(AGENPARL) - Roma, 25 Febbraio 2026 - (AGENPARL) – Wed 25 February 2026 GUARDIA DI FINANZA
Comando Provinciale Ancona
COMUNICATO STAMPA
25/02/2026
GdiF ANCONA: FRODI FISCALI PER 5 MILIARDI DI EURO E RICICLAGGIO
INTERNAZIONALE: CENTINAIA DI INDAGATI, DISPOSTI SEQUESTRI PER 1 MILIARDO DI
EURO E SEQUESTRATI BENI E VALORI PER 50 MILIONI DI EURO
ANCONA – Si è conclusa una vasta indagine del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ancona,
coordinata dalla Procura della Repubblica di Ancona, che ha portato alla luce un articolato sistema di frodi fiscali
e riciclaggio di denaro su scala nazionale ed internazionale.
L’operazione denominata Cash Back, condotta dalla Tenenza di Senigallia, ha consentito di individuare e di
incidere su un sistema criminale ramificato, sofisticato e capace di muovere 5 miliardi di euro, operando tra Italia
ed estero.
L’inchiesta ha preso avvio nel 2023 a seguito di alcuni controlli fiscali avviati d’iniziativa dalle Fiamme Gialle di
Senigallia nei confronti di laboratori tessili situati a Senigallia, Corinaldo e Trecastelli. Le aziende, tutte
riconducibili a soggetti di nazionalità cinese, operavano nel settore della confezione di abbigliamento per conto
di numerosi committenti italiani, inserendosi in un comparto strategico per l’economia della provincia di
Ancona.
Fin dalle prime verifiche, i militari hanno riscontrato anomalie significative nella gestione finanziaria delle
imprese controllate. In particolare, sono emersi ingenti e sistematici prelievi di denaro contante dai conti correnti
aziendali, effettuati tramite sportelli ATM, in corrispondenza alla ricezione dei pagamenti delle fatture emesse.
In uno dei casi più eclatanti, i prelievi hanno superato i 200 mila euro in un solo anno.
Nel tempo, si è assistito ad una vera e propria evoluzione del sistema illecito adottato per frodare il fisco ed
esportare all’estero i capitali illeciti.
Originariamente, il sistema di false fatturazioni veniva gestito in house dai titolari dei laboratori tessili, i quali
costituivano nello stesso sito produttivo più imprese cartiere, intestate a familiari, dipendenti ed ex dipendenti,
allo scopo di utilizzare fatture false emesse dalle stesse imprese operanti all’interno dell’opificio.
I numerosi controlli e sequestri eseguiti inducevano i medesimi titolari degli stabilimenti produttivi ad adottare
un sistema fraudolento più insidioso ed organizzato, ricorrendo ai servizi messi a disposizione da soggetti,
collocati soprattutto nel nord Italia, che avevano costituito una vera e propria rete di imprese fittizie, in grado di
fornire false fatture a fronte di significativi compensi e di trasferire all’estero i correlati profitti illeciti.
Detti trasferimenti di denaro verso l’estero, originariamente sono stati affidati a corrieri o spalloni; a causa dei
numerosi rinvenimenti e sequestri eseguiti alla frontiera ad opera dei Reparti della Guardia di Finanza, sono stati
progressivamente sostituiti da bonifici bancari verso la Cina, apparentemente giustificati con documenti attestanti
false operazioni di importazione.
L’approfondimento investigativo, sviluppato nel corso di diversi mesi e supportato da complesse analisi
finanziarie e bancarie, ha consentito di individuare un sistema fraudolento di dimensioni ben più ampie. Gli
investigatori hanno, infatti, ricostruito il sistema criminale con cui venivano create e gestite società apri e chiudi,
intestate a prestanome italiani e stranieri, con sedi sparse in numerose regioni del territorio italiano, soprattutto
del Nord Italia.
L’operazione Cash Back, costituisce lo sviluppo investigativo della precedente operazione Fast and Clean,
sempre condotta dalla Tenenza di Senigallia su delega e sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di
Ancona.
Complessivamente, i due filoni d’indagine, hanno portato alla scoperta di 433 imprese costituite sulla carta e
prive di qualsiasi struttura, domiciliate fittiziamente presso grandi centri direzionali e commerciali, che nulla
acquistavano e pertanto nulla potevano vendere il cui unico scopo era quello di emettere dietro compenso fatture
false. Autentici fatturifici che, nel giro di due o tre anni, hanno emesso fatture oggettivamente false per un valore
complessivo di 5 miliardi di euro. Società dalla vita brevissima – spesso non superiore a dodici mesi – ma capaci
di generare volumi d’affari enormi, con centinaia di milioni di euro di falso fatturato concentrato in un arco
temporale estremamente ristretto.
Oltre 60 mila le imprese italiane che risultano aver utilizzato dette false fatture.
Emblematico il caso di un’impresa con sede in un appartamento sito al sesto piano di un condominio
dell’hinterland milanese, che ha emesso in un solo trimestre fatture false per oltre 69 milioni di euro, senza
versare nulla all’Erario.
Nel corso delle perquisizioni effettuate, nei mesi di agosto e settembre dell’anno 2025, presso le dimore dei
soggetti che di fatto amministravano le suddette imprese oppure presso i centri di elaborazione dati che si
occupavano della loro gestione contabile, le Fiamme Gialle di Senigallia hanno sequestrato numerosi documenti
di identità: carte d’identità, permessi di soggiorno, passaporti intestati a cittadini cinesi abilmente contraffatti
mediante la sostituzione delle fotografie ed utilizzati per costituire società e aprire conti correnti bancari.
Sono state, inoltre, sequestrate numerose carte di credito collegate a conti correnti cinesi, con le quali venivano
effettuati pagamenti di decine di migliaia di euro per l’acquisto di beni di lusso presso prestigiosi centri
commerciali, carte di credito prepagate prive di IBAN, utilizzate per l’acquisto di beni rifugio, nonché sofisticate
apparecchiature elettroniche progettate per gestire simultaneamente oltre 40 account societari, elemento che ha
confermato l’elevato livello tecnologico e organizzativo dell’attività criminale.
Fondamentale è risultato essere il ruolo di alcuni centri di elaborazione dati compiacenti, gestiti da soggetti
italiani e cinesi, grazie ai quali, venivano emesse migliaia di fatture false, collocate sul mercato da broker
anch’essi italiani e cinesi, che fungevano da intermediari con gli imprenditori clienti alla ricerca di fatture fittizie
al fine di abbattere l’imponibile e ridurre il carico fiscale. Il suddetto meccanismo veniva, infatti, sfruttato anche
da sodalizi che si procurano le false fatture per riciclare proventi illeciti derivanti dalle truffe portate a termine,
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con l’indebita percezione di bonus edilizi e la negoziazione di crediti d’imposta inesistenti, realizzandosi così
una convergenza di più interessi criminali. Presso detti centri di elaborazione contabile sono state sequestrate più
Carte Nazionali dei Servizi (CNS), smart card con user-id e password, che consentivano ai possessori di operare
in nome e per conto di tutte le imprese fantasma.
Il sistema era collaudato ed eseguito secondo uno schema ripetitivo. In una prima fase il cliente, ovvero il
destinatario ed utilizzatore, riceveva una fattura pro-forma, contenente l’indicazione dell’IBAN su cui effettuare
il pagamento. L’oggetto della fattura veniva concordato di volta in volta, spaziando dall’acquisto di merci alle
prestazioni di servizi, dalle consulenze alle ristrutturazioni edilizie o anche generiche lavorazioni. Una volta
ricevuto il bonifico, la fattura veniva ufficialmente emessa e registrata nel sistema di fatturazione elettronica.
Il compenso per gli indagati era pari al 10% dell’imponibile della fattura, oltre al 22% dell’IVA. Il restante 90%
dell’imponibile veniva restituito all’imprenditore utilizzatore della fattura in denaro contante, realizzando di fatto
un sofisticato sistema di Cash Back illecito. Per reperire, il denaro necessario per la restituzione agli utilizzatori,
gli indagati si avvalevano di una rete di connazionali incaricati di raccogliere contante proveniente da esercizi
commerciali del Centro-Nord Italia, somme frutto di evasione fiscale o di altre attività illecite commesse sul
territorio nazionale da soggetti di etnia cinese. Infatti, il ruolo di alcuni indagati incaricati di raccogliere il denaro
contante veniva avvalorato da controlli stradali del tutto casuali che consentivano di sequestrare a loro carico
denaro contante per diverse centinaia di migliaia di euro.
In questo contesto, si inserisce la scoperta, avvenuta circa un anno fa, nel corso del primo filone di indagine –
operazione Fast and Clean – di una underground bank, una vera e propria banca occulta allestita all’interno di un
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