(AGENPARL) - Roma, 13 Agosto 2026 - Il Giappone sta valutando l’impiego di sistemi di intelligenza artificiale di ultima generazione nell’ambito della propria strategia di difesa informatica preventiva, mentre cresce la preoccupazione internazionale per la possibilità che modelli AI sempre più sofisticati vengano utilizzati per individuare vulnerabilità e condurre attacchi contro infrastrutture digitali.
A indicare la direzione intrapresa da Tokyo è stato Yoichi Iida, direttore nazionale per la sicurezza informatica, secondo il quale l’evoluzione estremamente rapida delle capacità dei sistemi di intelligenza artificiale rende ormai necessario prendere in considerazione il loro utilizzo anche nelle attività di protezione informatica dello Stato.
Il principio è quello di contrastare strumenti tecnologicamente avanzati con capacità almeno equivalenti, soprattutto quando l’intelligenza artificiale può accelerare drasticamente l’individuazione dei punti deboli presenti nei sistemi informatici.
L’AI entra nella strategia di sicurezza informatica giapponese
La questione assume particolare rilevanza nell’ambito della politica giapponese di difesa informatica preventiva, attraverso la quale le autorità intendono rafforzare la capacità del Paese di individuare e contrastare le minacce prima che possano provocare danni significativi.
Secondo Iida, di fronte alla crescente sofisticazione delle tecnologie disponibili, l’impiego dell’AI da parte delle autorità giapponesi appare sostanzialmente inevitabile.
Il problema non riguarda soltanto l’automazione degli attacchi tradizionali. I modelli più avanzati possono essere utilizzati per analizzare grandi quantità di codice, individuare anomalie, ricercare vulnerabilità e velocizzare operazioni che in precedenza richiedevano un considerevole intervento umano.
Le stesse caratteristiche possono però essere sfruttate in senso difensivo, consentendo alle autorità di identificare più rapidamente comportamenti sospetti e potenziali falle nei sistemi.
Il rischio rappresentato dai modelli AI più avanzati
Tra i sistemi citati nel dibattito giapponese figura Claude Mythos, attribuito alla startup statunitense Anthropic, indicato come esempio delle capacità raggiunte dai modelli più sofisticati nell’individuazione delle vulnerabilità di sicurezza.
È proprio questa evoluzione a preoccupare Tokyo: strumenti nati per assistere programmatori, ricercatori e aziende possono avere capacità utilizzabili anche nel campo della sicurezza informatica.
«È inevitabile» che il Giappone ricorra a tecnologie AI sofisticate, ha affermato Iida parlando della necessità di mantenere adeguate capacità di difesa rispetto alla nuova generazione di minacce.
Il governo dovrà quindi valutare non soltanto quali sistemi adottare, ma anche le modalità con cui integrarli nelle strutture incaricate della sicurezza nazionale.
Una corsa tra attacco e difesa
L’ingresso dell’intelligenza artificiale nel settore cyber sta progressivamente modificando l’equilibrio tra aggressori e difensori.
Da un lato, un sistema AI può aiutare a individuare più rapidamente una vulnerabilità da sfruttare; dall’altro, la stessa tecnologia può consentire agli specialisti della sicurezza di scoprirla e correggerla prima che venga utilizzata per un attacco.
Per il Giappone diventa quindi strategico evitare che le capacità tecnologiche degli apparati difensivi rimangano indietro rispetto a quelle potenzialmente disponibili per gruppi criminali o altri attori ostili.
La capacità di analizzare automaticamente grandi volumi di informazioni potrebbe inoltre migliorare la rapidità con cui vengono riconosciuti segnali anomali all’interno delle reti informatiche.
Cybersecurity sempre più centrale per la sicurezza nazionale
La valutazione sull’impiego dell’intelligenza artificiale arriva mentre Tokyo sta attribuendo un’importanza crescente alla protezione dello spazio digitale.
La crescente digitalizzazione delle infrastrutture pubbliche e private rende infatti un grave attacco informatico potenzialmente capace di produrre conseguenze che vanno ben oltre la perdita di dati: trasporti, comunicazioni, energia, servizi finanziari e amministrazioni pubbliche dipendono ormai da reti digitali interconnesse.
La strategia giapponese punta pertanto ad aumentare la capacità di anticipare le minacce, piuttosto che limitarsi a intervenire dopo un attacco.
L’intelligenza artificiale potrebbe diventare uno degli strumenti fondamentali di questo nuovo modello.
La nuova frontiera della difesa digitale
L’orientamento di Tokyo evidenzia un cambiamento più ampio nella sicurezza informatica mondiale. L’AI non viene più considerata esclusivamente uno strumento commerciale o di produttività, ma una tecnologia con implicazioni dirette per la sicurezza nazionale.
Più aumenteranno le capacità dei modelli, maggiore sarà la necessità per governi e infrastrutture critiche di disporre di strumenti capaci di riconoscere vulnerabilità e minacce con la stessa rapidità.
Per il Giappone la sfida sarà quindi costruire una capacità di difesa informatica nella quale competenze umane e sistemi avanzati di intelligenza artificiale possano operare insieme, mantenendo il passo con una tecnologia destinata a trasformare profondamente sia gli attacchi sia la protezione dello spazio digitale.

