(AGENPARL) - Roma, 2 Gennaio 2026 - (AGENPARL) – Fri 02 January 2026 https://www.aduc.it/articolo/inquinamento+plastica+aduc+scrive+all+onu_40444.php
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Inquinamento da plastica. Aduc scrive all’ONU
Alla cortese attenzione
del Comitato Intergovernativo di Negoziazione sul Trattato Globale per l’Inquinamento da Plastica
Oggetto: Riflessione e richiesta di rilancio del processo negoziale sul Trattato globale contro l’inquinamento da plastica
Egregi Delegati,
la plastica è ormai ovunque: nei mari, nei fiumi, nell’aria che respiriamo, persino nel nostro sangue. È diventata parte del paesaggio quotidiano e, allo stesso tempo, una minaccia invisibile e persistente. Ma la plastica non è soltanto un rifiuto: è un simbolo del nostro modo di produrre, consumare e smaltire; di un sistema economico che corre veloce e lascia dietro di sé scie di imballaggi, fibre sintetiche e microgranuli.
La plastica rappresenta al tempo stesso infrastruttura e minaccia. Per molte economie emergenti è una leva di sviluppo industriale; per numerosi Paesi è sinonimo di lavoro, stabilità, sopravvivenza. Per altri, invece, è fonte di devastazione ecologica. È evidente che non si può semplicemente vietarla: occorre ripensarla. Ma ripensare un materiale che sostiene interi settori economici richiede tempo, fiducia e alleanze solide.
Nel 2022, l’Assemblea delle Nazioni Unite ha avviato un processo storico per giungere a un accordo globale volto a porre fine all’inquinamento da plastica entro il 2040. Un obiettivo ambizioso, necessario, urgente. Tuttavia, già allora si intravedevano le prime crepe dietro le dichiarazioni solenni.
Oggi, i negoziati per un trattato internazionale si sono fermati.
Il nodo centrale non risiede nella mancanza di volontà politica, bensì nell’assenza di una definizione condivisa di cosa significhi realmente “porre fine all’inquinamento da plastica”. Per alcuni Stati, ciò implica migliorare la gestione dei rifiuti e incentivare il riciclo; per altri, significa ridurre drasticamente la produzione di polimeri. Questa divergenza semantica si è trasformata in uno stallo geopolitico, dove interessi economici e vulnerabilità ambientali si scontrano senza un terreno comune.
Eppure, più che un fallimento, questo momento potrebbe rappresentare una pausa necessaria per ripensare non solo il contenuto del trattato, ma anche il metodo con cui lo stiamo costruendo.
Uno dei problemi principali è che non si parla la stessa lingua politica. L’espressione “porre fine all’inquinamento da plastica” assume significati diversi a seconda dei contesti nazionali. Senza una definizione condivisa, è impossibile costruire un accordo solido e duraturo.
A ciò si aggiunge una tempistica negoziale eccessivamente rigida: si è tentato di arrivare a un testo definitivo in meno di due anni, nonostante il tema coinvolga industria, commercio, salute pubblica, ambiente e giustizia sociale. Un orizzonte temporale troppo breve per una sfida così vasta.
La storia dimostra che un approccio graduale e vincolante può funzionare. Il Protocollo di Montréal del 1987, dedicato alla protezione della fascia di ozono, è un esempio di successo globale. Pur nella diversità delle due crisi, esistono analogie strutturali che rendono quel modello replicabile, con gli opportuni adattamenti.
Per avanzare, occorre:
* classificare le plastiche più dannose (polimeri vergini, microplastiche, additivi tossici);
* distinguere tra usi essenziali e superflui (ad esempio dispositivi medici vs. imballaggi monouso);
* definire una lista dinamica di materiali da eliminare o sostituire;
* stabilire un calendario realistico di riduzione e rimozione graduale;
* finanziare infrastrutture di raccolta e riciclo;
* sostenere la ricerca su materiali alternativi e sistemi circolari.
Il Trattato globale sulla plastica non è fallito. È in pausa.
E come ogni pausa, può diventare un’occasione per riflettere, correggere e rilanciare con maggiore lucidità e ambizione.
Confidiamo che le Nazioni Unite sapranno trasformare questo momento di stallo in un nuovo inizio, capace di coniugare responsabilità ambientale, equità internazionale e sviluppo sostenibile.
Primo Mastrantoni – presidente Comitato tecnico-scientifico di Aduc
COMUNICATO STAMPA DELL’ADUC
URL: http://www.aduc.it
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