(AGENPARL) - Roma, 30 Ottobre 2026 - Roma, 29 ott. – "La conferma da parte della Cassazione dello stop all'area a caldo dell'ex Ilva segna la fine di una stagione di rinvii, promesse mancate e accanimento industriale sulla pelle dei cittadini e dei lavoratori di Taranto. È una pesante sconfitta politica per il Governo Meloni, che in questi quattro anni ha continuato a finanziare con risorse pubbliche un modello produttivo insostenibile, tentando di tenere in vita impianti obsoleti e inquinanti senza costruire una credibile alternativa industriale. Non solo nuovi finanziamenti, ma anche il ripristino dello scudo penale e una successione di decreti per garantire la continuità produttiva a carbone, nonostante le inchieste giudiziarie e le persistenti criticità ambientali e sanitarie. Come Movimento 5 Stelle abbiamo sostenuto con coerenza una linea chiara: chiusura dell'area a caldo, bonifiche, piena tutela dei lavoratori e dell'indotto, riconversione industriale e rilancio economico del territorio. Una posizione tradotta in atti parlamentari, proposte e iniziative concrete. Abbiamo promosso e contribuito a finanziare il ricorso contro l'Autorizzazione integrata ambientale e raccolto oltre 13mila firme contro il progetto del rigassificatore nel porto di Taranto. Non ci siamo limitati a denunciare: abbiamo indicato una strada alternativa. Il Governo ha scelto la strada opposta, continuando a inseguire la sopravvivenza di un modello industriale obsoleto. Persino nelle ultime settimane ha tentato di guadagnare altro tempo, autorizzando per decreto il mantenimento in riscaldo degli impianti dell'area a caldo, nonostante i provvedimenti della magistratura. Adesso basta. La presidente Meloni venga in Parlamento a riferire sul futuro dell'ex Ilva e risponda alla nostra mozione, depositata da tempo e ancora senza riscontro. Serve un Accordo di programma tra Governo, istituzioni territoriali e parti sociali che definisca un piano straordinario per la rinascita di Taranto, con risorse certe, tempi vincolanti e responsabilità precise. Un piano fondato sulla chiusura dell'area a caldo, sulle bonifiche e sulla messa in sicurezza ambientale, sulla salvaguardia occupazionale dei lavoratori diretti e dell'indotto, sui prepensionamenti e sulle tutele per gli esposti all'amianto, nonché su nuovi investimenti per la riconversione, il rilancio del porto, dell'Arsenale e delle filiere produttive e tecnologiche. Taranto non può continuare a essere ostaggio del ricatto tra salute e lavoro. La chiusura dell'area a caldo non deve significare la fine del futuro industriale della città, ma l'inizio di una nuova stagione di sviluppo sostenibile e occupazione. Il Governo Meloni ha perso quattro anni inseguendo il passato. Ora non faccia perdere a Taranto anche il futuro". Lo dichiara il sen. Mario Turco, Vicepresidente del M5S e Delegato alle Politiche Economiche e fiscali.
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