(AGENPARL) - Roma, 14 Luglio 2026 - Direttore Responsabile: Laura Sutto
"Signor Presidente, Assessori, Colleghe e Colleghi Consiglieri,
ci sono momenti nei quali la politica è chiamata a scegliere.
Scegliere se limitarsi a far quadrare i conti oppure difendere la dignità delle persone.
Scegliere se nascondersi dietro un bilancio oppure assumersi il peso delle proprie responsabilità.
E quando si parla di SANITÀ queste scelte emergono tutte nella loro complessità.
Quando si parla di SANITÀ si parla della vita delle persone e non di capitoli di spesa.
Quando si parla di SANITÀ si parla della paura di una madre che aspetta una diagnosi.
Dell'angoscia di un padre davanti a un pronto soccorso saturo.
Dell'anziano che rinuncia a curarsi perché non riesce più ad ottenere una visita.
Di un malato oncologico che aspetta settimane che possono valere una vita.
Questa è la SANITÀ.
Non una colonna di numeri.
Ma il volto più umano delle Istituzioni e della politica.
Ed è proprio per questo che oggi non possiamo fingere che il problema sia soltanto il disavanzo.
Il disavanzo è il sintomo.
La malattia è un'altra.
La malattia si chiama anni di programmazione sbagliata.
Si chiama incapacità di pianificare.
Si chiama assenza di investimenti sul personale.
Si chiama rinvio continuo delle decisioni difficili.
Si chiama responsabilità politica.
Responsabilità che oggi non possono essere scaricate sui cittadini pugliesi.
Perché questa storia la conosciamo.
Prima si accumulano i disavanzi.
Poi si aumentano le tasse.
Poi si tagliano i servizi.
Poi si chiede ai medici, agli infermieri e agli operatori sanitari di colmare con il proprio sacrificio i vuoti creati dalla politica.
È un copione che si ripete già da troppo tempo.
Ed è un copione che deve finire.
Volete che vi faccia un esempio?
Nei giorni scorsi la Direzione Strategica dell'ASL di Taranto ha ridotto il tetto delle prestazioni aggiuntive.
Qualcuno ha definito questo atto deliberativo una misura di riequilibrio finanziario.
Al contrario io la considero una misura di arretramento sanitario.
Come si può sostenere che quelle ore siano indispensabili e, poi, nello stesso tempo, decidere di eliminarle?
Come si può compiere una scelta del genere senza presentare contestualmente un piano straordinario di assunzioni?
Dove sono i medici?
Dove sono gli infermieri?
Dove sono gli operatori socio-sanitari?
Da dove arriveranno?
Chi coprirà i turni?
Chi garantirà i pronto soccorso?
Chi assicurerà l'apertura delle sale operatorie?
Chi assisterà i pazienti durante la notte?
Chi garantirà la sicurezza delle cure?
Il dramma di questa situazione è che:
se diminuiscono le ore disponibili e il personale rimane identico, diminuiranno inevitabilmente le prestazioni.
È un'equazione.
Non è un'opinione.
E allora prepariamoci ad affrontare la realtà.
Liste d'attesa ancora più lunghe.
Interventi chirurgici rinviati.
Pronto soccorso ancora più congestionati.
Reparti sempre più sotto pressione.
Personale sempre più esausto.
Cittadini sempre più costretti a cercare risposte altrove.
Fuori provincia.
Fuori regione.
Oppure nel privato.
E questo significa una sola cosa:
Che il diritto alla salute rischia di trasformarsi nel privilegio di chi può pagare.
Ed è una prospettiva che una Regione civile non può accettare.
Come non posso accettare che si pensi di sostituire le prestazioni aggiuntive con il ricorso sistematico allo straordinario.
Lo straordinario nasce per affrontare l'eccezione.
Non per diventare la regola.
Non si costruisce una sanità moderna spremendo fino all'ultima energia chi già oggi lavora oltre ogni limite.
Non si governa la sanità aumentando la fatica.
Si governa assumendo personale, programmando ed investendo.
Per questo chiedo un piano straordinario di riequilibrio per la provincia di Taranto.
Chiedo assunzioni vere, abbattimento delle liste d'attesa, la piena operatività dell'Ospedale San Cataldo come Policlinico, il rafforzamento di tutti i Presidi Ospedalieri a cominciare dal San Pio di Castellaneta, dal Giannuzzi di Manduria a quello della Valle d'Itria.
E mentre rivolgo queste richieste desidero ringraziare ancora i medici, gli infermieri, gli operatori socio-sanitari e tutto il personale che, spesso in condizioni difficilissime, continuano ogni giorno a garantire cure, professionalità e umanità.
Dobbiamo ringraziare loro se, oggi, la sanità tarantina e quella pugliese continua a reggere.
Non certo grazie alle scelte della politica sanitaria degli ultimi venti anni.
Colleghe e Colleghi,
la storia giudica le istituzioni non per i bilanci che si approvano, ma per i diritti che difendono.
Per il coraggio che dimostrano.
Per la capacità di proteggere i più fragili quando è più difficile farlo.
Io starò sempre dalla parte di chi indossa un camice.
Io starò sempre dalla parte dei cittadini che chiedono soltanto di essere curati.
La sanità è il volto più alto di un Paese.
E chi sceglie di indebolirla non indebolisce soltanto un servizio.
Indebolisce la fiducia dei cittadini nello Stato.
Perché finché, in questa Aula, avrò voce, continuerò a difendere la sanità, i suoi lavoratori e il diritto alla salute."
