(AGENPARL) - Roma, 22 Giugno 2026 - INGV | Dalla Luna uno sguardo inedito sulla Terra: così studieremo il
guscio di plasma che circonda il nostro Pianeta
Novità nella ricerca spaziale: i segnali dei navigatori satellitari che
usiamo tutti i giorni sono stati intercettati direttamente dalla Luna per
studiare l'ambiente che circonda la Terra.
*[Roma, 22 giugno 2026]*
Una ricerca guidata dall'*Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
(INGV)* in collaborazione con il *Politecnico di Torino*, realizzata
nell'ambito dell'esperimento *NASA–ASI LuGRE*, presenta i risultati della
prima caratterizzazione dell'ambiente di plasma terrestre ottenuta
tracciando i segnali dei sistemi di navigazione satellitare (GNSS)
direttamente dal suolo lunare in un lavoro appena pubblicato sulla rivista
scientifica *AGU* Geophysical Research Letter
La ionosfera e la plasmasfera terrestri (gli involucri di particelle
cariche che avvolgono il nostro pianeta) sono state osservate per la prima
volta "dall'esterno", utilizzando un ricevitore per i segnali dei sistemi
di navigazione satellitare (GNSS, come GPS e Galileo) posto sulla
superficie della Luna.
È il risultato della missione LuGRE (Lunar GNSS Receiver Experiment),
iniziativa congiunta della NASA e dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI), che
ha volato a bordo del lander Blue Ghost 1 della Firefly Aerospace, lanciato
nel gennaio 2025 e atterrato sulla Luna nel marzo dello stesso anno nel
sito di Mare Crisium.
A differenza dei sensori a terra o dei satelliti in orbita bassa, che
osservano la ionosfera "dal basso", LuGRE ha guardato verso la Terra: i
segnali dei satelliti GNSS hanno raggiunto il ricevitore lunare dopo aver
attraversato il plasma terrestre lungo traiettorie quasi orizzontali, su
percorsi lunghi oltre 380.000 chilometri. Questa geometria, una sorta di
"radiografia di profilo", ha permesso di sondare regioni dello spazio
circumterrestre molto difficili da misurare con tecniche tradizionali.
Esiste infatti una vera e propria "zona cieca" tra circa 1000 e 8000
chilometri di quota, la regione di transizione tra la ionosfera e la
plasmasfera. È un intervallo che i radar a terra raggiungono solo da
pochissimi siti nel mondo e in modo non continuativo mentre i satelliti in
orbita bassa non lo coprono affatto. Proprio in questa zona di transizione
si concentrano molti dei processi che governano la dinamica dell'ambiente
spaziale terrestre, che incidono sulla qualità dei segnali satellitari: il
contenuto di plasma può infatti spiegare fino al 60% del ritardo notturno
dei segnali GNSS, con effetti diretti su navigazione e telecomunicazioni.
Per derivare la densità del plasma, i ricercatori hanno calcolato il
Contenuto Elettronico Totale (TEC) lungo le traiettorie dei segnali di GPS
e Galileo e lo hanno confrontato con le previsioni del Global Core Plasma
Model (GCPM), uno dei modelli di riferimento per descrivere l'ambiente di
plasma interno alla magnetosfera. L'analisi delle misure di LuGRE conferma
la capacità del modello di riprodurre la morfologia generale dell'ambiente
di plasma, evidenziando tuttavia discrepanze significative nella regione di
transizione. Nella fase diurna il modello sovrastima la densità del plasma,
segno di una capacità di "ricarica" della ionosfera inferiore a quella
ipotizzata mentre nella fase notturna, le misure mostrano densità superiori
alle attese. Le osservazioni hanno inoltre evidenziato strutture fini della
densità elettronica non riprodotte dai modelli e hanno permesso di "vedere"
il confine geometrico della plasmasfera, distinguendo le regioni dense a
basse latitudini da quelle rarefatte delle alte latitudini.
I risultati dimostrano che la superficie lunare offre un punto di
osservazione privilegiato per studiare "dall'esterno" il plasma terrestre.
Questo studio rappresenta una dimostrazione di principio, ottenuta
sfruttando in modo opportunistico i segnali GNSS; in prospettiva, un
osservatorio permanente sulla Luna potrebbe trasformare queste misure
sporadiche in un monitoraggio continuo e globale. Combinando il moto
orbitale mensile della Luna con la rotazione giornaliera della Terra, un
ricevitore stabile potrebbe misurare sistematicamente il plasma a tutte le
ore locali e tutte le latitudini, aprendo la strada a una ricostruzione
quadridimensionale delle strutture di plasma e a una migliore comprensione
dei fenomeni di "meteorologia spaziale" (space weather) che possono
disturbare satelliti, sistemi di navigazione e comunicazioni.
«Per la prima volta abbiamo usato la Luna come punto di vista per osservare
il plasma che circonda la Terra, colmando una lacuna osservativa che
resisteva da decenni», spiega Claudio Cesaroni, primo ricercatore dell'INGV
e primo autore dello studio. «Le differenze che troviamo rispetto ai
modelli ci dicono che la rappresentazione attuale dell'ambiente
circumterrestre deve ancora essere o affinata».
«Questo lavoro nasce da una collaborazione tra geofisica e ingegneria della
navigazione satellitare», continua Claudio Cesaroni. «La geometria
Terra-Luna ci rende particolarmente sensibili alle quote più alte, dove il
contributo della plasmasfera è dominante e più difficile da misurare con
gli strumenti convenzionali».
Lo studio è frutto della collaborazione tra l'INGV e il Politecnico di
Torino, e si è avvalsa del supporto del Centro di Osservazioni Spaziali
della Terra (COS) dell'INGV.
*Link allo studio: *
*Eng. version*:
Link utili
Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)
Centro di Osservazioni Spaziali della Terra (COS) dell'INGV
Politecnico di Torino
Nasa
Agenzia Spaziale Italiana (ASI)
[image: CS_INGV LUNA_Immagine testo 2.jpg]
*Immagine* – Disegno che rappresenta l'acquisizione di segnali GNSS dalla
superficie lunare (immagine elaborata con strumento di IA generativa).
[image: CS_INGV LUNA_Immagine testo 1.jpg]
*Immagine 2* – Schema (non in scala) di come LuGRE osserva l'ambiente di
plasma del sistema Terra-Luna. (a) Quando la Luna si trova nella coda
magnetica terrestre (lato notturno), i segnali GNSS attraversano di taglio
la plasmasfera e le regioni esterne della magnetosfera. (b) Quando la Luna
è dal lato diurno, "a monte" nel vento solare, i segnali attraversano la
magnetosfera compressa ed il vento solare prima di raggiungere il
ricevitore sulla superficie lunare. Crediti: INGV (immagine elaborata con
strumento di IA generativa).

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