
(AGENPARL) - Roma, 30 Maggio 2026 - Hakan Fidan, Ministro degli Esteri della Turchia. (Credito: Presidential Executive Office of Russia / CC-BY-4.0)
In un momento di altissima tensione geopolitica, il Ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha lanciato un segnale che potrebbe cambiare la prospettiva dei negoziati in corso: un accordo tra Stati Uniti e Iran è “più vicino che in qualsiasi altro momento”.
Oltre il dossier nucleare La dichiarazione, rilasciata in un’intervista al quotidiano giapponese Nikkei Asia, sposta il baricentro delle priorità di Ankara. Per Fidan, la questione della sicurezza nello Stretto di Hormuz non è più secondaria rispetto al dossier nucleare iraniano: è, di fatto, la vera urgenza per Ankara e per l’intera stabilità dei mercati globali.
Perché Hormuz è il vero nodo Il motivo è puramente pragmatico: la chiusura dello Stretto comporterebbe conseguenze devastanti per l’approvvigionamento energetico e la sicurezza alimentare, colpendo in prima linea Paesi come la Turchia, fortemente dipendenti dai flussi petroliferi del Golfo Persico. Fidan ha sottolineato come la protezione delle rotte commerciali sia, per Ankara, un interesse vitale che giustifica un cambio di priorità nei negoziati: la libera navigazione deve venire prima di tutto.
Verso una mediazione turca? Le parole del Ministro confermano il ruolo della Turchia come attore che sta lavorando intensamente dietro le quinte per facilitare una de-escalation tra Washington e Teheran. Mentre gli USA mantengono una linea di ferma deterrenza — pronta a riprendere le azioni militari in caso di fallimento diplomatico — Ankara sta cercando di forzare la mano verso un compromesso che metta al riparo l’economia regionale dal rischio di un blocco navale.
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