(AGENPARL) - Roma, 12 Febbraio 2026 - Il governo laburista britannico è al centro di una nuova controversia dopo aver ordinato la cancellazione di uno dei più grandi archivi pubblici di atti giudiziari del Paese. La decisione del Ministero della Giustizia di intimare a Courtsdesk di eliminare il proprio database ha sollevato accuse di scarsa trasparenza e timori per l’accesso alle informazioni sui procedimenti penali.
Courtsdesk, piattaforma creata nel 2021 durante il precedente governo conservatore con l’obiettivo dichiarato di migliorare la copertura mediatica dei tribunali, ha affermato di essere stata utilizzata da oltre 1.500 giornalisti appartenenti a 39 organizzazioni mediatiche. Secondo l’organizzazione, il sistema consentiva ai cronisti di accedere a informazioni sulle udienze e sui casi giudiziari che altrimenti sarebbero rimaste difficilmente reperibili.
L’azienda ha inoltre sostenuto che, prima dell’introduzione del servizio, i media non venivano informati su circa due terzi dei casi standard e che solo il 4,2% dei procedimenti risultava elencato in modo accurato nei registri pubblici disponibili, limitando di fatto la possibilità di informare i cittadini su quanto accadeva nei tribunali.
L’amministratore delegato di Courtsdesk, Enda Leahy, ha dichiarato al Times di Londra: “Abbiamo creato l’unico sistema in grado di dire ai giornalisti cosa stava realmente accadendo nei tribunali penali. Abbiamo scritto 16 volte chiedendo un dialogo. La settimana scorsa abbiamo ricevuto la risposta: cancellare tutto. Se il governo fosse interessato a una giustizia aperta, si impegnerebbe in un dialogo”.
Dall’opposizione conservatrice sono arrivate accuse pesanti. L’ombra ministro degli Interni Chris Philp ha definito la decisione una “insabbiatura”, sostenendo che nei registri fossero presenti dati rilevanti su reati commessi da immigrati irregolari e informazioni relative allo scandalo delle bande di adescatori. Anche la deputata conservatrice Katie Lam ha sottolineato l’importanza dell’accesso ai verbali giudiziari per fare luce su casi di grave impatto sociale, affermando che “l’opinione pubblica merita di conoscere la verità”.
Preoccupazioni sono state espresse anche da organizzazioni che si occupano di trasparenza. Adam Wren, direttore del gruppo Open Justice UK, ha dichiarato che con questa decisione “la stenografia giudiziaria è morta” nel Regno Unito. In passato, ha spiegato, molte redazioni disponevano di cronisti giudiziari dedicati, ma i tagli ai budget dei media hanno progressivamente ridotto queste figure professionali, rendendo i giornalisti più dipendenti da servizi centralizzati come Courtsdesk.
La decisione si inserisce in un contesto più ampio di riforme della giustizia promosse dal governo laburista, tra cui un piano per limitare il ricorso al processo con giuria nella maggior parte dei casi, riservandolo ai reati più gravi come omicidio, stupro e terrorismo. I critici temono che tali cambiamenti possano ridurre le garanzie tradizionali del sistema giudiziario britannico.
Il dibattito si estende anche alla libertà di espressione, con dati che indicano migliaia di arresti annuali legati a contenuti pubblicati online. Commentando la vicenda, l’imprenditore Elon Musk ha scritto sulla piattaforma X che “il Regno Unito è diventato il peggior incubo di Orwell”, alimentando ulteriormente la discussione internazionale sul tema.
Il governo, da parte sua, non ha ancora fornito una spiegazione dettagliata pubblica sulle motivazioni alla base dell’ordine di cancellazione. La questione resta dunque al centro del confronto politico, con interrogativi aperti sul bilanciamento tra tutela dei dati, gestione amministrativa della giustizia e diritto dei cittadini a essere informati.
