(AGENPARL) - Roma, 18 Dicembre 2024 - (AGENPARL) – mer 18 dicembre 2024 RELAZIONE ANNUALE CNEL
SULLO STATO DELLA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA
NELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI
EXECUTIVE SUMMARY
L’articolo 10-bis della legge 30 dicembre 1986, n. 936 (introdotto dalla legge 4 marzo 2009,
n. 15, nell’ambito di un ampio disegno di monitoraggio e valutazione dei livelli e della
qualità dei servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni centrali e locali) assegna al CNEL
il compito di predisporre su base annuale una relazione sullo stato della contrattazione
collettiva nelle pubbliche amministrazioni con particolare riferimento alle esigenze della
vita economica e sociale.
Dopo alcuni anni di silenzio, il programma della XI Consiliatura ha fatto proprio
l’obiettivo di rendere effettiva l’osservazione della contrattazione collettiva del settore
pubblico, così da integrare e completare l’attività che il CNEL svolge con riferimento alle
dinamiche retributive e contrattuali del settore privato.
Obiettivo prioritario della presente relazione è stato pertanto quello di ripristinare questa
attribuzione legislativa del CNEL mettendo a fuoco i presupposti storici e normativi e le
basi metodologiche, informative e concettuali per una analisi attendibile e sistematica
delle dinamiche contrattuali nel settore pubblico. Centrale, nella relazione, è anche
l’attenzione riservata a quella che è la principale e fondamentale fonte informativa e
documentale in materia che è rappresentata dall’Archivio nazionale dei contratti e degli
accordi collettivi di lavoro del CNEL.
In questa prospettiva si è reso necessario prendere le mosse da una puntuale e fedele
ricostruzione del quadro normativo del settore pubblico a partire dalla prima
introduzione, nel 1983, dello strumento della contrattazione collettiva nel settore
pubblico, attraverso le fasi della progressiva estensione delle regole del diritto del lavoro
privato al lavoro pubblico e il conseguente mutevole rapporto tra lo spazio assegnato alla
legge e lo spazio che viene delegato alla contrattazione collettiva secondo una evoluzione
storica, a tratti contraddittoria e comunque altalenante, che viene fotografato e documentata
nella presente relazione.
La contrattazione collettiva rappresenta in effetti un pilastro fondamentale nella gestione
del lavoro pubblico in Italia, perché traccia gran parte della disciplina applicata a milioni
di dipendenti chiamati a garantire il funzionamento del sistema pubblico e la qualità dei
servizi offerti dalle pubbliche amministrazioni ai cittadini e al sistema economicoproduttivo.
La diversificazione nella composizione dei comparti, che riflette la complessità della
macchina amministrativa italiana, determina a sua volta una notevole differenziazione nella
disciplina contenuta nei contratti.
La Relazione offre un quadro, aggiornato al 30 settembre 2024, delle informazioni
desumibili dall’Archivio CNEL che, per quanto possibile, riproduce per la contrattazione di
livello nazionale la stessa struttura di archiviazione del settore privato, il cui asse portante
è l’associazione dei contratti al numero di lavoratori dipendenti a cui si applicano.
Per i contratti collettivi nazionali di lavoro del settore pubblico è stata effettuata una
elaborazione dal Conto Annuale delle Pubbliche Amministrazioni della Ragioneria
Generale dello Stato (Conto Annuale (mef.gov.it), con data di riferimento dicembre 2022.
Ai dati sui contratti collettivi nazionali di lavoro si aggiungono quelli relativi agli accordi
collettivi nazionali che regolano il rapporto dei quasi 89mila professionisti di area medica
operanti in regime di convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale.
La relazione mostra che alla data indicata risultano vigenti 20 contratti collettivi nazionali
RGS per l’anno 2022) e 3 accordi collettivi nazionali che si applicano a 88.784 professionisti
operanti in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale (fonte SISAC al 1° gennaio
2023).
Nel documento si riporta il dettaglio del numero delle unità di personale per comparto di
contrattazione:
548.283 Sanità (19%);
Funzioni locali 382.663 (13,3%);
Funzioni centrali 186.822 (6,5%);
Forze di polizia ad ordinamento militare 162.702 (5,6%);
Forze Armate 157.165 (5,5%);
Forze di polizia ad ordinamento civile 132.733 (4,6%);
Vigili del Fuoco 34.231 (1,2%);
Presidenza del Consiglio dei Ministri 1.832 (0,1%);
Personale della carriera diplomatica 1046;
Personale della carriera prefettizia 915;
Unioncamere 52.
A questi numeri si aggiungono quelli relativi al personale dirigente, che ammonta a 156.618
unità, di cui:
l’84,7% impiegato nella Sanità (si tratta di 132.703 unità);
il 5,1% nelle Funzioni Locali (con 7.932 unità);
il 4,9% nella Istruzione e Ricerca (con 7.735 unità)
il 4,1% nelle Funzioni Centrali (con 6.415 unità);
l’1% nei Vigili del Fuoco (con 1.559 unità).
Un segmento importante per la vita civile è rappresentato dai professionisti sanitari
convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale. Si tratta di un insieme di lavoratori la
cui disciplina è regolata con accordi collettivi siglati, oltre che dalle rappresentanze dei
lavoratori, dalla delegazione di parte pubblica denominata Struttura Interregionale Sanitari
Convenzionati (SISAC). L’inserimento di questo segmento in Archivio, possibile grazie ad
un recente accordo interistituzionale, consente di acquisire nel conteggio i dati sul comparto
dei servizi sanitari territoriali erogati dal sistema sanitario territoriale, al cui interno i
medici di medicina generale costituiscono il gruppo più numeroso con 61.409 professionisti,
il 72% del totale; seguono gli specialisti ambulatoriali con 17.335 unità (20%) e i pediatri di
libera scelta con 6.681 unità (8%).
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