(AGENPARL) - Roma, 2 Febbraio 2024 - (AGENPARL) – ven 02 febbraio 2024 Ufficio Stampa / Press Office
ARCHEOMAGNETISMO | Nuova luce sulla costruzione della Porta di
Babilonia
[Roma, 2 febbraio 2024]
Un recente studio condotto con le tecniche dell’archeomagnetismo ha riacceso il dibattito
scientifico sulla datazione delle tre diverse fasi di costruzione della Porta di Babilonia, o
Ishtar Gate, identificate da precedenti scavi archeologici.
Il monumento, la cui costruzione fu ordinata da Re Nabucodonosor II (regnante dal 605 al 562
a.C.) in onore della dea dell’amore e della guerra Ishtar, è oggi custodita nel Museo di Pergamo
di Berlino ed è celebre per i suoi mattoni in terracotta rivestiti di smalto blu e bassorilievi.
Un team internazionale di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
(INGV), del Museo di Pergamo di Berlino e delle Università di San Diego (USA) e Tel Aviv
(ISRAELE) ha analizzato piccolissimi frammenti (più piccoli di 3 millimetri) provenienti da
cinque mattoni appartenenti a tre differenti fasi costruttive della Porta per provare a
comprendere se esista o meno una correlazione temporale tra i diversi momenti di
costruzione della Porta e l’esito delle guerre condotte dal re babilonese, che sconfisse gli
Egizi nella battaglia di Karkemiš e conquistò la città di Gerusalemme nel 586 a.C.
“I campioni sono stati analizzati con la tecnica dell’archeointensità, vale a dire l’analisi della forza
del campo magnetico terrestre rimasto ‘impresso’ nei mattoni al momento della loro
fabbricazione”, spiega Anita Di Chiara, ricercatrice dell’INGV e co-autrice dell’articolo. “Se i
mattoni fossero stati prodotti nello stesso momento, avrebbero registrato la stessa intensità del
campo magnetico. Se, viceversa, i valori della forza del campo magnetico misurati in laboratorio
fossero diversi, significherebbe che sono stati fabbricati in momenti diversi”.
La datazione archeomagnetica presenta, di norma, incertezze di secoli poiché le variazioni del
campo magnetico terrestre sono molto lente. Tuttavia, in questo caso specifico esiste una
anomalia del campo, la cosiddetta “anomalia dell’Età del Ferro”, che vide l’intensità del
campo magnetico terrestre variare molto rapidamente nell’arco di pochi secoli.
“Le analisi che abbiamo effettuato nel Laboratorio di Paleomagnetismo dell’Università di San
Diego hanno rivelato che l’intensità registrata è statisticamente indistinguibile e probabilmente
successiva alla conquista di Gerusalemme avvenuta nel 586 a.C.”, conclude Di Chiara.
Sebbene lo studio non fornisca una risposta conclusiva rispetto alla consequenzialità degli
eventi, prova però che anche minuscoli campioni di materiale sono sufficienti per effettuare
studi di archeomagetismo. Questa evidenza apre alla possibilità che in futuro studi di questo
genere possano essere estesi anche al resto dell’antica Mesopotamia, regione ricca di
costruzioni millenarie che potrebbero offrirci nuovi punti di vista per le nostre ricerche
scientifiche.
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Con nuove tecniche di archeomagnetismo, i ricercatori hanno svelato alcuni interrogativi che
avvolgono il mistero dell’antico monumento babilonese
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Citazione dello studio: Di Chiara A, Tauxe L, Gries H, Helwing B, Howland MD, Ben-Yosef E
Link allo studio sulla rivista Plos One
Link utili:
Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)
Museo di Pergamo
University of San Diego
Tel Aviv University
Seguono immagini
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