(AGENPARL) - Roma, 13 Agosto 2026 - Una vasta coalizione di agricoltori, associazioni dei consumatori e organizzazioni ambientaliste della Malesia ha chiesto alle autorità di respingere una proposta per la sperimentazione di una varietà di riso geneticamente modificato. Al centro delle contestazioni ci sono i possibili effetti sull’ambiente, sulla sicurezza alimentare e sull’indipendenza economica degli agricoltori.
Il National Biosafety Board malese sta esaminando una richiesta presentata da Zen Cropscience per condurre una sperimentazione nella parte settentrionale dello Stato di Perak. Il progetto riguarda una versione geneticamente modificata della varietà di riso MR219, sviluppata per tollerare l’erbicida glifosato e resistere ad alcune malattie provocate da batteri e funghi.
Una coalizione composta da 61 organizzazioni ha presentato un’obiezione formale nell’ambito della consultazione pubblica sulla sperimentazione. Secondo i gruppi, il progetto presenta analogie con una precedente proposta avanzata nel 2019 nello Stato di Perlis e successivamente abbandonata.
Il timore della contaminazione delle colture
Una delle principali preoccupazioni riguarda la possibilità che il materiale genetico modificato possa trasferirsi al riso convenzionale o alle varietà selvatiche attraverso l’impollinazione incrociata oppure attraverso altre forme di dispersione accidentale.
Secondo le organizzazioni contrarie alla sperimentazione, l’attuale legislazione malese sulla biosicurezza non garantirebbe inoltre adeguati strumenti di tutela e risarcimento per gli agricoltori che dovessero subire danni economici nel caso di contaminazione involontaria delle proprie coltivazioni.
Il National Biosafety Board sostiene tuttavia che il rischio sarebbe limitato. La sperimentazione dovrebbe infatti essere condotta all’interno di una struttura protetta da reti anti-insetti, situata su un terreno industriale distante dalle principali aree agricole. Secondo l’autorità, queste condizioni renderebbero basso il rischio di impollinazione incrociata.
Resta però aperta la questione della sicurezza alimentare. Lo stesso organismo ha riconosciuto che i dati tossicologici relativi al riso geneticamente modificato oggetto della sperimentazione non sono ancora stati definitivamente accertati.
Le preoccupazioni sull’uso del glifosato
Un secondo punto particolarmente controverso riguarda la tolleranza del nuovo riso al glifosato. Gli oppositori temono che l’introduzione della varietà possa favorire un utilizzo più intenso dell’erbicida e accelerare la comparsa di infestanti resistenti.
La conseguenza, secondo la coalizione, potrebbe essere un circolo vizioso nel quale gli agricoltori sarebbero costretti a utilizzare quantità crescenti di erbicidi per ottenere gli stessi risultati.
Abdul Rashid Yob, alla guida di un’associazione che rappresenta circa 200.000 agricoltori malesi, ha richiamato l’esperienza del riso Clearfield, resistente agli erbicidi. Secondo il rappresentante degli agricoltori, dopo iniziali miglioramenti della produzione alcune infestanti avrebbero sviluppato rapidamente resistenza, determinando un aumento delle quantità di erbicida utilizzate, dei costi di produzione e dei problemi relativi alla fertilità del terreno.
«Il riso geneticamente modificato sarà molto peggiore. Non è la soluzione», ha dichiarato.
La coalizione teme inoltre che eventuali residui di glifosato possano rimanere nel prodotto raccolto e raggiungere la catena alimentare.
Il dibattito scientifico e regolatorio sul glifosato resta articolato. Nel 2015 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità lo ha classificato come “probabilmente cancerogeno per l’uomo”. Altre autorità sono però arrivate a valutazioni differenti: l’EPA statunitense ha ritenuto che il glifosato non sia probabilmente cancerogeno per l’uomo, mentre l’EFSA europea ha dichiarato nel 2023 di non aver identificato aree critiche di preoccupazione nella propria valutazione del rischio.
Dubbi anche sulla resistenza alle malattie
Le organizzazioni contestano anche l’inserimento nel riso di caratteristiche genetiche destinate ad aumentarne la resistenza alle malattie fungine. Secondo la coalizione, sarebbe necessario valutare attentamente eventuali conseguenze sulla composizione nutrizionale e sui livelli di allergeni o tossine.
La sperimentazione, sottolineano gli oppositori, non dovrebbe essere considerata irrilevante soltanto perché non rappresenta ancora un’autorizzazione alla coltivazione commerciale. Per i gruppi ambientalisti, una volta introdotti nell’ambiente, gli organismi geneticamente modificati potrebbero risultare difficili da controllare completamente.
«Non c’è bisogno di una sperimentazione del genere. Non vogliamo colture geneticamente modificate», ha dichiarato Mageswari Sangaralingam dell’Associazione dei consumatori di Penang.
La coalizione sostiene inoltre che esistano soluzioni alternative per contrastare infestanti e malattie senza ricorrere alla modificazione genetica, comprese tecnologie robotiche per la rimozione delle erbe infestanti.
La sicurezza alimentare al centro del confronto
La controversia assume particolare importanza per la Malesia a causa della sua dipendenza dalle importazioni. Secondo i dati ufficiali citati, la produzione nazionale copre soltanto circa la metà del fabbisogno di riso del Paese.
I sostenitori dell’innovazione agricola devono quindi confrontarsi con l’esigenza di aumentare produttività e resilienza delle coltivazioni, mentre agricoltori e organizzazioni ambientaliste chiedono che questo obiettivo non comporti nuovi rischi biologici, ambientali ed economici.
Il National Biosafety Board dovrà ora valutare le osservazioni ricevute durante la consultazione pubblica. Non è ancora stata indicata una data per la decisione definitiva.
La vicenda rappresenta così un nuovo capitolo del più ampio confronto internazionale sull’impiego delle biotecnologie nell’agricoltura: da una parte la ricerca di colture più resistenti e produttive, dall’altra le richieste di applicare criteri particolarmente rigorosi prima di autorizzare sperimentazioni che potrebbero avere conseguenze sull’ambiente e sulla filiera alimentare.