
(AGENPARL) - Roma, 30 Maggio 2026 - La nota diffusa dal Ministero del Commercio cinese in seguito al dibattito del Collegio dei Commissari europei non è un semplice comunicato diplomatico: è un perimetro tracciato. Cina e UE stanno discutendo l’istituzione di un meccanismo di consultazione su commercio e investimenti, ma la disponibilità al tavolo negoziale è accompagnata da un avvertimento che non lascia spazio a interpretazioni.
Le condizioni di Pechino Il Ministero del Commercio non usa giri di parole. La Cina ribadisce la volontà di “risolvere differenze e attriti attraverso il dialogo”, richiamando il rispetto delle regole del WTO e l’opposizione al protezionismo. Tuttavia, questa apertura ha una scadenza politica precisa: Pechino accetta di sedersi al tavolo solo se l’Europa rinuncia a definire strumenti commerciali unilaterali o a imporre restrizioni che la Cina definisce, esplicitamente, “discriminatorie”.
Il messaggio sottotraccia La chiave di lettura dell’intero comunicato si trova nell’ultima riga: “Se la parte europea insisterà nel lanciare unilateralmente nuovi strumenti commerciali e imporre restrizioni discriminatorie, la Cina risponderà fermamente”.
Questo passaggio trasforma l’invito al dialogo in un ultimatum mascherato. La Cina sta chiarendo alla Commissione Europea che la cooperazione non può essere a senso unico: se l’UE prosegue sulla strada della difesa commerciale (intesa da Pechino come attacco protezionistico), il meccanismo di consultazione cesserà di essere un ponte per diventare un pretesto per la ritorsione.
Conclusione Siamo di fronte a una fase di stallo operativo. Mentre i tecnici discutono su come strutturare le consultazioni, la tensione politica rimane alta. Pechino sta inviando un segnale chiaro: la partnership economica è gradita, ma solo se l’Europa accetta di giocare secondo le regole (interpretate dalla Cina) e non attraverso l’uso di barriere unilaterali.
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