(AGENPARL) - Roma, 5 Giugno 2026 - Rifondazione Comunista denuncia l'approvazione del DDL Valditara come
l'ennesimo tassello di un disegno della destra governativa che, un pezzo
alla volta, inasprisce la repressione delle persone LGBTQIA+ col chiaro
intento di cancellarne l'esistenza dallo spazio pubblico. Per questo ancora
una volta nel mese del Pride ritorniamo in piazza, noi comunistə trans*,
non binariə, lesbiche, bisex, queer, gay, intersex, asessuali e non
conformi, insieme a tutta la comunità, alleatə compresə, non solo per
rivendicare orgoglio, dignità e liberazione, ma anche per esprimere
protesta e dissenso contro un sistema sempre più oppressivo, ricordando che
il Pride prende origine dalla rivolta e che la rivolta deve tornare a
essere espressione del nostro orgoglio.
Lo facciamo in un Paese in cui, secondo l'ultimo rapporto di ILGA-Europe
(Rainbow Map 2026), l'Italia precipita al 36° posto su 49 paesi europei. E
con la progressiva fascistizzazione dello spazio pubblico le cose non
miglioreranno. Nel 2025 c'è stata un'aggressione omolesbobitransfobica ogni
due giorni e le persone trans sono dieci volte più a rischio rispetto agli
altri soggetti.
Questo governo ha un'identità precisa: nega le trascrizioni dei figli delle
coppie omogenitoriali, criminalizza la solidarietà con la gestazione per
altri spingendola a reato universale, e rende la scuola un campo di
battaglia ideologico contro ogni educazione al rispetto e alle differenze.
Al centro del mirino, oggi più che mai, ci sono le persone trans e non
binarie. L'ossessione transfobica del governo ha avuto una lunga durata e
persiste: dall'ostruzionismo sulla legge contro l'omolesbobitransfobia,
alla criminalizzazione delle famiglie lgbt, alla negazione
dell'autodeterminazione dei corpi.
Secondo l'Agenzia dell'Unione Europea per i Diritti Fondamentali, il 47%
delle persone trans in Italia dichiara di aver subito discriminazioni
nell'ultimo anno, e un terzo evita luoghi pubblici per paura di
aggressioni. La transfobia non è opinione: è violenza sistemica, che si
abbatte con particolare ferocia su chi è più esposto alla precarietà
abitativa e lavorativa.
Di fronte a questa deriva, le piazze del Pride devono tornare a essere
luoghi di conflitto sociale, non parate addomesticate dal marketing. Per
Rifondazione Comunista, il Pride è lotta di classe e genere, perché una
forma di esclusione per le persone LGBTIQ+, oggi come ieri, è anche la
precarietà economica, la casa negata, il lavoro ricattato.
Crediamo nella forza dell'iniziativa popolare quando nasce dai movimenti,
dai corpi intermedi, dalla società che si organizza per rivendicare diritti
e tutele. Sono tasselli importanti, che vanno però inseriti in un percorso
più ampio: la nostra lotta si fa nelle strade, nei collettivi, nei
sindacati, costruendo mutualismo e contropotere. Solo la mobilitazione dal
basso, il conflitto sociale e la solidarietà tra oppressi possono strappare
conquiste vere e irreversibili.
Come compagnə comunistə, saremo in ogni Pride d'Italia con i nostri corpi e
le nostre bandiere. Contro il governo Meloni, contro il capitalismo e il
fascismo, per una società libera dallo sfruttamento e dall'oppressione.
