(AGENPARL) - Roma, 2 Maggio 2026 - Il baricentro della politica estera statunitense si sposta bruscamente dall’Europa orientale al Medio Oriente, portando con sé una scia di tensioni che rischia di incrinare definitivamente l’asse transatlantico. L’amministrazione guidata da Donald Trump avrebbe ormai mutato approccio nei confronti degli alleati europei: non più cooperazione, ma critiche aperte e ritorsioni.
Il focus della Casa Bianca si è progressivamente allontanato dalla crisi ucraina per concentrarsi quasi esclusivamente sulle operazioni militari contro l’Iran. Una disattenzione che si accompagna alla crescente frustrazione del Presidente Trump per il mancato sostegno dei partner NATO nella guerra contro la Repubblica Islamica.
I punti di rottura: Merz e il ritiro dalla Germania
Le divergenze tra Washington e le capitali europee starebbero diventando irreconciliabili. Al centro dello scontro c’è in particolare la Germania: le recenti frizioni con il Cancelliere Friedrich Merz avrebbero spinto Trump a accelerare i piani per la riduzione del contingente militare statunitense in territorio tedesco. Un segnale interpretato dagli osservatori non solo come una mossa strategica, ma come una vera e propria punizione verso Berlino.
L’asse con Mosca e l’isolamento europeo
A confermare il clima di gelo con l’Europa sarebbe stato anche il colloquio telefonico dello scorso 29 aprile tra Donald Trump e Vladimir Putin. Mentre il dialogo con il Cremlino prosegue, il Presidente statunitense sembra intenzionato a usare il pugno duro con i vecchi alleati, colpevoli di voler mantenere una linea di autonomia rispetto all’offensiva contro Teheran.
Questo atteggiamento sta producendo l’effetto opposto a quello sperato dalla Casa Bianca: invece di piegarsi, le potenze europee starebbero accelerando i piani per ridurre la propria dipendenza diplomatica e militare da Washington, nel tentativo di preservare una stabilità regionale che la nuova strategia americana sembra mettere a dura prova.
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