(AGENPARL) - Roma, 11 Luglio 2026 - "La deliberazione n. 274 del 2026 dell'ASL di Taranto, quella sul tetto di spesa delle prestazioni aggiuntive per l'anno 2026 è una decisione gravissima, destinata ad avere effetti pesantissimi sulla sanità della provincia jonica – ha dichiarato il consigliere regionale Antonio Paolo Scalera, segretario della Commissione Sanità -. Dietro il paravento del riequilibrio economico-finanziario si nasconde una scelta che rischia di tradursi in meno assistenza, meno sicurezza, meno servizi e meno diritto alla salute per migliaia di cittadini. Una scelta che non possiamo accettare. L'aspetto più sconcertante è che la stessa deliberazione riconosce espressamente che le prestazioni aggiuntive sono indispensabili per fronteggiare la cronica carenza di personale e per evitare l'interruzione di pubblico servizio. Se sono indispensabili, come può qualcuno pensare di eliminarne una parte consistente senza prima assumere medici, infermieri e operatori sanitari? La verità è semplice. Le prestazioni aggiuntive oggi non rappresentano un lusso né un privilegio. Sono il pilastro che consente agli ospedali della provincia di Taranto di continuare ad erogare prestazioni e a garantire turni, pronto soccorso, sale operatorie e servizi essenziali".
"Chi toglie quel pilastro mette a rischio l'intero sistema. Senza quelle migliaia di ore di lavoro garantite attraverso le prestazioni aggiuntive – ha proseguito Scalera-, il rischio concreto è una progressiva riduzione dell'attività sanitaria, fino a rendere inevitabili chiusure temporanee, ridimensionamenti o accorpamenti di reparti e servizi. Chi sostiene il contrario dica ai cittadini, con la massima trasparenza, dove troverà il personale necessario a coprire i turni che oggi vengono garantiti grazie alle prestazioni aggiuntive.Perché la matematica non è un'opinione. Se diminuiscono le ore di lavoro disponibili e il personale resta lo stesso, diminuiscono inevitabilmente le prestazioni sanitarie. E quando diminuiscono le prestazioni, a pagare il prezzo sono i cittadini. Ci saranno più liste d'attesa, più pronto soccorso e sale operatorie in affanno, più interventi rinviati, più reparti in difficoltà, più mobilità sanitaria, più persone costrette a rivolgersi al privato. È una prospettiva che respingo con assoluta determinazione. Nessuno pensi di utilizzare il risanamento dei conti come alibi per smantellare, pezzo dopo pezzo, la sanità pubblica. Taranto ha già pagato abbastanza e continua a convivere con una delle più gravi emergenze ambientali e sanitarie della regione e dell'intero Paese. È il territorio che registra da anni una pressione sanitaria superiore rispetto ad altre realtà pugliesi. È la comunità che ha sopportato sacrifici enormi senza ricevere un livello di investimenti e di servizi adeguato. Ed oggi, anziché rafforzare il sistema sanitario, si stanno sottraendo ulteriori risorse. È inaccettabile. Ancora più grave appare la scelta di sostituire le prestazioni aggiuntive con il ricorso sistematico al lavoro straordinario. Lo straordinario serve a fronteggiare esigenze eccezionali. Non può diventare il modello ordinario con cui organizzare il lavoro. Significa aumentare i carichi di lavoro, esporre il personale a livelli sempre maggiori di stress, incrementare il rischio clinico e compromettere la sicurezza dei pazienti. Lo stabilisce il contratto nazionale di lavoro. Il disavanzo della sanità pugliese, stimato in circa 350 milioni di euro, non nasce oggi. È il risultato di venti anni di errori nella programmazione, di scelte gestionali sbagliate e di criticità mai affrontate con il coraggio necessario. Quegli errori non possono essere scaricati ancora una volta sui cittadini. Prima aumentando la pressione fiscale, poi riducendo i servizi ed infine chiedendo ai lavoratori della sanità di coprire, con ulteriori sacrifici, le carenze di un sistema che continua a non investire sul personale. Per queste ragioni chiedo alla nuova Direzione Strategica dell'ASL Taranto di sospendere immediatamente gli effetti della deliberazione nella parte relativa alla riduzione delle prestazioni aggiuntive e di aprire un confronto vero con le organizzazioni sindacali, i professionisti e le istituzioni".
"L'ASL di Taranto – ha concluso Scalera – presenti un piano organizzativo serio, credibile e verificabile che dimostri come intenda garantire gli attuali livelli di assistenza senza ridurre la sicurezza delle cure e senza procedere ad alcun ridimensionamento, accorpamento o chiusura di reparti e servizi. Non esistono tagli alle prestazioni aggiuntive senza conseguenze sull'assistenza sanitaria. Non esistono ospedali che funzionano con meno personale quando il personale già oggi non basta. Non esistono bilanci che possano essere risanati comprimendo un diritto fondamentale tutelato dall'articolo 32 della Costituzione. Su questo non ci saranno ambiguità. La sanità pubblica si salva assumendo personale, investendo negli ospedali e rafforzando i servizi. Non tagliando le ore di lavoro che oggi tengono aperti i reparti. Chi sceglie questa strada deve assumersene fino in fondo la responsabilità politica davanti ai cittadini della provincia di Taranto". /comunicato
