’Europa dovrebbe valutare attentamente questa distinzione. Dalla finanza climatica alla guida di una potenza energetica La reputazione ambientalista di Carney non nasce da un’operazione di comunicazione recente. Durante il suo mandato alla guida della Banca d’Inghilterra, l’ex governatore contribuì a portare i rischi climatici al centro del dibattito finanziario internazionale. Nel settembre 2015, con il discorso conosciuto come The Tragedy of the Horizon, sostenne che il cambiamento climatico avrebbe potuto produrre conseguenze economiche e finanziarie difficilmente gestibili attraverso gli ordinari orizzonti decisionali delle imprese e degli investitori. Successivamente Carney ricoprì il ruolo di inviato speciale delle Nazioni Unite per l’azione e la finanza climatica e promosse iniziative destinate a coinvolgere il settore finanziario nella riduzione delle emissioni. Questo percorso spiega perché molti interlocutori europei continuino a considerarlo un punto di riferimento della transizione ecologica. Ma la responsabilità di governare il Canada, uno dei principali produttori mondiali di petrolio, lo ha portato ad adottare una strategia nella quale sicurezza energetica, competitività industriale, esportazioni e obiettivi climatici devono convivere, anche quando entrano in tensione. La svolta è emersa fin dall’inizio del suo mandato. Il governo Carney ha eliminato il prezzo federale del carbonio applicato ai consumatori, una delle misure più riconoscibili della precedente amministrazione di Justin Trudeau. Ha inoltre sospeso l’obbligo nazionale relativo alle vendite di veicoli a emissioni zero, orientandosi verso un diverso sistema regolatorio. Sul fronte petrolifero, Ottawa ha rinunciato a procedere con il tetto alle emissioni del settore oil & gas precedentemente proposto. Queste decisioni sono documentate da Climate Action Tracker, il progetto indipendente che valuta le politiche climatiche dei Paesi, e dalle comunicazioni ufficiali del governo canadese. Non tutte le misure sono state cancellate e non sarebbe corretto sostenere che Carney abbia abbandonato la decarbonizzazione. Restano strumenti di tariffazione industriale del carbonio, interventi sulle emissioni di metano e investimenti nelle infrastrutture elettriche. La questione è diversa: il governo ha ridimensionato alcuni vincoli precedenti e attribuito un ruolo più importante all’espansione energetica e alla competitività delle imprese, sostenendo che questa combinazione possa restare compatibile con l’obiettivo delle emissioni nette zero entro il 2050. L’accordo con l’Alberta: la contraddizione nei documenti ufficiali Il documento più significativo per comprendere questa impostazione è l’accordo tra il governo federale e la provincia dell’Alberta, principale centro dell’industria petrolifera canadese. Il memorandum sottoscritto il 27 novembre 2025 e il successivo accordo attuativo del 15 maggio 2026 delineano una strategia che punta esplicitamente a sviluppare le risorse petrolifere e gasiere dell’Alberta, rafforzare le esportazioni verso mercati diversi dagli Stati Uniti e realizzare nuove infrastrutture energetiche. Tra gli obiettivi figura un oleodotto verso la costa occidentale canadese, destinato a facilitare l’accesso ai mercati asiatici. Il testo ufficiale del maggio 2026 conferma contemporaneamente l’intenzione di mantenere il percorso verso la neutralità climatica entro il 2050, di rafforzare il sistema industriale di prezzo del carbonio e di sostenere investimenti nelle energie rinnovabili e nella cattura della CO₂. Ma ribadisce anche l’impegno federale a non introdurre il previsto tetto alle emissioni del settore petrolifero e del gas, oltre a prevedere specifiche condizioni per la sospensione delle norme federali sull’elettricità pulita in Alberta. È qui che la strategia di Carney appare nella sua forma più chiara. Il Canada non intende scegliere tra sviluppo dell’industria fossile e investimenti nelle tecnologie pulite: vuole perseguire entrambi gli obiettivi, confidando nella tariffazione del carbonio, nell’innovazione e nei sistemi di abbattimento delle emissioni per limitarne l’incompatibilità. La questione, per l’Europa, è se questo equilibrio sia realmente sostenibile sul piano climatico e se possa essere trasferito in una partnership con un’Unione che dispone di un quadro normativo ambientale differente. Il giudizio indipendente: il Canada rischia di mancare i propri obiettivi Un elemento che rende il problema più concreto è la valutazione di Climate Action Tracker. Secondo le proiezioni pubblicate dal progetto, con le politiche attualmente in vigore le emissioni canadesi nel 2030 potrebbero attestarsi intorno a 662 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, escluse quelle legate all’uso del suolo e alle foreste. Questo corrisponderebbe a una riduzione di circa il 13% rispetto al 2005, significativamente inferiore al percorso necessario per rispettare gli impegni climatici nazionali. Le misure pianificate, secondo la stessa analisi, non sembrerebbero sufficienti a colmare il divario. Climate Action Tracker attribuisce una parte rilevante del problema alla riduzione dell’ambizione regolatoria e alla prospettiva di un aumento della produzione di petrolio e gas, che potrebbe compensare una quota dei progressi ottenuti in altri settori. Queste cifre non rappresentano un risultato già verificatosi, ma proiezioni basate sulle politiche considerate nell’analisi. La distinzione è importante: il Canada non ha ancora mancato il traguardo del 2030, ma un organismo indipendente ritiene che gli strumenti attuali siano insufficienti per raggiungerlo. Il governo canadese sostiene invece che la propria strategia possa conciliare crescita economica e riduzione delle emissioni. Nell’accordo con l’Alberta, Ottawa indica il rafforzamento della tariffazione industriale del carbonio, l’espansione della rete elettrica e gli investimenti in tecnologie a minore intensità emissiva come componenti centrali del nuovo approccio. È una posizione ufficiale che va considerata insieme alle critiche, senza confondere gli obiettivi dichiarati con i risultati già ottenuti. L’avvertimento canadese all’Europa: il rischio è anche commerciale…

Un’inchiesta del Financial Times e del New York Times solleva interrogativi sul ruolo della società energetica russa nel progetto Polar Train LNG. L’ex amministratore delegato denuncia finanziamenti non dichiarati e un controllo sulle decisioni strategiche. La società americana respinge le accuse, mentre emergono possibili collegamenti con i negoziati sulle sanzioni tra Washington e Mosca. Un progetto da 25 miliardi di dollari per esportare gas naturale liquefatto dall’Alaska è finito al centro di una controversia che coinvolge la società energetica russa Novatek, le sanzioni statunitensi e i rapporti economici tra Washington e Mosca. Secondo le inchieste pubblicate dal Financial Times e dal New York Times, la compagnia russa avrebbe finanziato indirettamente Polar Train LNG e contribuito a orientarne le decisioni strategiche prima che fossero ottenute le necessarie autorizzazioni americane. Le accuse provengono dall’ex amministratore delegato Joel Riddle, che ha lasciato l’azienda a settembre, seguito da altri dirigenti. Polar LNG respinge la ricostruzione e sostiene di aver sempre operato nel rispetto della legislazione degli Stati Uniti. La vicenda è emersa il 24 ottobre, quando il Financial Times ha ricostruito le circostanze dell’uscita di quasi tutto il gruppo dirigente del progetto. Al centro dell’inchiesta figurano la provenienza dei finanziamenti, il ruolo di una società con sede negli Emirati Arabi Uniti e i rapporti tra Polar Train LNG e Novatek. Il quotidiano britannico riferisce inoltre che l’iniziativa energetica sarebbe stata menzionata nei colloqui tra rappresentanti americani e russi su possibili accordi commerciali, nell’ambito degli sforzi diplomatici legati alla guerra in Ucraina. Si tratta di una ricostruzione basata su testimonianze e documenti esaminati dalle testate, non di una violazione delle sanzioni già accertata dalle autorità statunitensi. Il progetto Polar Train LNG e il coinvolgimento di Novatek Polar Train LNG è una società impegnata nello sviluppo di un terminale per la produzione e l’esportazione di gas naturale liquefatto sulla costa settentrionale dell’Alaska. Il progetto, presentato nel marzo 2026, prevede l’impiego di tecnologie e infrastrutture già sviluppate dalla russa Novatek, compresa una struttura parzialmente costruita che dovrebbe essere trasferita e utilizzata nell’impianto americano. La società aveva presentato una richiesta all’Office of Foreign Assets Control (OFAC), l’ufficio del Dipartimento del Tesoro statunitense responsabile dell’applicazione delle sanzioni economiche, per ottenere una licenza relativa all’acquisto della struttura russa. L’esistenza della richiesta è stata confermata dalla stessa Polar LNG in un comunicato ufficiale pubblicato il 23 ottobre. La società non ha annunciato di aver già ricevuto l’autorizzazione. L’iniziativa è distinta dal più noto progetto Alaska LNG, sviluppato da Glenfarne con la partecipazione dello Stato dell’Alaska, che prevede il trasporto del gas attraverso un lungo gasdotto fino a Nikiski. Polar Train LNG propone invece un impianto di liquefazione nell’area settentrionale dello Stato. La distinzione è importante perché le accuse di finanziamento russo riguardano specificamente Polar Train LNG e non il progetto Alaska LNG. Le accuse dell’ex amministratore delegato Joel Riddle Secondo quanto dichiarato al Financial Times, Joel Riddle avrebbe scoperto che Novatek stava già contribuendo al finanziamento dell’iniziativa e ne influenzava la direzione strategica mentre erano ancora in corso le procedure per ottenere le autorizzazioni americane. L’ex dirigente ha spiegato di aver lasciato la società perché preoccupato dalle implicazioni della partecipazione russa e dai possibili problemi con la normativa statunitense sulle sanzioni. Riddle sostiene che, inizialmente, gli fosse stato fatto credere che le risorse finanziarie provenissero dall’investitore americano Gentry Beach e dalla società Tech Wave Industrial Projects Management, con sede ad Abu Dhabi. Successivamente, secondo la sua ricostruzione, avrebbe appreso che almeno una parte dei fondi era riconducibile a Novatek. L’ex amministratore delegato ha inoltre affermato che Beach non aveva investito direttamente nel progetto e non figurava come azionista o dirigente. Dopo l’uscita di Riddle, avvenuta a settembre, hanno lasciato l’azienda anche altri esponenti del gruppo dirigente, tra cui il direttore finanziario Dan Chandra. La società contesta però la versione dell’ex amministratore delegato sulle circostanze della separazione: sostiene di averlo licenziato per giusta causa e lo definisce un ex dipendente insoddisfatto. Secondo quanto riferito dal New York Times e ripreso da Alaska News, Riddle aveva presentato le dimissioni sei giorni prima di ricevere la comunicazione di licenziamento. I messaggi sui finanziamenti e le verifiche legali Le accuse non si basano soltanto sulle dichiarazioni dell’ex dirigente. Il Financial Times riferisce di aver esaminato conversazioni WhatsApp nelle quali Denis Solovyov, membro del consiglio di amministrazione di Novatek, discuteva del finanziamento dell’iniziativa e cercava di accelerare il trasferimento di denaro destinato a Polar Train LNG. Anche il New York Times ha esaminato comunicazioni relative ai finanziamenti. Secondo la ricostruzione ripresa da Alaska News, i messaggi riguardavano possibili trasferimenti fino a 15 milioni di dollari da Novatek a Tech Wave per sostenere il progetto americano, con una prima tranche prevista di 5 milioni. Queste cifre riguardano le somme discusse nella corrispondenza: le fonti citate non consentono di stabilire che tutti i trasferimenti prospettati siano stati effettivamente completati. Riddle avrebbe inoltre richiesto una valutazione legale allo studio americano Baker Botts. Secondo il New York Times, i documenti allegati alla sua lettera di dimissioni segnalavano potenziali criticità legate ai rapporti con Novatek e all’applicazione delle sanzioni. Anche in questo caso, si tratta di rilievi e preoccupazioni di natura legale, non di una decisione definitiva delle autorità competenti. Il quadro delle sanzioni richiede una distinzione. Novatek è sottoposta a restrizioni statunitensi che interessano determinate operazioni finanziarie, ma non ogni rapporto commerciale con la società madre è automaticamente vietato. Il progetto russo Arctic LNG 2 è invece soggetto a misure più estese. La questione centrale dell’inchiesta riguarda quindi la natura concreta delle operazioni finanziarie e societarie e la loro compatibilità con le restrizioni applicabili. La replica di Polar LNG e la nomina del nuovo amministratore In un comunicato del 23 ottobre, Polar LNG ha respinto le accuse e ribadito che le attività di sviluppo vengono condotte nel rispetto delle leggi statunitensi. La società ha confermato che Tech Wave ha fornito finanziamenti e avviato lavori preliminari di ingegneria con imprese americane. Ha inoltre precisato di aver presentato all’OFAC una domanda di licenza per l’acquisto da Novatek di una struttura incompleta destinata al terminale. La società ha annunciato la nomina di Tim Talkington come amministratore delegato ad interim di Polar Train LNG. Talkington, presidente della società collegata Polar Eagle LNG, ha lavorato per oltre diciassette anni in Goldman Sachs ed è stato amministratore delegato di Goldman Sachs Bank Russia fino all’agosto 2022. La nomina è stata presentata dall’azienda come una misura per garantire la continuità gestionale dopo il cambiamento ai vertici. Polar LNG sostiene che il progetto rimane attivo e continua a cercare investitori e partner industriali americani. L’obiettivo dichiarato è avviare le prime consegne di gas entro la fine del 2030, subordinatamente al completamento delle autorizzazioni, al reperimento dei finanziamenti e alle attività tecniche necessarie.…