(AGENPARL) - Roma, 29 Agosto 2026 - Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato la conclusione di un imponente accordo energetico con il Venezuela, definito dal tycoon come “il più grande accordo petrolifero della storia mondiale”. L’intesa assegna agli Stati Uniti il controllo della maggioranza di 65 miliardi di barili di riserve petrolifere comprovate, dando il via a un piano di investimenti privati stimato in quasi 100 miliardi di dollari.
La svolta nei rapporti tra Washington e Caracas
L’accordo arriva dopo mesi di profonda ristrutturazione politica del Paese sudamericano, segnata dall’estromissione e dalla cattura dell’ex leader Nicolas Maduro a gennaio, seguita dalla permanenza al potere della presidente ad interim Delcy Rodriguez.
- Il peso dell’intesa: Secondo quanto dichiarato da Trump su Truth Social, l’operazione permetterà di raddoppiare le riserve petrolifere strategiche degli Stati Uniti, rispondendo alla necessità di garantire forniture stabili e calmierare i prezzi della benzina per i consumatori americani, messi a dura prova dalle tensioni energetiche globali.
- La conferma locale: La stessa Rodriguez ha salutato l’accordo come un momento “storico” per la rinascita economica della nazione, evidenziando l’arrivo di oltre 100 miliardi di dollari di investimenti e prospettive fiscali per più di 209 miliardi di dollari a favore dello Stato venezuelano. L’accordo è stato negoziato in prima persona dal Segretario di Stato Marco Rubio e dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth.
I dubbi degli esperti e i rischi per le aziende
Nonostante l’entusiasmo della Casa Bianca, gli analisti del settore energetico invitano alla cautela. Jorge Piñon, ricercatore senior presso l’Energy Institute dell’Università del Texas, ha evidenziato la natura insolita dell’intesa, sottolineando che restano molti interrogativi su come avverrà concretamente il trasferimento delle risorse e dei titoli di proprietà a un governo estero anziché a singole imprese.
Sul fronte economico, il principale ostacolo per le società private resta la sicurezza degli investimenti e le condizioni critiche delle infrastrutture locali, segnate da anni di incuria e nazionalizzazioni. Tuttavia, esperti come John Kilduff di Again Capital fanno notare che la presenza diretta di Washington potrebbe fungere da scudo politico, creando una sorta di zona protetta per facilitare il ritorno in sicurezza dei colossi energetici statunitensi — sulla scia di quanto già fatto da Chevron nei mesi scorsi.
