(AGENPARL) - Roma, 30 Maggio 2026 - Nel confronto tra Roma e Bruxelles, il ministro Francesco Lollobrigida e il commissario europeo Olivér Várhelyi hanno definito un’intesa che segna un cambio di passo nella gestione dei controlli sulle importazioni agroalimentari. Il cuore del patto è semplice: stesse regole per tutti, dentro e fuori dall’Unione. Un principio che l’Italia rivendica da tempo e che ora trova un primo riconoscimento politico.
L’accordo prevede innanzitutto un rafforzamento dei controlli sui prodotti provenienti da Paesi extra‑UE, con un incremento significativo delle verifiche lungo tutta la catena di ingresso. Bruxelles si impegna ad aumentare del 50% gli audit nei Paesi terzi, cioè le ispezioni condotte direttamente nei luoghi di produzione, e del 33% i controlli alle frontiere europee, dove spesso si gioca la partita più delicata: quella della sicurezza alimentare e della leale concorrenza.
Uno dei punti centrali è la richiesta di reciprocità sugli agrofarmaci. L’Italia chiede che i prodotti importati rispettino gli stessi standard imposti agli agricoltori europei, soprattutto dopo l’uscita di scena di alcune sostanze attive vietate nell’UE ma ancora utilizzate in Paesi terzi. Una disparità che, secondo il governo italiano e molte organizzazioni agricole, genera un doppio danno: rischi sanitari e ambientali da un lato, concorrenza sleale dall’altro.
Non a caso, il dossier più sensibile è quello del riso, settore simbolo delle distorsioni del mercato globale. L’Italia denuncia da anni l’ingresso di prodotto a dazio zero da Paesi che non applicano gli stessi standard fitosanitari, ambientali e sociali. Il patto con la Commissione punta proprio a intervenire su queste asimmetrie, rafforzando controlli, tracciabilità e verifiche sulle condizioni di produzione.
L’intesa Lollobrigida–Várhelyi non risolve da sola il problema, ma segna un passaggio politico importante: l’UE riconosce che la reciprocità non è più un tema marginale, bensì una condizione necessaria per garantire equità, sicurezza e competitività alle filiere europee. Per l’Italia, che fa della qualità e della tracciabilità il suo principale vantaggio competitivo, è un risultato strategico.