(AGENPARL) – Mon 19 January 2026 COMUNICATO STAMPA
19 GENNAIO 2025
IL TEMPO DELLE SCELTE
Tra incertezza globale e nuove opportunità, la visione di Confapi Padova per accompagnare le PMI
nel 2026: in questa intervista il presidente Marco Trevisan offre uno sguardo che va oltre
l’emergenza, analizzando le prospettive future e l’evoluzione del ruolo dell’Associazione.
Il Presidente di Confapi Padova, Marco Trevisan, guarda al 2026 con cauto ottimismo, nonostante il
contesto economico resti complesso. L’Associazione delle piccole e medie industrie, oggi sempre più
influente nel dialogo tra imprese, politica e istituzioni, individua nel tessuto produttivo padovano e
veneto segnali concreti di una possibile risalita. In questa intervista, Trevisan offre uno sguardo che va
oltre l’emergenza, analizzando le prospettive future e l’evoluzione del ruolo di Confapi.
Presidente, il 2026 si apre ancora tra crisi geopolitiche, incertezze sui mercati e timori sui dazi
americani. Che scenario dobbiamo aspettarci?
«Sappiamo che la situazione internazionale resta caratterizzata da incertezza e volatilità. Le tensioni
geopolitiche continuano a rendere il commercio meno prevedibile e a comprimere le catene del
valore. Per le PMI venete, fortemente integrate nelle filiere orientate all’export, questo significa
maggiore difficoltà nella programmazione di ordini, flussi e investimenti.
Sul fronte dei dazi, il 2025 ha alternato misure protezionistiche e tentativi di accordo politico, creando
uno scenario “a fasi” che incide sulle decisioni di medio periodo delle imprese. Detto questo, rispetto al
passato noto un cambiamento di clima: oggi non siamo più in una crisi generalizzata, ma in una
situazione a macchia di leopardo, con settori ancora in sofferenza e altri che mostrano segnali di
ripresa sempre più evidenti».
I numeri macroeconomici parlano di una ripresa ancora timida. Come leggere questi dati?
«I dati confermano una fase fragile. La crescita del PIL italiano nel 2026 è stimata intorno allo 0,7%,
mentre per il Veneto le previsioni si attestano su un +0,6%. La produzione industriale resta discontinua
e anche l’export, tradizionale punto di forza del nostro territorio, oggi rappresenta un fattore di
incertezza: tra i primi nove mesi del 2025 e lo stesso periodo del 2024, a livello regionale si registra una
contrazione dello 0,6%.
Sono numeri che fotografano una situazione complessa, ma vanno letti insieme ad altri segnali: nei
settori che seguo più da vicino vedo una ripresa dei flussi, portafogli ordini ancora irregolari ma in
miglioramento, merce che ricomincia ad arrivare. Per questo credo che il 2026 possa rappresentare un
anno di svolta».
Ci sono comparti che invece continuano a soffrire?
«Sì, in particolare l’automotive. Nel 2026 il settore rischia contraccolpi molto pesanti e non si tratta più
solo di una fase congiunturale: siamo di fronte a una crisi strutturale del comparto europeo, che mette
in difficoltà intere filiere.
I terzisti, soprattutto chi opera negli stampi per plastica e metallo, stanno vivendo cali importanti. In
Veneto l’impatto è meno drammatico rispetto ad altre aree del Paese, ma il problema esiste e va
affrontato con una politica industriale europea più chiara e coerente. In questo quadro si apre una
riflessione importante sul futuro di alcune filiere. Il comparto della difesa, che anche nel Nordest
affonda radici profonde e competenze consolidate, potrebbe rappresentare una delle traiettorie di
sviluppo da valutare con attenzione. Serve una visione chiara, europea e nazionale, per capire se e
come questo settore possa diventare un ambito trainante, in grado di sostenere e dare nuova linfa a
tutta la filiera della componentistica, valorizzando know-how, capacità produttiva e specializzazione
delle nostre PMI.
È una sfida complessa, che richiede scelte industriali coerenti, politiche di accompagnamento e un
forte coordinamento tra imprese, associazioni e istituzioni. Ma è anche un’opportunità che non
possiamo permetterci di lasciare inesplorata».
Energia e costi di produzione restano un tema centrale. Che quadro emerge?
«Dopo i picchi del 2022-2023, i prezzi dell’energia sono scesi ma restano più elevati rispetto al periodo
pre-crisi. Nel 2025 il prezzo medio del gas per i clienti non domestici si è attestato intorno a 0,0788
€/kWh: una riduzione significativa, ma ancora un costo rilevante per le imprese industriali. Anche
l’elettricità in Italia continua a muoversi su livelli superiori alla media europea.
Oggi però la vera differenza non sta solo nei numeri, ma nel modo in cui il sistema produttivo guarda al
tema energetico. La transizione non può più essere considerata una risposta legata alle mode del
momento o alle oscillazioni del contesto internazionale: è diventata una priorità strategica per
garantire competitività, stabilità dei costi e, soprattutto, una crescente autosufficienza energetica del
comparto industriale.
È in questa prospettiva che guardiamo con grande attenzione alle opportunità offerte dal nuovo Conto
Termico, così come allo sviluppo delle Comunità Energetiche, che possono rappresentare uno
strumento concreto per ridurre la dipendenza dai mercati esteri e rafforzare la resilienza delle imprese.
Come Confapi Padova, siamo convinti che la sfida energetica si vinca sul piano operativo: per questo
continueremo a lavorare sul territorio per favorire la nascita di soluzioni pratiche e immediatamente
utilizzabili, mettendo a disposizione delle aziende strumenti, competenze e percorsi condivisi per
accompagnare il nostro sistema industriale verso un modello più autonomo, sostenibile e
competitivo».
Che cosa serve per trasformare questi segnali in una ripartenza stabile?
«Serve innanzitutto una visione chiara di politica industriale, capace di andare oltre la somma di tante
iniziative isolate. Oggi non mancano gli strumenti: esistono misure agevolative, fondi, strutture
operative regionali solide come Veneto Sviluppo e altri soggetti che possono fare davvero la differenza.
Quello che serve è superare la frammentazione e costruire una strategia coerente, con priorità ben
definite, che accompagni nel tempo gli sforzi delle imprese, soprattutto di quelle più piccole, chiamate
a tenere il passo in un mondo che cambia rapidamente.
Ma c’è un punto ancora più decisivo: mai come oggi il Veneto deve saper diventare un’area davvero
business friendly, capace di offrire vantaggi competitivi territoriali distintivi. Significa concentrare
sempre di più gli sforzi del decisore pubblico su tempi certi, procedure semplici, infrastrutture e servizi
all’altezza, accesso rapido agli strumenti finanziari, sostegno alla formazione e all’innovazione. In un
contesto in cui la competizione non è solo tra aziende ma anche tra territori, dobbiamo essere in grado
di distinguerci rispetto ai principali player, almeno a livello europeo, facendo del “sistema territorio”
un acceleratore della competitività delle nostre imprese.
La ripartenza non si consolida con interventi spot, ma con una politica industriale regionale che sappia
guardare al medio e lungo periodo, orientando risorse e strumenti verso obiettivi condivisi: ricerca e
sviluppo e innovazione, crescita dimensionale, transizione energetica, rafforzamento delle filiere.
Questo è un messaggio che come Confapi Padova rivolgiamo alla nuova classe dirigente della nostra
Regione, con spirito costruttivo e senso di responsabilità. In particolare lo affidiamo anche al nuovo
assessore alle Attività produttive, Massimo Bitonci, che conosciamo bene e che gode della nostra
massima stima. Siamo certi che saprà interpretare questo ruolo con attenzione alle esigenze concrete
delle imprese e con la capacità di trasformare le politiche di sostegno in vere leve di sviluppo per il
sistema produttivo veneto e apprezziamo con sincerità l’accelerazione che ha già impresso ai tavoli di
concertazione con le categorie economiche».
Sul piano regionale, quindi, si è aperta una nuova fase politica. Che cosa chiedono le imprese al
presidente del Veneto Alberto Stefani?
«Desidero innanzitutto rinnovare al presidente Stefani le nostre congratulazioni per l’elezione. È un
passaggio importante per il Veneto e le imprese guardano con attenzione all’avvio del nuovo ciclo di
governo.
Le priorità a livello locale per noi sono chiare e riguardano tre ambiti decisivi per la competitività del
territorio.
La prima è quella delle infrastrutture strategiche: il potenziamento della SR 47 e della SR 308, il
miglioramento dell’innesto dell’Alta con la Pedemontana, la messa in sicurezza della SS 10 Padana
Inferiore e il completamento del GRAP – Grande Raccordo Anulare di Padova, un’opera che può
ridisegnare la mobilità dell’area metropolitana e il sistema logistico delle imprese.
La seconda riguarda una politica industriale che accompagni la crescita. L’ipotesi di estendere la Zona
Logistica Semplificata – sostenuta anche dal ministro Urso, ospite della nostra Associazione lo scorso
novembre – è una proposta concreta per rafforzare le filiere produttive.
Il terzo ambito attiene alla sfida della crescita dimensionale: favorire aggregazioni, rafforzare le filiere e
sostenere l’afflusso di capitali nel sistema produttivo è una sfida culturale oltre che economica.
Per affrontare tutto questo è fondamentale un metodo basato sul confronto costante. Per questo
abbiamo proposto al presidente Stefani l’istituzione di un tavolo permanente con le categorie: siamo
soddisfatti che l’idea sia stata accolta, tanto che già il 26 gennaio è previsto un primo confronto con le
associazioni di categoria, tra cui Confapi. Continueremo a portare il nostro contributo con spirito
costruttivo e senso di responsabilità verso il territorio».
A livello nazionale, la Confederazione ha da poco rieletto il Presidente Camisa, mentre lei, Presidente
Trevisan, entra nella Giunta nazionale. Che fase si apre per Confapi Padova?
«Si apre una fase importante, in cui il ruolo della rappresentanza industriale torna a essere centrale.
Mai come oggi Confapi è chiamata a fare da cerniera tra il sistema produttivo delle piccole e medie
industrie e l’agenda del Governo, portando con forza sui tavoli decisionali le esigenze reali delle
imprese.
La sfida che attende il presidente Camisa è impegnativa, ma non gli faremo mancare il nostro
supporto, le nostre idee e la vicinanza delle imprese che rappresentiamo. La stabilità politica che il
Paese sta attraversando apre una finestra di opportunità per progetti ambiziosi, pur nella
consapevolezza delle risorse limitate con cui dobbiamo misurarci.
È però fondamentale che questa nuova stagione tenga fermo un principio: il modello veneto di
sviluppo, fondato su efficienza, responsabilità e ampia partecipazione delle imprese al benessere dei
territori, deve essere un riferimento nazionale, non una semplice riserva da cui attingere. Per questo
continuiamo a credere nel valore dell’autonomia differenziata e in una pubblica amministrazione più
efficiente, capace di liberare risorse e creare condizioni migliori per chi investe e produce».
Concludiamo con Confapi Padova: cosa possiamo aspettarci dal 2026?
«Il 2026 sarà un anno intenso, ma soprattutto un anno chiaro nelle sue traiettorie. Confapi Padova ha
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