(AGENPARL) - Roma, 10 Maggio 2026 - La diplomazia non si ferma e sceglie Roma come snodo strategico. A poche ore dalla conclusione della missione di Marco Rubio in Qatar, il Ministro degli Esteri libanese Youssef Rajji è sbarcato nella Capitale per un tour ufficiale che lo porterà in Vaticano e ai vertici delle istituzioni italiane.
Il tempismo non è casuale. Mentre l’inviato di Trump raccoglieva le impressioni degli alleati del Golfo sulla proposta di pace iraniana, Rajji ha scelto il Pontificio Istituto Maronita per ribadire la linea di Beirut: “Il Libano è impegnato per la pace e per l’estensione dell’autorità dello Stato su tutto il territorio”.
Perché è importante: La visita di Rajji serve a blindare il Libano nel caso in cui le trattative tra Washington e Teheran dovessero subire un’accelerazione. Chiedendo la “sovranità totale”, il Ministro lancia un segnale chiaro: il Libano non vuole essere un semplice spettatore (o vittima collaterale) della crisi di Hormuz, ma un attore pronto a stabilizzare i propri confini, a partire dal Sud.
