(AGENPARL) - Roma, 25 Aprile 2026 - Quello che doveva essere il weekend della svolta si è trasformato nel sabato dei lunghi coltelli diplomatici. Dopo il “No” fulminante di Donald Trump, che ha cancellato il volo dei suoi inviati Kushner e Witkoff definendolo uno “spreco di tempo”, è arrivata la replica gelida di Teheran.
Il Ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, lasciando Islamabad ha affidato alle agenzie (TASS) e ai social un messaggio che chiude, per ora, ogni spiraglio: “Non siamo ancora convinti che gli Stati Uniti siano davvero pronti a passare ai metodi diplomatici per risolvere il conflitto”.
Muro contro Muro
Araghchi ha definito “fruttuosa” la sua visita in Pakistan, ringraziando il governo locale per gli sforzi di mediazione, ma ha alzato la posta in gioco. Teheran non chiede solo un colloquio, ma la “fine permanente dell’aggressione” contro l’Iran. Una condizione che cozza frontalmente con la linea di Trump, convinto invece di avere “tutte le carte in mano” e di poter aspettare che l’Iran ceda per sfinimento.
Il giallo del 27 Aprile
Con le due delegazioni che rientrano alle basi senza essersi mai incrociate, l’attesissimo vertice del 27 aprile appare ormai un fantasma. La strategia del “chiamatemi pure” lanciata da Trump si scontra con il “non ci fidiamo” di Araghchi. Mentre la diplomazia ufficiale inciampa, l’attenzione si sposta ora su Mosca, prossima tappa di Araghchi, dove l’asse con la Russia potrebbe rafforzarsi in risposta al muro alzato da Washington.
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