(AGENPARL) - Roma, 6 Febbraio 2026 - (AGENPARL) – Fri 06 February 2026 (ACON) Trieste, 6 feb – “Il Dm 77 individua il consultorio come
servizio chiave della sanit? territoriale. Eppure, nei protocolli
operativi delle case di comunit? il consultorio continua a non
essere pienamente integrato. ? una scelta che apre un vuoto
assistenziale e tradisce l’idea stessa di casa di comunit? come
accesso semplice, unitario e vicino alle persone”.
Lo dichiarano in una nota congiunta Serena Pellegrino,
consigliera regionale di Avs e Tiziana Cimolino ed Elisa Moro,
esponenti di Avs Trieste.
“Una casa di comunit? che non incorpora il consultorio non
semplifica: frammenta. Il cittadino – proseguono – non trova una
vera ‘porta d’ingresso’, ma un insieme di servizi scollegati, con
percorsi opachi e rimbalzi che aumentano disuguaglianze e ritardi
nelle cure. E soprattutto perde la dimensione preventiva, sociale
e di presa in carico che il consultorio garantisce. L’assenza di
un’integrazione strutturata impedisce di intercettare a livello
locale bisogni e disagi che poi finiscono per intasare gli
ospedali”.
“In ambito ginecologico-ostetrico molte urgenze minori e
situazioni non patologiche potrebbero essere gestite in
consultorio, anche attraverso il lavoro delle ostetriche,
evitando accessi inutili. Sul fronte della salute mentale e del
disagio giovanile – si evidenzia nella nota stampa -, la presenza
di supporto psicologico e sociale rappresenta un primo filtro
fondamentale: quando manca, le crisi esplodono pi? tardi e pi?
gravemente, spesso direttamente al pronto soccorso”.
“Se il consultorio fosse parte integrante dei percorsi della casa
di comunit?, la territorialit? diventerebbe reale:
multidisciplinarit? tra medici di medicina generale, infermieri
di famiglia, assistenti sociali e psicologi; cura di prossimit?
nel distretto, con minori costi e minore stress per le persone e
le famiglie, soprattutto quelle pi? fragili. Il rischio –
concludono le esponenti di Avs -, altrimenti, ? che le case di
comunit? si riducano a semplici contenitori di ambulatori,
perdendo proprio l’elemento che le rende coerenti con la riforma:
prevenzione, integrazione sociosanitaria e presa in carico. Senza
questa fusione, l’obiettivo di ridurre il ricorso all’ospedale
resta difficile da raggiungere”.
ACON/COM/sm
061732 FEB 26
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