(AGENPARL) - Roma, 21 Maggio 2026 - *TERREMOTI | A dieci anni dal sisma del Centro Italia, uno studio rivela il
ruolo dei fluidi nella sequenza sismica del 2016 *
*Le variazioni delle onde sismiche e l'individuazione del movimento dei
fluidi nel sottosuolo potrebbe aiutare a monitorare l'evoluzione della
pericolosità di una sequenza sismica *
*[Roma, 21 maggio 2026]*
Un nuovo studio condotto da un team di ricercatori e ricercatrici
dell'*Istituto
Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), *dell'*University of
California Berkeley *e della *United States Geological Survey (USGS)*, ha
sviluppato un metodo per il monitoraggio della migrazione di fluidi nella
crosta terrestre mostrando che questi processi sono strettamente correlati
con la sismicità, soprattutto durante le sequenze più intense.
La ricerca, intitolata "*Temporal and spatial changes in Seismic
Attenuation Associated with Inferred Fluid Migration in the 2016 Central
Apennines Earthquake Sequence"*, e pubblicata sulla rivista
scientifica *Bulletin
of the Seismological Society of America, *ha l'obiettivo di comprendere *la
complessa evoluzione dei fenomeni che hanno caratterizzato la sequenza
sismica dell'Appennino Centrale*, avvenuta tra Amatrice, Visso, Norcia e
Capitignano nel periodo compreso tra il 24 agosto 2016 e la fine di
febbraio 2017.
Lo studio analizza le variazioni temporali dell'attenuazione delle onde
segnali compatibili con la migrazione di fluidi pressurizzati lungo il
sistema delle faglie responsabili degli eventi. *"Prima di un terremoto
importante* – spiega *Luca Malagnini*, Dirigente di Ricerca dell'INGV e
primo autore dello studio – *le faglie possono comportarsi come superfici
impermeabili, capaci di ostacolare il movimento dei fluidi nella crosta
terrestre. Quando però una faglia, o un sistema di faglie, si attiva
durante un forte terremoto, può cambiare comportamento e diventare un
canale altamente permeabile, consentendo la migrazione dei fluidi crostali
sia verticalmente sia lateralmente".*
Nello specifico del caso analizzato, *la migrazione di CO₂ ad alta
pressione*, innescata dal terremoto di Amatrice del 24 agosto 2016, di
magnitudo 6.0, potrebbe *aver contribuito a indebolire le faglie vicine e a
favorire altri eventi sismici *come il terremoto di Norcia del 30 ottobre
2016, di magnitudo 6.5.
Gli autori della ricerca hanno notato che il comportamento appena
descritto, che può produrre una serie di eventi di elevata magnitudo, è
tipico delle grandi sequenze sismiche dell'Appennino Centrale (e forse
dell'intero Appennino), e hanno evidenziato come l'analisi delle onde
episodi di migrazione di fluidi ad alta pressione che avvengono nella
crosta terrestre. In futuro, il monitoraggio delle variazioni temporali dei
parametri che regolano la dissipazione dell'energia elastica trasportata
delle onde sismiche potrebbe contribuire a migliorare la valutazione
dell'evoluzione della pericolosità sismica, nello spazio e nel tempo,
durante una sequenza sismica.
Link allo studio
*Link utili:*
Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)
University of California Berkeley
United States Geological Survey (USGS)
[image: studio fluidi 01.jpg]
*Fig 1 – *Questi tre grafici illustrano la dilatazione cumulativa indotta
dalla intera sequenza di Amatrice-Visso-Norcia-Capitignano (rosso:
dilatazione; blu: contrazione) e la conseguente diffusione di fluidi
crostali (molto probabilmente CO2) attesa durante la sequenza sismica
dell'Appennino Centrale. Gli assi indicano la distanza dall'epicentro della
scossa di Amatrice. La dilatazione cumulativa è stata calcolata utilizzando
le dislocazioni prodotte degli eventi di magnitudo M>3.0. Le frecce
mostrano la diffusione dei fluidi crostali attesa a 5 km di profondità in
un acquifero confinato (direzione e magnitudo relativa). Dopo l'evento di
Amatrice, e fino al giorno precedente il terremoto di Visso (pannello a), i
fluidi crostali vengono espulsi in direzione Nord-Ovest, verso l'epicentro
del terremoto di Visso. Dal giorno del terremoto di Visso fino al giorno
precedente il terremoto di Norcia, i fluidi crostali vengono espulsi dalla
zona epicentrale dell'evento di Visso e indirizzati verso Sud-Sud-Est verso
l'epicentro dell'evento di Norcia (pannello b). Del giorno dell'evento di
fluidi crostali vengono violentemente espulsi dalla zona circostante
all'epicentro di Norcia e convogliati verso Sud-Est in direzione degli
epicentri di Capitignano.
[image: studio fluidi 02.jpg]
*Fig 2 – *I grafici (a) e (b) mostrano come è cambiato nel tempo un
parametro che misura l'attenuazione delle onde sismiche (in sostanza,
quanto si "smorzano" le vibrazioni del terremoto mentre viaggiano lungo i
percorsi crostali) prima e durante la serie di forti scosse del Centro
Italia del 2016. In nero sono indicate le misurazioni effettuate nella
parte di roccia che si trova al di sopra del piano di faglia (il cosiddetto
"tetto" della faglia, o *hanging wall*). In rosso sono indicate le
misurazioni effettuate nella parte di roccia che si trova al di sotto del
piano di faglia (il cosiddetto "muro" della faglia, o *footwall*). Nel
pannello (a), la geometria della faglia di Amatrice viene utilizzata come
riferimento per definire le aree del "tetto" e del "muro", poiché questa
geometria è molto simile a quella delle faglie che hanno generato i
terremoti principali di Visso e Norcia. Nel pannello (b), la geometria
della faglia di Amatrice viene usata fino a poco prima della scossa
principale di Visso. Successivamente, si adotta la geometria della faglia
di Capitignano. Si notano due marcati aumenti dell'attenuazione nella zona
"sopra" la faglia (linea nera) poco prima della sequenza di Capitignano,
etichettati come "1" e "2". Questi aumenti indicano cambiamenti
significativi nelle proprietà delle rocce della crosta terrestre. Il
grafico (c) mostra l'attività sismica regionale nello stesso periodo. Gli
eventi sismici utilizzati per calcolare il parametro di attenuazione sono
un sottoinsieme di questo catalogo generale.
[image: studio fluidi 03.jpg]
*Fig 3 -* Questo grafico illustra la distanza epicentrale, misurata
dall'epicentro del terremoto principale di Amatrice del 24 agosto 2016, in
funzione del "tempo ridotto" per tutti gli eventi i cui epicentri si
trovano entro 5 km da una linea che definisce l'orientazione della faglia
di Amatrice. Il "tempo ridotto" è definito come la radice quadrata del
tempo trascorso (in giorni) dal terremoto principale di Amatrice del 24
agosto 2016. Nel grafico sono evidenziati: i tre principali terremoti della
sequenza (Amatrice – AM, Visso – VI e Norcia – NO); il primo evento della
sotto-sequenza di Capitignano (CA); due episodi significativi etichettati
come "1" e "2" nella Figura precedente; alcuni allineamenti della
sismicità: quelli che vanno dal basso verso l'alto rappresentano migrazioni
della sismicità (indotte dalla diffusione di fluidi crostali ad alta
pressione) che avvengono lungo il sistema di faglie in direzione Nord-Ovest
(NW), mentre quelli che vanno verso il basso rappresentano migrazioni che
vanno nella direzione opposta. Questo grafico aiuta gli scienziati a
visualizzare come la sequenza sismica dell'Appennino Centrale si sia
evoluta nello spazio e nel tempo: un elemento cruciale per comprendere la
progressione dei fenomeni sismici nell'area. In particolare, è importante
notare come le migrazioni che vengono innescate dal terremoto di Amatrice


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