(AGENPARL) - Roma, 27 Settembre 2026 - Khalil al-Hayya parla di un «pacchetto completo» che collega il cessate il fuoco, la questione delle armi e la creazione di uno Stato palestinese. Il leader di Hamas non chiarisce però se e a quali condizioni il gruppo accetterebbe il disarmo
Il leader di Hamas Khalil al-Hayya ha dichiarato sabato che il movimento ha accettato una roadmap per Gaza che, nella sua formulazione finale, prevede anche la creazione di uno Stato palestinese.
La dichiarazione è arrivata in un’intervista al canale televisivo qatariota Al-Araby, nella quale ad al-Hayya è stato chiesto della richiesta israeliana che Hamas deponga le armi nell’ambito del cessate il fuoco.
Il dirigente di Hamas non ha però risposto direttamente alla questione del disarmo. Ha invece descritto la proposta come un «pacchetto completo», nel quale la questione delle armi sarebbe collegata all’attuazione delle diverse fasi dell’accordo.
«Abbiamo concordato una bozza, una tabella di marcia che siamo pronti ad attuare: è un pacchetto completo», ha detto al-Hayya. Secondo la sua ricostruzione, il percorso parte dal completamento della prima fase del cessate il fuoco e arriva fino alla creazione di uno Stato palestinese, includendo anche la questione delle armi.
La formulazione è significativa perché non equivale a un annuncio di disarmo da parte di Hamas. Al-Hayya ha parlato della questione delle armi come di un elemento inserito nel pacchetto complessivo, senza specificare pubblicamente quali condizioni o modalità il movimento accetterebbe.
La roadmap per Gaza e la questione dello Stato palestinese
Il riferimento di al-Hayya arriva nel quadro dell’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas e del piano in 20 punti presentato dal presidente americano Donald Trump per il futuro di Gaza.
Il piano americano prevede che, con l’avanzamento della ricostruzione della Striscia e l’attuazione delle riforme previste per l’Autorità palestinese, possano essere create le condizioni per un percorso verso l’autodeterminazione e la statualità palestinese.
Hamas presenta ora la propria accettazione della roadmap come un percorso unitario, nel quale cessate il fuoco, questione delle armi e prospettiva dello Stato palestinese sono collegati.
Resta invece aperta la posizione israeliana. Israele si oppone alla creazione di uno Stato palestinese e il governo di Benjamin Netanyahu ha mantenuto il disarmo completo di Hamas come condizione centrale per il ritiro delle forze israeliane dalla Striscia.
È proprio su questo punto che rimane una delle principali incognite sull’attuazione della roadmap.
Il nodo del disarmo
Secondo quanto riferito dal Times of Israel, Hamas aveva accettato il 30 luglio una proposta sul disarmo elaborata dal Consiglio di pace guidato dagli Stati Uniti. La successiva attuazione è però rimasta bloccata dalle divergenze con Israele.
La proposta prevedeva un percorso graduale e reciproco, mentre Netanyahu ha sostenuto che il ritiro israeliano debba avvenire soltanto dopo il completo disarmo di Hamas.
Le due impostazioni lasciano quindi aperta una questione centrale: se la questione delle armi debba essere risolta prima delle altre fasi oppure attraverso un processo progressivo inserito nel più ampio accordo per Gaza.
La dichiarazione di al-Hayya non risolve questo punto, ma indica che Hamas considera la questione delle armi parte dello stesso pacchetto negoziale che comprende il cessate il fuoco e la prospettiva politica palestinese.
Hamas guarda anche alla politica palestinese
Nella stessa intervista, al-Hayya ha fatto riferimento alle prossime elezioni parlamentari palestinesi.
Ha dichiarato che Hamas è disposto a partecipare attraverso una «coalizione nazionale», senza precisare quale forma dovrebbe assumere questa partecipazione. Ha inoltre sostenuto che un eventuale rinvio delle elezioni rappresenterebbe un’interferenza nel processo di riconciliazione interna tra Fatah e Hamas.
Il riferimento mostra che, nella visione espressa dal dirigente di Hamas, la fase successiva al conflitto non riguarda soltanto gli aspetti militari e la gestione immediata della Striscia, ma anche la futura rappresentanza politica palestinese.
Nuovi attacchi israeliani nella Striscia
Mentre proseguono i negoziati sul futuro di Gaza, l’esercito israeliano ha annunciato l’uccisione di due membri di Hamas in attacchi separati effettuati venerdì.
Secondo l’IDF, nel campo profughi di Nuseirat, nella parte centrale della Striscia, è stato ucciso Ibrahim Fawzi Ismail Mohsen, indicato dai militari come membro della forza d’élite Nukhba di Hamas.
Un secondo attacco, a Khan Younis, nel sud della Striscia, avrebbe ucciso Mohammed Kamel Suleiman Mohsen, identificato dall’IDF come un altro membro di Hamas.
L’esercito israeliano sostiene che entrambi stessero contribuendo alla ricostruzione delle infrastrutture militari del movimento e li accusa di aver preparato attacchi contro militari e civili israeliani, in violazione del cessate il fuoco.
Le dichiarazioni sulle responsabilità e sulle violazioni della tregua provengono dalle parti coinvolte nel conflitto e non sono, nel testo della fonte, accompagnate da una verifica indipendente.
La dichiarazione che riapre il dossier politico
Al-Hayya ha inoltre difeso l’attacco del 7 ottobre 2023, affermando che Hamas lo considera una risposta a quella che definisce l’«aggressione» israeliana e sostenendo che l’attacco non avrebbe creato l’occupazione, ma sarebbe avvenuto quando la questione palestinese era stata relegata ai margini dell’attenzione internazionale.
La dichiarazione sulla roadmap assume però un rilievo distinto.
Per la prima volta nel quadro descritto dall’articolo, il dirigente di Hamas mette esplicitamente nello stesso percorso cessate il fuoco, questione delle armi e istituzione di uno Stato palestinese.
Questo non significa che l’accordo sia già attuato, né che Hamas abbia annunciato un disarmo completo. Significa che il movimento presenta la questione delle armi come parte di un negoziato più ampio sul futuro politico di Gaza e dei territori palestinesi.
Ed è proprio sulla sequenza e sulle condizioni di questo percorso che resta aperto il principale confronto tra Hamas e Israele.
