(AGENPARL) - Roma, 23 Luglio 2026 - ROMA, 23 luglio – "Sono profondamente convinta che non ci possa essere rieducazione se prima non c'è disintossicazione, la liberazione dalle dipendenze è il presupposto per abbracciare un vero percorso di rieducazione e per far sì che la finalità rieducativa della pena abbia un senso reale e concreto nei confronti di questi soggetti. Ma sappiamo che c'è un altro intento per cui il Governo ci propone questo provvedimento: quello di dare una risposta, decisamente tardiva, al problema del gravissimo sovraffollamento carcerario, dal momento che sulle politiche per le carceri il Governo nulla ha fatto in quasi 4 anni se non raccontarci – e solo quando noi lo abbiamo preteso – lo stato di avanzamento del piano di edilizia penitenziaria. Se quindi è apprezzabile finalmente la presa in carico da parte del Governo di queste problematiche serie e complesse, non del tutto condivisibili appaiono le soluzioni proposte perché piene di criticità. Lo stesso governo parla di primo passo ma non è pensabile che si faccia una sperimentazione sul campo. Così come non è giusto ignorare le segnalazioni degli auditi. Sia chiaro: già oggi con la normativa vigente è previsto per i detenuti tossicodipendenti l'affidamento in prova al servizio sociale per proseguire o intraprendere l'attività terapeutica. Allora cosa non funziona? Perché le carceri sono piene di detenuti tossicodipendenti? Innanzi tutto a causa della mancanza di posti sufficienti nelle strutture che accolgono questi soggetti destinatari dei trattamenti di riabilitazione e terapeutici. Basteranno i 14 milioni stanziati da questo Ddl per colmare la lacuna? Certamente no. Così come tutti i magistrati di sorveglianza auditi ci hanno detto che con l'attuale organico è impossibile già oggi far fronte tempestivamente all'istruttoria di tutte le istanze, figuriamoci cosa avverrà domani quando le domande si moltiplicheranno.
Altro limite – ci dicono – si è rivelata la soglia della pena residua di sei anni perché chi compie tanti reati e cumula tante condanne non può accedere ai programmi di recupero e di riabilitazione. Ma il testo che eleva la soglia della pena residua a 8 anni in realtà non parla di pena residua derivante da cumulo ed anzi ne esclude l'applicazione nei confronti di chi è recidivo, per cui a ben vedere a beneficiare dell'estensione della misura e del rilevante sconto della pena eseguita in carcere sarà proprio chi è stato destinatario di una condanna ad una sola pena secca anche molto importante. Saranno esclusi solo i condannati ai reati c.d. ostativi per i quali la soglia rimarrà una pena da scontare di 4 anni massimo. Ma è una cautela sufficiente per bilanciare le esigenze del detenuto tossicodipendente con il principio di certezza della pena? Noi siamo francamente preoccupati.
Ancora: abbiamo chiesto di prevedere che quando il detenuto tossicodipendente sia un condannato per uno dei reati di violenza di genere, sia stabilito che possa accedere esclusivamente a programmi che prevedano la collocazione presso strutture residenziali dotate di un minimo di vigilanza e che sia loro applicato il braccialetto elettronico per coniugare il trattamento con le esigenze di tutela delle vittime del reato.
Infine risulta incredibile l'articolo 94-quater che introduce una forma di patteggiamento speciale per cui l'imputato tossicodipendente o alcoldipendente può patteggiare 8 anni a condizione di accettare di proseguire o intraprendere un trattamento terapeutico di riabilitazione. La Lega, tanto sensibile al tema, lo sa che la pena minima per l'omicidio stradale o nautico aggravato dall'uso di sostanze stupefacenti o alcol è proprio di 8 anni e che quindi con questo provvedimento gli autori di questo reato potrebbero non fare neanche un giorno di carcere?"
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