(AGENPARL) - Roma, 10 Giugno 2026 - "C'è una profonda contraddizione nel decreto carburanti. Da settimane il Governo rivendica con orgoglio la flessibilità concessa dall'Unione europea per intervenire sui prezzi dei carburanti, presentandola come una vittoria politica. Peccato che quella flessibilità sia figlia della stessa strategia europea che questa maggioranza ha sempre combattuto: transizione energetica, riduzione della dipendenza dai combustibili fossili, investimenti nelle rinnovabili e sicurezza energetica".
"Il Governo festeggia uno strumento costruito da quell'Europa che per anni ha accusato di essere ideologica. Ma la contraddizione è ancora più evidente se guardiamo a ciò che ha fatto pochi mesi fa: dal primo gennaio ha aumentato le accise sul diesel, con il cosiddetto riallineamento dei sussidi ambientalmente dannosi, incassando circa 400 milioni di euro all'anno in più. Soldi pagati ogni giorno da cittadini e imprese che spesso non hanno alternative, perché quelle alternative il Governo non le ha volute costruire".
"Se davvero l'obiettivo fosse stato eliminare i sussidi ambientalmente dannosi, quel gettito avrebbe dovuto essere reinvestito per accelerare la transizione, rafforzare le comunità energetiche, sostenere le famiglie e le imprese nel ridurre il consumo di fonti fossili e aumentare la produzione da rinnovabili. Invece si è scelto di fare cassa senza costruire alternative, salvo poi correre ai ripari quando una crisi internazionale fa salire i prezzi dei prodotti fossili".
"Non contestiamo l'intervento emergenziale in sé. Contestiamo il fatto che il Governo continui a ignorare l'unica soluzione strutturale: ridurre la dipendenza dalle fonti fossili. Ogni comunità energetica realizzata, ogni impianto rinnovabile installato sui tetti dei capannoni industriali, ogni sistema di accumulo e ogni rete modernizzata riduce l'esposizione dell'Italia alle crisi internazionali. La transizione energetica non è solo una misura ambientale: è sicurezza economica, sociale, industriale e geopolitica".
"Lo vediamo anche sul piano sanitario. In Pianura Padana, il territorio da cui provengo, la qualità dell'aria continua a essere una delle grandi emergenze rimosse del Paese. Si continua a parlare di competitività del Nord, che produce una parte enorme della ricchezza nazionale, ma troppo spesso si dimentica il costo umano e ambientale di un modello ancora fondato sulle emissioni e sulla combustione di fonti fossili".
"Per attenuare davvero gli effetti della volatilità dei mercati internazionali degli idrocarburi serve un piano organico di investimenti pubblici e industriali: più rinnovabili, reti moderne, accumuli, trasporto pubblico locale, trasporto su rotaia, elettrificazione dei consumi, efficienza energetica degli edifici. Invece il Governo rallenta proprio le tecnologie che possono garantire bollette più basse, competitività e indipendenza energetica, mentre continua a raccontare la favola di un nucleare che, nella migliore delle ipotesi, arriverà tra decenni".
"Questa è la differenza tra noi e loro: il Governo pensa che la politica energetica sia intervenire sulle accise quando scoppia una crisi. Noi pensiamo che la politica energetica sia fare in modo che la prossima crisi pesi molto meno sulle tasche degli italiani. Anche la Commissione europea indica questa strada: la flessibilità deve servire a investimenti verdi strutturali, non a sussidi temporanei incapaci di risolvere il problema alla radice".
"L'attuale approccio del Governo non è una strategia energetica: è gestione permanente dell'emergenza. Un Paese che vive di decreti tampone resterà sempre ostaggio del prezzo delle fonti fossili. Un Paese che investe seriamente in rinnovabili, reti, accumuli e innovazione sarà invece più competitivo, più autonomo e più libero", conclude Sironi.
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