(AGENPARL) - Roma, 1 Settembre 2026 - La carriera parlamentare di Sir Keir Starmer sta per concludersi. L’ex primo ministro britannico ha annunciato che lascerà il suo seggio alla Camera dei Comuni, ponendo fine a oltre undici anni come deputato di Holborn and St Pancras, nel centro di Londra, e aprendo una nuova fase della propria attività pubblica concentrata soprattutto sugli affari internazionali.
La decisione arriva appena sei settimane dopo la sua uscita da Downing Street, avvenuta alla fine di luglio 2026, quando Starmer ha lasciato la guida del governo ed è stato sostituito da Andy Burnham. La notizia delle dimissioni da parlamentare è stata rivelata il 1° settembre dal Camden New Journal e successivamente confermata da Reuters.
Starmer ha spiegato di considerare questo il momento appropriato per «passare il testimone» a un successore e dedicarsi a nuove attività nei campi della difesa, sicurezza, commercio e tecnologia, oltre a continuare il suo storico impegno contro la violenza sulle donne e sulle ragazze.
La sua uscita provocherà ora un’elezione suppletiva in un collegio tradizionalmente laburista e chiuderà una parabola politica rapidissima: eletto deputato nel 2015, leader del Labour dal 2020, vincitore delle elezioni generali del 2024, primo ministro e infine, nell’arco di poco più di due anni, ex premier prossimo a lasciare completamente Westminster.
«È stato un enorme onore e privilegio»
Starmer ha scelto proprio il giornale della sua circoscrizione per annunciare la decisione.
Nel colloquio con il Camden New Journal, l’ex premier ha ricordato il rapporto costruito con Holborn and St Pancras e con l’organizzazione locale del Labour, affermando che rappresentare il collegio è stato un «enorme onore e privilegio».
Starmer era arrivato alla Camera dei Comuni nel 2015, succedendo a Frank Dobson, storico parlamentare laburista che aveva rappresentato l’area per 35 anni.
Prima della politica parlamentare aveva costruito la propria carriera nel mondo giuridico, arrivando a ricoprire dal 2008 al 2013 la prestigiosa posizione di Director of Public Prosecutions, alla guida del Crown Prosecution Service.
Ora considera concluso anche il secondo grande capitolo della propria carriera.
La decisione, ha spiegato, è maturata dopo aver riflettuto sul proprio futuro successivamente all’uscita da Downing Street.
Il futuro di Starmer sarà internazionale
Particolarmente interessante è ciò che l’ex primo ministro intende fare dopo Westminster.
Starmer ha indicato quattro settori principali:
difesa, sicurezza, commercio e tecnologia.
Sono precisamente alcuni dei dossier internazionali sui quali aveva cercato di costruire il proprio profilo durante il periodo trascorso a Downing Street.
Reuters osserva che, nonostante le difficoltà incontrate sul fronte interno, la politica internazionale è stata una delle aree nelle quali Starmer ha lasciato una traccia più riconoscibile, citando tra l’altro la cooperazione con la Francia nel sostegno all’Ucraina e il tentativo di migliorare i rapporti britannici con la Cina.
L’ex premier non ha ancora annunciato quale struttura concreta assumerà questa nuova attività. Secondo il Camden New Journal, maggiori dettagli dovrebbero arrivare nei prossimi mesi.
Starmer ha però chiarito il principio alla base della scelta: dopo essere stato primo ministro, ritiene necessario decidere quale debba essere il proprio nuovo ruolo e considera incompatibile questo nuovo percorso con una permanenza indefinita alla Camera dei Comuni.
Continuerà la battaglia contro la violenza sulle donne
Il secondo pilastro della sua attività futura sarà invece sociale.
Starmer intende continuare il lavoro contro la violenza sulle donne e sulle ragazze, un tema sul quale era impegnato già prima dell’ingresso in Parlamento.
L’ex premier ha sottolineato che non considera questa battaglia semplicemente parte della propria esperienza politica.
È un lavoro iniziato precedentemente alla sua elezione e che, ha spiegato, vuole proseguire anche dopo aver abbandonato Westminster.
La combinazione delle due priorità offre quindi una prima fotografia del futuro dell’ex leader laburista: da una parte geopolitica e sicurezza internazionale, dall’altra attività pubblica su giustizia e violenza di genere.
Dal Crown Prosecution Service a Westminster
La parabola di Starmer è stata particolarmente rapida.
Dopo una lunga carriera da avvocato specializzato in diritti umani e diritto penale, divenne Director of Public Prosecutions nel 2008.
Lasciato l’incarico nel 2013, iniziò progressivamente ad avvicinarsi alla politica parlamentare.
Nel dicembre 2014 vinse nettamente la selezione laburista per Holborn and St Pancras e venne eletto deputato alle elezioni generali del maggio successivo.
In quel momento il Labour era ancora guidato da Ed Miliband. Dopo la sconfitta elettorale del 2015 e le dimissioni di Miliband, Starmer sostenne proprio Andy Burnham nella corsa alla leadership.
La storia politica avrebbe prodotto undici anni dopo un curioso ribaltamento: Burnham, sconfitto allora da Jeremy Corbyn, sarebbe diventato nel luglio 2026 il successore di Starmer a Downing Street.
Gli anni di Jeremy Corbyn
Con Jeremy Corbyn alla guida del Labour, Starmer entrò nel governo ombra e divenne progressivamente uno dei volti più importanti del partito, soprattutto durante il lunghissimo confronto politico sulla Brexit.
Ma le differenze tra Starmer e l’ala corbyniana sarebbero diventate sempre più evidenti.
Dopo la pesantissima sconfitta laburista alle elezioni del 2019, Corbyn lasciò la leadership e Starmer vinse la successione nel 2020.
Da quel momento iniziò una profonda trasformazione del Labour.
Starmer spostò progressivamente il partito verso posizioni più centriste, modificò la disciplina interna e prese le distanze dall’eredità politica del predecessore. Il rapporto con Corbyn si deteriorò definitivamente, fino all’esclusione dell’ex leader dal gruppo parlamentare laburista.
Uno dei temi centrali dello scontro fu la gestione dell’antisemitismo nel Labour durante gli anni di Corbyn. La questione produsse una lunga battaglia politica interna e contribuì alla ridefinizione dell’identità del partito sotto Starmer.
Dal disastro del 2019 alla vittoria del 2024
Starmer considera la trasformazione elettorale del Labour uno dei risultati principali della propria carriera.
Nel colloquio pubblicato dal Camden New Journal, ha ricordato di aver preso in mano un partito reduce nel 2019 dal suo peggior risultato elettorale dal 1935, per poi condurlo cinque anni dopo a una vittoria schiacciante.
Le elezioni generali del 4 luglio 2024 posero fine a quattordici anni consecutivi di governi conservatori.
Il Labour conquistò un’enorme maggioranza parlamentare, mentre i Conservatori subirono una sconfitta storica.
Ma dietro la dimensione della maggioranza alla Camera dei Comuni esisteva un dato che avrebbe successivamente alimentato il dibattito sulla solidità politica del nuovo governo: il Labour aveva ottenuto circa un terzo dei voti espressi.
Il sistema elettorale maggioritario britannico trasformò quindi una quota relativamente contenuta del voto popolare in una vastissima maggioranza di seggi.
Starmer entrò a Downing Street con un enorme potere parlamentare, ma con una base elettorale meno dominante di quanto suggerisse la composizione della Camera.
Un governo rapidamente entrato in difficoltà
Questa vulnerabilità sarebbe diventata evidente nei due anni successivi.
Il governo Starmer dovette affrontare una combinazione particolarmente difficile di problemi: crescita economica debole, pressione sui conti pubblici, immigrazione irregolare attraverso la Manica, sovraffollamento carcerario, difficoltà dei servizi pubblici e una crescente pressione politica esercitata da Reform UK.
A questi problemi si aggiunsero controversie politiche e forti tensioni interne al Labour.
Il rapporto tra Starmer e una parte dell’elettorato tradizionalmente laburista diventò progressivamente più difficile, mentre Reform UK cercava di conquistare consenso proprio nelle aree operaie precedentemente considerate roccaforti della sinistra britannica.
La grande maggioranza parlamentare conquistata nel 2024 non impedì quindi una rapida erosione del capitale politico del premier.
Southport e le rivolte dell’estate 2024
Uno dei primi grandi test arrivò appena poche settimane dopo l’insediamento.
Il 29 luglio 2024, tre bambine furono assassinate durante un evento di danza a tema Taylor Swift a Southport. L’autore dell’attacco, Axel Rudakubana, nato in Galles da genitori ruandesi, venne successivamente condannato all’ergastolo.
Informazioni false diffuse online sull’identità e sullo status dell’aggressore contribuirono ad alimentare disordini e violenze in diverse città britanniche.
Starmer definì parte delle violenze «far-right thuggery» e il governo reagì con arresti e procedimenti giudiziari accelerati.
La risposta divenne però politicamente controversa. I sostenitori della linea governativa ritenevano indispensabile ristabilire rapidamente l’ordine pubblico; i critici accusarono invece Starmer di utilizzare una definizione politica troppo ampia per descrivere una protesta sociale più complessa.
Quella frattura avrebbe accompagnato il resto della sua esperienza a Downing Street.
Immigrazione, Manica e pressione politica
Un altro dossier centrale fu l’immigrazione irregolare.
Starmer aveva cancellato il controverso piano conservatore per il trasferimento in Ruanda dei richiedenti asilo e aveva promesso un approccio concentrato sul contrasto delle organizzazioni criminali responsabili delle traversate.
Ma il numero degli arrivi attraverso la Manica rimase elevato.
La questione contribuì alla crescita politica di Reform UK, che fece dell’immigrazione uno dei principali strumenti di opposizione al governo laburista.
Per Starmer il problema era particolarmente difficile perché metteva insieme sicurezza delle frontiere, diritto d’asilo, rapporti con la Francia, capacità del sistema di accoglienza e crescente insofferenza dell’opinione pubblica.
La controversia sulle grooming gangs
Anche lo scandalo delle cosiddette grooming gangs, reti responsabili di sfruttamento sessuale di minorenni in diverse città inglesi, tornò al centro della politica nazionale durante il governo Starmer.
Il tema produsse un acceso scontro pubblico, amplificato anche dagli interventi di Elon Musk su X.
Il governo inizialmente resistette alle richieste di una nuova inchiesta nazionale, sostenendo la necessità di attuare le raccomandazioni già prodotte da precedenti indagini.
La posizione cambiò successivamente, in seguito a nuove pressioni politiche e istituzionali.
La questione diventò particolarmente sensibile anche per la precedente esperienza di Starmer come Director of Public Prosecutions e alimentò un dibattito molto polarizzato sulla risposta delle istituzioni britanniche ai casi storici di sfruttamento.
Politica estera: il terreno più favorevole a Starmer
Se la politica interna si trasformò progressivamente nel punto debole del governo, quella internazionale rimase uno dei terreni sui quali Starmer ricevette valutazioni più favorevoli.
Reuters ricorda in particolare il ruolo britannico nella costruzione con la Francia della Coalition of the Willing a sostegno dell’Ucraina, il riavvicinamento con Pechino e altre iniziative diplomatiche del suo governo.
Questa esperienza aiuta a spiegare perché Starmer abbia scelto proprio gli affari internazionali come principale destinazione della propria vita post-parlamentare.
Difesa, sicurezza e commercio sono dossier sui quali un ex primo ministro britannico può continuare ad avere accesso a governi, istituzioni, università, think tank e organizzazioni internazionali.
La caduta e l’arrivo di Andy Burnham
La situazione politica di Starmer divenne infine insostenibile nell’estate del 2026.
Dopo una crescente pressione interna, lasciò Downing Street alla fine di luglio e Andy Burnham divenne primo ministro.
Reuters descrive Burnham come il settimo premier britannico nell’arco di un decennio e osserva che il suo arrivo ha prodotto inizialmente un recupero del Labour nei sondaggi, anche se il nuovo governo deve ora affrontare difficili questioni fiscali e di spesa pubblica.
Per Starmer, inizialmente, restava aperta la possibilità di continuare come semplice parlamentare fino alle successive elezioni generali.
Ha deciso diversamente.
Sei settimane dopo aver lasciato Downing Street, lascia anche la politica parlamentare.
Holborn and St Pancras torna alle urne
Le dimissioni provocheranno un’elezione suppletiva.
Il Labour dovrà quindi scegliere un nuovo candidato per Holborn and St Pancras, collegio che Starmer ha rappresentato per undici anni.
Il Camden New Journal sottolinea quanto sia raro che il seggio diventi vacante: sarà appena la seconda volta in 47 anni. Prima di Starmer, Frank Dobson lo aveva infatti rappresentato per 35 anni.
Starmer ha dichiarato che non appoggerà pubblicamente alcun candidato durante il processo di selezione interna, seguendo l’esempio del proprio predecessore. Una volta scelto il candidato laburista, ha però assicurato che gli offrirà il proprio sostegno.
Alle ultime elezioni aveva conservato il seggio con un margine di circa 11.500 voti, secondo Reuters.
In un quadro politico britannico molto più competitivo rispetto al 2024, l’elezione suppletiva diventerà inevitabilmente anche un test per il nuovo governo Burnham.
Starmer difende la propria eredità
L’ex premier lascia Westminster senza rinnegare il proprio percorso.
Nell’intervista ha rivendicato sia la trasformazione del Labour sia alcuni risultati ottenuti nel proprio collegio, citando alloggi, istruzione, contrasto alla criminalità giovanile, mense scolastiche, aumento del salario minimo, maggiore disponibilità di medici di base e nuove protezioni per lavoratori e affittuari.
Ha inoltre ringraziato apertamente gli attivisti laburisti locali, sottolineando come la propria organizzazione di collegio gli sia rimasta vicina durante l’ascesa da semplice parlamentare a leader del partito e poi a primo ministro.
È un dettaglio politicamente significativo.
Starmer non presenta infatti le dimissioni come una rottura con il Labour, ma come la conclusione naturale di una fase della propria vita pubblica.
La fine di una parabola politica straordinariamente rapida
In undici anni Keir Starmer è passato dalla procura alla Camera dei Comuni, dal governo ombra alla leadership dell’opposizione, da una delle peggiori sconfitte della storia laburista a una delle più grandi maggioranze parlamentari del partito.
Poi è arrivato a Downing Street.
E appena due anni dopo ne è uscito.
Ora abbandona anche Westminster.
La sua eredità resterà inevitabilmente controversa. I sostenitori gli riconosceranno soprattutto di aver ricostruito elettoralmente il Labour dopo il disastro del 2019 e riportato il partito al governo dopo quattordici anni. I critici indicheranno invece la rapidissima perdita di consenso, le controversie sull’immigrazione e sull’ordine pubblico e l’incapacità di trasformare la gigantesca maggioranza del 2024 in una leadership politica altrettanto duratura.
Un dato, tuttavia, è ormai definitivo: l’era parlamentare di Keir Starmer è arrivata alla conclusione.
Dopo aver lasciato Downing Street a Andy Burnham, l’ex premier consegnerà anche Holborn and St Pancras a un nuovo deputato e sposterà la propria attività fuori dalla politica parlamentare britannica.
Il prossimo capitolo, secondo le sue stesse parole, sarà internazionale: difesa, sicurezza, commercio e tecnologia, insieme alla prosecuzione del suo impegno contro la violenza sulle donne e sulle ragazze.
