(AGENPARL) - Roma, 4 Novembre 2026 - Regno Unito e Francia guideranno una grande esercitazione multinazionale per verificare la capacità di intervenire in Ucraina dopo un eventuale cessate il fuoco. La forza, denominata Multinational Force Ukraine (MNF-U), non sarà una missione NATO né un tradizionale contingente di mantenimento della pace. I militari avranno un mandato difensivo e, secondo fonti britanniche, potranno rispondere al fuoco in caso di attacco. Previsti caccia Eurofighter Typhoon, aerei cisterna Voyager e operazioni navali per la sicurezza del Mar Nero. Restano però numerose incognite politiche e militari.
L’Europa accelera i preparativi militari per un possibile scenario successivo alla guerra in Ucraina, organizzando una grande esercitazione destinata a verificare la capacità delle proprie forze armate di trasferire rapidamente uomini, mezzi e infrastrutture operative nell’Europa orientale.
Dal 9 al 22 novembre 2026, circa 2.800 militari provenienti da undici Paesi parteciperanno in Polonia all’esercitazione Koalicja, guidata congiuntamente da Regno Unito e Francia nell’ambito della Multinational Force Ukraine, conosciuta con la sigla MNF-U.
L’iniziativa rappresenta il primo grande test operativo della forza multinazionale costituita per sostenere la sicurezza dell’Ucraina qualora venga raggiunto un accordo per la cessazione delle ostilità.
Secondo il comunicato ufficiale pubblicato dal Ministero della Difesa britannico il 3 novembre 2026, l’esercitazione servirà a verificare la rapidità e l’efficacia con cui i Paesi partecipanti sarebbero in grado di schierare una forza militare, garantirne la protezione e mantenerla operativa attraverso una rete logistica multinazionale.
Il programma coinvolgerà unità terrestri, velivoli militari e componenti navali.
Il Regno Unito contribuirà con circa 300 militari, caccia Eurofighter Typhoon della Royal Air Force e un aereo cisterna Voyager.
La Francia fornirà il contingente principale, con circa 1.100 uomini, mentre altri partecipanti contribuiranno con personale e capacità differenti.
L’obiettivo non è simulare un’invasione dell’Ucraina o un’offensiva contro la Russia.
Il governo britannico presenta l’operazione come una preparazione a un futuro dispiegamento difensivo, che potrebbe avvenire soltanto al termine dei combattimenti e in presenza delle necessarie condizioni politiche e militari.
L’esercitazione si svolgerà in Polonia, non in Ucraina, e non costituisce l’annuncio di un imminente ingresso di truppe occidentali nel territorio ucraino.
La distinzione è fondamentale per comprendere una vicenda che riguarda direttamente gli equilibri della sicurezza europea e il rischio di un confronto tra Russia e Paesi appartenenti alla NATO.
Koalicja 2026: date, partecipanti e obiettivi dell’esercitazione
Il programma prevede due settimane di attività, dal 9 al 22 novembre.
La Polonia ospiterà la componente principale dell’esercitazione terrestre, assumendo nello scenario addestrativo il ruolo che potrebbe avere l’Ucraina durante un eventuale dispiegamento reale.
Militari partecipanti
2.800
Paesi coinvolti
11
Contingente francese
1.100
Contingente britannico
300
Dati annunciati il 3 novembre 2026 dai governi britannico e francese. La forza complessiva di un eventuale futuro dispiegamento in Ucraina potrebbe avere dimensioni differenti.
Gli undici Paesi partecipanti sono Regno Unito, Francia, Polonia, Germania, Belgio, Estonia, Lituania, Paesi Bassi, Spagna, Svezia e Turchia.
Secondo la ricostruzione di Euronews del 3 novembre, la componente francese rappresenterà il maggiore contingente nazionale dell’esercitazione.
L’obiettivo sarà verificare soprattutto i sistemi di comando, il trasferimento dei materiali, le comunicazioni e la capacità delle unità di Paesi differenti di operare all’interno di un unico dispositivo.
Per una forza multinazionale, la disponibilità di soldati e mezzi rappresenta soltanto una parte del problema.
È infatti necessario garantire che i diversi reparti possano comunicare, ricevere rifornimenti, coordinare i movimenti e utilizzare procedure compatibili.
L’esercitazione Koalicja permetterà di verificare queste capacità prima che si presenti un’eventuale necessità operativa.
La Polonia scelta per simulare il dispiegamento in Ucraina
La scelta della Polonia non è casuale.
Il Paese occupa una posizione strategica sul fianco orientale della NATO e confina direttamente con l’Ucraina.
Dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala nel febbraio 2022, il territorio polacco ha assunto un ruolo importante per il trasferimento degli aiuti occidentali a Kiev.
Infrastrutture stradali, ferroviarie, aeroportuali e militari hanno contribuito alla movimentazione di materiali destinati alle forze ucraine.
La Polonia dispone quindi di un’esperienza logistica particolarmente rilevante per un’operazione multinazionale.
L’esercitazione si concentrerà nella parte sudorientale del Paese, relativamente vicina al confine ucraino.
Secondo la ricostruzione pubblicata da Euronews, lo scenario consentirà di verificare la capacità di trasferire rapidamente una forza attraverso l’Europa orientale.
Le attività comprenderanno il movimento di personale, veicoli, equipaggiamenti e materiali logistici.
La Polonia fungerà quindi da territorio di simulazione, permettendo di effettuare prove realistiche senza coinvolgere direttamente il territorio ucraino.
Il risultato sarà particolarmente importante per valutare quanto tempo sarebbe necessario a schierare una forza multinazionale dopo un eventuale accordo di pace.
Che cos’è la Multinational Force Ukraine?
La Multinational Force Ukraine, abbreviata MNF-U, costituisce la componente militare della cosiddetta Coalition of the Willing, la Coalizione dei Volenterosi.
L’iniziativa è nata nel marzo 2025 su impulso di Regno Unito e Francia, con l’obiettivo di rafforzare il sostegno militare, economico e diplomatico all’Ucraina.
Secondo la scheda ufficiale del Ministero della Difesa britannico dedicata alla MNF-U, la coalizione comprende 35 Paesi.
La forza multinazionale è stata formalmente istituita nel gennaio 2026 attraverso una dichiarazione d’intenti sottoscritta dai leader di Regno Unito, Francia e Ucraina.
La MNF-U ha raccolto impegni militari da 24 nazioni.
La struttura di comando è attualmente franco-britannica, con un quartier generale operativo congiunto a Parigi.
È previsto il trasferimento della sede di comando nel Regno Unito prima della fine del 2026.
La missione è stata progettata per rafforzare la sicurezza dell’Ucraina dopo la conclusione delle ostilità.
I suoi compiti principali comprenderebbero il sostegno alla ricostituzione delle forze armate ucraine, il rafforzamento della deterrenza contro eventuali nuove aggressioni e il contributo alla ripresa delle attività economiche.
La forza potrebbe inoltre garantire una presenza rassicurante nello spazio aereo e nelle acque vicine all’Ucraina.
Non si tratta quindi di un semplice contingente incaricato di pattugliare una linea di separazione.
Il progetto prevede un insieme più ampio di capacità militari e di sostegno.
Non sarà una missione NATO né una tradizionale forza di pace
Uno degli aspetti centrali della MNF-U riguarda la sua natura istituzionale.
Il governo britannico ha precisato che la forza non sarà un’operazione NATO, non avrà il mandato di monitorare il cessate il fuoco e non sarà una tradizionale missione di mantenimento della pace.
Questa distinzione compare espressamente nella documentazione ufficiale sulla Multinational Force Ukraine.
La MNF-U opererebbe nell’ambito della Coalizione dei Volenterosi e sulla base di decisioni concordate dagli Stati partecipanti.
La presenza di Paesi membri della NATO non trasformerebbe automaticamente la missione in un’operazione dell’Alleanza Atlantica.
Inoltre, l’eventuale dispiegamento dovrebbe avvenire su invito del governo ucraino e soltanto quando i combattimenti fossero terminati e le necessarie condizioni politiche e militari fossero state soddisfatte.
La missione avrebbe una funzione di deterrenza e rafforzamento della sicurezza.
Le truppe occidentali contribuirebbero a rendere più difficile un’eventuale nuova offensiva russa, sostenendo al tempo stesso la ricostruzione delle capacità militari ucraine.
La distinzione rispetto al peacekeeping tradizionale è importante anche per le regole d’ingaggio.
La MNF-U non sarebbe concepita come una forza incaricata semplicemente di osservare e riferire eventuali violazioni.
I governi coinvolti intendono dotarla di capacità di protezione e autodifesa.
I militari potranno rispondere al fuoco in caso di attacco russo
Uno degli aspetti più delicati riguarda le regole d’ingaggio dell’eventuale forza multinazionale.
Secondo quanto riportato dal Guardian il 3 novembre, funzionari occidentali hanno confermato che i militari britannici e dei Paesi partner avrebbero la possibilità di rispondere al fuoco qualora fossero attaccati dalle forze russe.
La missione avrebbe una natura difensiva e non sarebbe progettata per condurre operazioni offensive contro Mosca.
Tuttavia, la presenza di truppe occidentali in Ucraina comporterebbe inevitabilmente rischi.
Un attacco con droni, missili o altre armi contro il contingente potrebbe costringere i comandanti a prendere decisioni rapide sulla protezione delle proprie unità.
La possibilità di rispondere al fuoco costituisce quindi un elemento importante per la credibilità della missione.
Una forza militare incapace di proteggere il proprio personale potrebbe risultare vulnerabile alle intimidazioni e agli attacchi.
Dall’altra parte, qualsiasi confronto armato tra soldati russi e occidentali potrebbe creare il rischio di una nuova escalation.
Non sono stati pubblicati tutti i dettagli delle future regole d’ingaggio.
Non è quindi possibile stabilire in anticipo quali risposte sarebbero autorizzate in ogni possibile scenario.
La distinzione tra autodifesa e operazioni offensive rimarrà uno degli aspetti principali da chiarire prima di un eventuale dispiegamento.
Il Regno Unito schiererà i Desert Rats e gli Eurofighter Typhoon
La partecipazione britannica comprenderà circa 300 militari.
Una parte del contingente proverrà dalla 7ª Brigata leggera meccanizzata dell’Esercito britannico, conosciuta con il soprannome storico di Desert Rats.
Le unità terrestri saranno impegnate soprattutto nelle attività logistiche.
Il personale dovrà verificare le procedure per trasferire equipaggiamenti, coordinare convogli e garantire il funzionamento delle strutture di supporto.
La Royal Air Force contribuirà invece con velivoli Eurofighter Typhoon e un aereo cisterna Voyager.
Secondo il Ministero della Difesa britannico, i velivoli simuleranno attività destinate a contribuire alla futura riapertura dello spazio aereo ucraino ai collegamenti commerciali.
L’obiettivo sarà verificare la capacità delle forze aeree occidentali di assicurare una presenza credibile a sostegno della sicurezza dei cieli.
L’impiego di aerei cisterna è particolarmente importante perché permette ai caccia di prolungare le missioni e operare con maggiore flessibilità.
La presenza di velivoli militari non equivale però all’annuncio della riapertura effettiva degli aeroporti ucraini.
Per riprendere i voli civili sarebbe necessario soddisfare condizioni di sicurezza molto più ampie.
Riaprire i cieli ucraini dopo anni di guerra
Dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala del febbraio 2022, lo spazio aereo ucraino è rimasto chiuso al normale traffico commerciale.
La presenza di operazioni militari, missili e droni rende estremamente rischioso il funzionamento dell’aviazione civile.
La riapertura degli aeroporti rappresenterebbe un passaggio importante nella ricostruzione economica del Paese.
Consentirebbe di ripristinare collegamenti internazionali, facilitare gli spostamenti e migliorare le condizioni per gli investimenti.
Tuttavia, il ritorno dei voli commerciali richiederebbe garanzie sulla sicurezza dell’intero sistema aeronautico.
Secondo la documentazione ufficiale sulla MNF-U, la forza multinazionale potrebbe contribuire a creare condizioni più favorevoli attraverso missioni aeree di rassicurazione.
L’esercitazione Koalicja consentirà di simulare una parte di queste attività.
Non verranno però riprodotte tutte le difficoltà che potrebbero emergere in un ambiente operativo reale.
Per garantire la sicurezza dei voli civili servirebbero infatti valutazioni sui rischi missilistici, sul controllo dello spazio aereo, sulle infrastrutture aeroportuali e sulla disponibilità di sistemi affidabili di navigazione.
La presenza di caccia occidentali potrebbe contribuire alla deterrenza, ma non eliminerebbe automaticamente tutti i pericoli.
La Turchia guiderà la componente marittima per il Mar Nero
L’esercitazione non riguarderà soltanto il territorio polacco e lo spazio aereo.
Una componente importante sarà organizzata dalla Turchia, che contribuirà allo sviluppo delle capacità navali della futura forza multinazionale.
Secondo il comunicato britannico del 3 novembre, le forze turche attiveranno a Istanbul l’elemento marittimo della MNF-U.
Le attività si concentreranno sulla pianificazione delle operazioni di individuazione e rimozione delle mine navali.
Il Mar Nero rappresenta un corridoio commerciale fondamentale per l’Ucraina.
Attraverso i porti ucraini transitano prodotti agricoli, materie prime e altre merci destinate ai mercati internazionali.
La guerra ha compromesso la sicurezza delle rotte marittime, rendendo necessarie misure straordinarie per garantire la navigazione.
La presenza di mine può continuare a rappresentare un pericolo anche dopo la cessazione dei combattimenti.
Un’eventuale operazione multinazionale di bonifica potrebbe quindi contribuire alla ripresa del commercio.
La Turchia dispone di una posizione geografica particolarmente importante, grazie al controllo degli stretti che collegano il Mar Nero al Mediterraneo.
Il suo ruolo sarà fondamentale nella pianificazione di eventuali attività marittime future.
La forza europea vuole ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti
Un altro elemento particolarmente significativo riguarda l’autonomia operativa della missione.
Secondo quanto riportato dal Guardian, i responsabili della pianificazione intendono organizzare la MNF-U in modo da ridurre al minimo la dipendenza da sistemi e tecnologie statunitensi.
La scelta riflette le incertezze relative alla disponibilità di un sostegno operativo diretto da parte di Washington.
Il presidente Donald Trump ha escluso l’invio di truppe americane in Ucraina per una missione di mantenimento della pace.
Ciò ha spinto i governi europei a valutare come garantire un’eventuale presenza militare senza fare affidamento sulla partecipazione statunitense.
Tra le questioni discusse figura l’utilizzo delle comunicazioni satellitari.
Secondo la ricostruzione britannica, la forza non dovrebbe dipendere da Starlink, il sistema di connettività satellitare di SpaceX.
L’obiettivo sarebbe evitare che la continuità delle operazioni dipenda da un singolo fornitore o da decisioni esterne alla struttura di comando.
Non significa però che tutte le forze armate partecipanti siano completamente indipendenti dalle tecnologie americane.
Numerosi Paesi europei utilizzano velivoli, sistemi informatici, sensori e armamenti sviluppati negli Stati Uniti.
Una missione che non voglia dipendere da tali tecnologie dovrà quindi affrontare importanti problemi di interoperabilità e approvvigionamento.
Eurofighter e Voyager: perché vengono utilizzati velivoli europei
La scelta britannica di impiegare Eurofighter Typhoon e Voyager è coerente con l’obiettivo di rafforzare l’autonomia operativa europea.
L’Eurofighter è il risultato di una collaborazione industriale tra Regno Unito, Germania, Italia e Spagna.
Il Voyager della Royal Air Force deriva invece dalla famiglia Airbus A330 ed è adattato per il rifornimento in volo.
Entrambe le piattaforme sono collegate a programmi industriali europei.
Questo può offrire vantaggi nella pianificazione di una forza che intenda limitare il ricorso a sistemi statunitensi.
Tuttavia, l’origine industriale europea di un velivolo non garantisce automaticamente che ogni componente, software o sistema collegato sia privo di tecnologie provenienti dagli Stati Uniti.
La questione richiede valutazioni specifiche sulle configurazioni operative effettivamente utilizzate.
Per alcune nazioni partner, la partecipazione alle missioni aeree potrebbe risultare più complessa.
Diversi Paesi europei utilizzano caccia F-35 di produzione americana.
La dipendenza da determinati sistemi tecnologici può quindi influenzare le capacità che ciascuno Stato è in grado di mettere a disposizione della missione.
La pianificazione del futuro contingente dovrà tenere conto di queste differenze.
I problemi di una forza multinazionale senza sostegno americano diretto
La disponibilità di una forza europea autonoma rappresenta un obiettivo ambizioso.
Gli Stati partecipanti dispongono di capacità militari significative, ma l’esperienza delle operazioni internazionali dimostra l’importanza delle infrastrutture di supporto.
Le attività più complesse possono richiedere intelligence, sorveglianza, trasporto strategico, comunicazioni sicure e sistemi di comando integrati.
La logistica rappresenta un elemento particolarmente importante.
Una forza multinazionale deve poter ricevere rifornimenti, mantenere operativi i mezzi e trasferire rapidamente personale e materiali.
La dipendenza dalle capacità americane in alcuni di questi settori è stata a lungo una caratteristica delle operazioni occidentali.
L’esercitazione Koalicja servirà anche a verificare quanto i Paesi europei siano in grado di coordinare autonomamente tali funzioni.
Secondo l’analisi pubblicata da Associated Press il 3 novembre, la questione del sostegno statunitense rimane una delle principali incognite dell’intero progetto.
La capacità di effettuare un’esercitazione di due settimane non equivale necessariamente alla possibilità di sostenere una presenza militare per molti anni.
Un eventuale dispiegamento permanente o prolungato richiederebbe accordi finanziari, infrastrutture e impegni politici più ampi.
Quanti militari potrebbero essere schierati realmente in Ucraina?
I 2.800 partecipanti a Koalicja non rappresentano necessariamente la dimensione della futura MNF-U.
L’esercitazione è stata progettata per verificare la capacità di dispiegamento e coordinamento, non per riprodurre integralmente ogni possibile componente della missione.
Secondo una ricostruzione pubblicata da Le Monde il 3 novembre, le ipotesi discusse nell’ambito della coalizione comprendono un’eventuale forza di dimensioni significativamente superiori, potenzialmente fino a circa 20.000 militari.
Questa cifra non costituisce però un impegno definitivo.
La consistenza reale dipenderebbe dalle decisioni dei governi, dalle condizioni di sicurezza e dalle modalità dell’eventuale accordo di cessate il fuoco.
Le posizioni nazionali non sono completamente uniformi.
Alcuni Paesi considerano possibile una presenza militare direttamente sul territorio ucraino.
Altri preferirebbero contribuire attraverso strutture situate nei Paesi confinanti, capacità aeree o supporto logistico.
Queste differenze mostrano quanto sia complesso trasformare una coalizione politica in una forza operativa.
Il successo dell’esercitazione di novembre rappresenterebbe quindi soltanto una parte del processo.
La posizione della Russia: rischio di escalation e possibili attacchi
La pianificazione di una forza militare occidentale destinata all’Ucraina rappresenta un tema particolarmente sensibile per Mosca.
Le autorità russe hanno ripetutamente espresso opposizione alla presenza di militari occidentali sul territorio ucraino.
Secondo l’analisi di Associated Press, rappresentanti russi hanno avvertito che eventuali contingenti stranieri potrebbero essere considerati obiettivi militari.
Questa posizione aumenta le difficoltà politiche e operative della missione.
Anche dopo la firma di un eventuale cessate il fuoco, il rischio di incidenti o violazioni potrebbe rimanere significativo.
La presenza di truppe occidentali potrebbe contribuire alla deterrenza, ma potrebbe anche creare nuove possibilità di confronto.
Per i governi partecipanti, il problema sarà stabilire come reagire a eventuali attacchi senza provocare un allargamento del conflitto.
Le regole d’ingaggio dovranno quindi essere sufficientemente chiare da proteggere il personale e mantenere il carattere difensivo della missione.
Il rischio aumenta in presenza di droni, missili o altre armi che possono colpire obiettivi anche a grande distanza dalla linea del fronte.
La scelta annunciata di collocare le unità occidentali lontano dalle zone di combattimento mira a ridurre queste vulnerabilità, ma non può eliminarle completamente.
Il ruolo di Donald Trump e le difficoltà dei negoziati di pace
La preparazione della MNF-U si inserisce nel quadro degli sforzi diplomatici promossi dagli Stati Uniti per raggiungere un accordo tra Russia e Ucraina.
L’amministrazione Trump ha cercato di favorire negoziati destinati a porre fine ai combattimenti.
Tuttavia, le discussioni non hanno ancora prodotto un accordo capace di garantire una cessazione stabile delle ostilità.
Secondo il Guardian, gli sforzi diplomatici dell’autunno hanno registrato progressi limitati.
Le principali difficoltà riguardano le condizioni territoriali, le garanzie di sicurezza e la possibilità di impedire nuove offensive.
Per Kiev, un cessate il fuoco privo di garanzie credibili rischierebbe di trasformarsi in una pausa temporanea prima di nuovi combattimenti.
Per Mosca, invece, la presenza di contingenti occidentali sul territorio ucraino rappresenta una questione strategica controversa.
Il progetto europeo cerca di rispondere a questa difficoltà proponendo una forza capace di rafforzare la sicurezza ucraina senza essere formalmente integrata nelle strutture NATO.
Resta però da comprendere se tale impostazione possa essere compatibile con le condizioni di un futuro accordo politico.
Al momento non è stata fissata una data per il dispiegamento della MNF-U in Ucraina.
Un esercizio di deterrenza ma anche un messaggio politico
Koalicja non rappresenta soltanto un’attività tecnica di addestramento.
La decisione di organizzare un’esercitazione multinazionale con migliaia di militari dimostra che i governi coinvolti intendono prepararsi concretamente a uno scenario successivo alla guerra.
La pianificazione militare richiede infatti tempi lunghi.
Non sarebbe possibile organizzare rapidamente una forza complessa soltanto dopo la firma di un eventuale accordo.
Per questo motivo, i partner stanno cercando di anticipare alcune delle attività necessarie.
Il messaggio politico è rivolto principalmente all’Ucraina, alla Russia e agli altri alleati occidentali.
A Kiev, l’esercitazione intende dimostrare che il sostegno europeo non si esaurirebbe con la fine dei combattimenti.
A Mosca, segnala la volontà di costruire una presenza capace di scoraggiare eventuali nuove aggressioni.
Agli altri partner internazionali, mostra che i Paesi europei intendono assumersi una parte maggiore delle responsabilità per la sicurezza del continente.
La credibilità di questo messaggio dipenderà però dalla capacità di trasformare gli impegni politici in risorse e decisioni operative.
Le principali incognite prima di un eventuale dispiegamento
Nonostante i preparativi, diversi aspetti fondamentali rimangono aperti.
Il primo riguarda la possibilità stessa di raggiungere un accordo di cessate il fuoco.
Il secondo concerne le condizioni politiche necessarie per consentire l’ingresso delle truppe.
Un ulteriore elemento riguarda il consenso dei governi partecipanti.
Ogni Paese dovrà stabilire quali unità mettere a disposizione, quali attività autorizzare e per quanto tempo mantenere il proprio contributo.
La questione finanziaria sarà altrettanto importante.
Una missione multinazionale prolungata richiederebbe investimenti consistenti per personale, mezzi, infrastrutture e supporto logistico.
Rimangono inoltre da chiarire le regole d’ingaggio, i rapporti con le autorità militari ucraine e le modalità di coordinamento con gli altri attori internazionali.
Infine, la missione dovrà affrontare il problema della sicurezza del proprio personale in caso di violazioni del cessate il fuoco.
Koalicja consentirà di testare alcune di queste capacità, ma non potrà risolvere tutte le questioni politiche e strategiche.
Conclusione: l’Europa si prepara al dopoguerra ucraino, ma il dispiegamento resta condizionato alla pace
L’esercitazione Koalicja, prevista in Polonia dal 9 al 22 novembre 2026, rappresenta un passaggio importante nella preparazione militare europea a un possibile scenario successivo alla guerra in Ucraina.
Circa 2.800 militari provenienti da undici Paesi parteciperanno alle attività, sotto la guida congiunta di Regno Unito e Francia.
Il programma comprenderà esercitazioni terrestri, missioni aeree e attività navali dedicate alla sicurezza del Mar Nero.
La forza multinazionale dovrà dimostrare di poter trasferire rapidamente personale e materiali, coordinare reparti di differenti nazionalità e sostenere le capacità militari ucraine.
Secondo i governi coinvolti, il futuro contingente avrebbe una funzione difensiva e non sarebbe destinato a provocare la Russia.
Tuttavia, le truppe potrebbero rispondere al fuoco qualora fossero attaccate.
La possibilità di un confronto diretto tra militari russi e occidentali rappresenta quindi una delle principali preoccupazioni.
La MNF-U non è una missione NATO e non è stata ancora autorizzata a entrare in Ucraina. Qualsiasi dispiegamento reale dipenderà dalla conclusione dei combattimenti, da un invito di Kiev e da ulteriori decisioni politiche e militari.
L’esercitazione mostrerà quanto l’Europa sia in grado di organizzare autonomamente una forza multinazionale e quali capacità debbano ancora essere rafforzate.
La sfida più importante sarà conciliare la necessità di offrire garanzie credibili all’Ucraina con l’obiettivo di evitare una nuova escalation militare.
In attesa di un accordo diplomatico, Koalicja rappresenta dunque un segnale concreto: i governi europei stanno cercando di prepararsi non soltanto a sostenere l’Ucraina durante la guerra, ma anche a contribuire alla sua sicurezza negli anni successivi.
