(AGENPARL) - Roma, 24 Ottobre 2026 - La visita di Marco Rubio in Uzbekistan rilancia la presenza americana in una regione strategica per minerali critici, energia e collegamenti commerciali. Annunciati accordi per 12 miliardi di dollari, mentre Washington punta sul Corridoio transcaspico per rafforzare i rapporti tra Asia ed Europa. Ma le repubbliche centroasiatiche non intendono rinunciare ai legami con Mosca e Pechino.
L’Asia centrale torna al centro della strategia internazionale degli Stati Uniti. La visita del segretario di Stato Marco Rubio a Samarcanda, il 19 ottobre, ha segnato un’accelerazione dei rapporti tra Washington e le cinque repubbliche centroasiatiche, in una regione dove la competizione tra grandi potenze si intreccia con il controllo delle risorse minerarie, delle infrastrutture energetiche e delle nuove rotte commerciali eurasiatiche. L’incontro nel formato C5+1, che riunisce Stati Uniti, Uzbekistan, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Turkmenistan, ha evidenziato la volontà americana di rafforzare una presenza economica ancora limitata rispetto a quella di Russia e Cina. Non si tratta di un ritorno improvviso, ma di un tentativo di dare maggiore consistenza commerciale a una relazione diplomatica sviluppata negli anni e rilanciata dal vertice ospitato alla Casa Bianca nel novembre 2025.
Il cambiamento più significativo riguarda gli strumenti scelti da Washington. La delegazione americana comprendeva oltre 200 rappresentanti del mondo imprenditoriale, un segnale della centralità attribuita agli investimenti privati, alle tecnologie industriali e alle catene di approvvigionamento. L’amministrazione statunitense considera ormai l’Asia centrale non soltanto un’area di interesse per la sicurezza regionale, ma un potenziale partner nella diversificazione delle forniture strategiche e nello sviluppo di collegamenti commerciali alternativi. Una prospettiva che incontra le ambizioni dei governi locali, interessati ad attrarre capitali senza compromettere le relazioni consolidate con Mosca e Pechino.
Minerali critici e investimenti: la nuova strategia americana
Al centro dell’iniziativa statunitense figurano le risorse minerarie indispensabili alle industrie tecnologiche e alla transizione energetica. Il Kazakistan è già un protagonista mondiale nella produzione di uranio, mentre altri Paesi della regione dispongono di giacimenti di rame, terre rare e materiali utilizzati nella produzione di batterie, semiconduttori, apparecchiature elettroniche e sistemi di difesa. Per Washington, diversificare l’accesso a queste risorse significa ridurre la vulnerabilità delle proprie filiere industriali, soprattutto nei segmenti nei quali la Cina mantiene una posizione dominante nella raffinazione e nella trasformazione dei minerali. L’interesse americano riguarda quindi non soltanto l’estrazione, ma anche la possibilità di sviluppare impianti di lavorazione, trasferimento tecnologico e accordi di fornitura a lungo termine.
Il risultato economico più visibile della visita è stato l’annuncio di 54 accordi e iniziative tra Uzbekistan e partner statunitensi, per un valore potenziale complessivo di circa 12 miliardi di dollari. Il pacchetto comprende progetti nell’industria, nei trasporti, nell’energia, nella finanza e nelle tecnologie digitali. Tra le società coinvolte figurano GE Aerospace, Wabtec, ReElement Technologies e importanti operatori finanziari internazionali. Occorre tuttavia distinguere il valore degli accordi annunciati dagli investimenti effettivamente realizzati: una parte delle intese riguarda progetti ancora subordinati a finanziamenti, contratti definitivi e autorizzazioni. La cifra rappresenta dunque un’indicazione dell’interesse commerciale americano, non un flusso di capitale già acquisito dall’economia uzbeka.
La cooperazione si estende anche a settori tecnologici meno immediatamente associati alla competizione geopolitica. Durante la visita, l’Uzbekistan ha aderito agli Artemis Accords, il quadro internazionale promosso dagli Stati Uniti per definire principi condivisi nell’esplorazione pacifica dello spazio. Washington ha inoltre manifestato interesse per la cooperazione nucleare civile, proponendo tecnologie legate ai piccoli reattori modulari. Quest’ultima iniziativa è particolarmente significativa perché Tashkent sta già sviluppando progetti nucleari con la Russia. La presenza di più interlocutori nello stesso settore dimostra come il governo uzbeko intenda utilizzare la concorrenza internazionale per ampliare le proprie possibilità tecnologiche e finanziarie.
L’Uzbekistan cerca autonomia tra Washington, Mosca e Pechino
La scelta di Samarcanda come sede dell’incontro riflette il crescente protagonismo diplomatico dell’Uzbekistan. Sotto la presidenza di Shavkat Mirziyoyev, Tashkent ha intensificato i rapporti economici e politici con partner differenti, cercando di trasformare la propria posizione geografica in un vantaggio strategico. Con una popolazione superiore ai 37 milioni di abitanti e un mercato interno in espansione, il Paese punta a modernizzare l’industria, attrarre investimenti e rafforzare il proprio ruolo nei collegamenti commerciali regionali. L’apertura verso gli Stati Uniti rientra in questa strategia, ma non implica un allontanamento automatico dalle altre potenze presenti nell’area.
La Russia conserva un’influenza considerevole attraverso i rapporti economici, le infrastrutture energetiche, la cooperazione militare e i flussi migratori. La Cina, invece, ha costruito negli ultimi decenni una presenza commerciale e finanziaria sostenuta da investimenti nei trasporti, nell’industria e nelle reti logistiche. Gli Stati Uniti devono quindi confrontarsi con concorrenti che dispongono di vantaggi geografici e relazioni consolidate. La loro proposta si concentra soprattutto sull’accesso ai mercati internazionali, sulle tecnologie avanzate e sulla possibilità di diversificare le fonti di finanziamento, ma la capacità di trasformare queste opportunità in progetti competitivi dipenderà anche dalle condizioni offerte dai governi centroasiatici.
La politica estera uzbeka riflette una tendenza condivisa, con differenze significative, dalle altre repubbliche della regione: evitare che la cooperazione con una grande potenza comporti un’esclusione delle altre. Questa strategia consente di ottenere maggiori margini negoziali, ma richiede un equilibrio delicato tra interessi economici e pressioni geopolitiche. Per Washington il problema non è necessariamente sostituire Russia e Cina, obiettivo difficilmente realistico, quanto costruire una presenza sufficientemente solida da diventare un’alternativa credibile in settori strategici.
Il Corridoio di Mezzo e la nuova geografia commerciale
Un altro elemento centrale dei colloqui di Samarcanda riguarda il rafforzamento dei collegamenti tra Asia centrale ed Europa attraverso il Mar Caspio. Il cosiddetto Corridoio di Mezzo, o rotta transcaspica, collega le reti ferroviarie dell’Asia centrale ai porti del Caspio, attraversa l’Azerbaigian e la Georgia e prosegue verso la Turchia e i mercati europei. Il suo valore strategico consiste nell’offrire un percorso commerciale che non dipenda esclusivamente dai collegamenti attraverso la Russia o l’Iran, aumentando le possibilità di scelta per esportatori, operatori logistici e governi della regione.
Durante l’incontro C5+1, gli Stati Uniti e i Paesi centroasiatici hanno espresso sostegno allo sviluppo della rotta, alla cooperazione industriale e alla semplificazione delle procedure doganali. Il potenziale economico è rilevante, ma gli ostacoli restano considerevoli. Il trasporto transcaspico richiede diversi passaggi tra ferrovia e navigazione marittima, con costi aggiuntivi, capacità portuali da ampliare e procedure amministrative che possono rallentare le spedizioni. La competitività del collegamento dipenderà quindi dagli investimenti nelle infrastrutture, dalla digitalizzazione delle operazioni e dal coordinamento tra Paesi attraversati. Per il momento, il sostegno politico americano non equivale a un finanziamento già definito per l’intero sistema logistico.
In questa prospettiva assume particolare importanza l’Azerbaigian, che costituisce uno snodo fondamentale tra il Mar Caspio e il Caucaso meridionale. Il porto di Alat, le infrastrutture ferroviarie e i collegamenti con Georgia e Turchia permettono a Baku di proporsi come piattaforma di transito e distribuzione per le merci provenienti dall’Asia centrale. Un aumento degli investimenti americani nelle reti transcaspiche potrebbe rafforzare questa funzione, offrendo nuove opportunità anche ai Paesi europei interessati a diversificare gli scambi con l’Eurasia. Il successo del progetto dipenderà tuttavia dalla capacità di superare i colli di bottiglia logistici e di garantire costi e tempi competitivi rispetto alle rotte tradizionali.
L’interesse americano per i collegamenti tra Asia centrale ed Europa si inserisce in una partita geopolitica che coinvolge anche il Caucaso meridionale. Come già approfondito da Agenparl nell’articolo del 5 ottobre, «Iran, Araqchi avverte sulle interferenze nel Caucaso», il progetto TRIPP e la prospettiva di un maggiore coinvolgimento statunitense nelle infrastrutture regionali alimentano le preoccupazioni di Teheran, contraria a un rafforzamento della presenza extraregionale lungo i propri confini. Il TRIPP non coincide con il Corridoio di Mezzo, ma può integrarsi nella più ampia rete di collegamenti eurasiatici. La visita di Rubio a Samarcanda aggiunge a questo scenario la dimensione economica: Washington punta a sostenere la propria presenza attraverso capitali, tecnologie, risorse strategiche e nuove opportunità commerciali.
La competizione si deciderà sui progetti realizzati
La visita di Rubio evidenzia un cambiamento nella politica americana verso l’Asia centrale, ma non determina automaticamente una redistribuzione dell’influenza regionale. Washington dispone di capacità tecnologiche, finanziarie e industriali importanti, mentre Russia e Cina continuano a beneficiare della prossimità geografica e di rapporti economici radicati. Anche l’Unione europea, la Turchia e gli Stati del Golfo stanno ampliando la propria presenza, contribuendo a rendere il quadro più competitivo e meno riconducibile a una semplice contrapposizione tra blocchi.
Per le repubbliche centroasiatiche questa pluralità di interlocutori rappresenta un’opportunità, purché gli investimenti promessi producano infrastrutture, occupazione qualificata e capacità industriali locali. Le intese annunciate a Samarcanda saranno quindi valutate soprattutto in base alla loro realizzazione, alla sostenibilità economica e alla possibilità di trasferire competenze. Il rischio, altrimenti, è che l’attenzione diplomatica delle grandi potenze si traduca in una successione di memorandum privi di effetti strutturali.
La sfida americana non consiste nel sottrarre l’Asia centrale all’influenza di Mosca o Pechino, ma nel dimostrare che esiste spazio per un ulteriore partner capace di offrire risultati concreti. Per Uzbekistan e Paesi vicini, il vantaggio più importante potrebbe essere proprio questo: trasformare la competizione internazionale in una maggiore autonomia economica e politica, senza dover scegliere un unico centro di riferimento.
