(AGENPARL) - Roma, 29 Dicembre 2023 - (AGENPARL) – ven 29 dicembre 2023 CANTIERE APERTO
Visite al cantiere dei NUOVI SCAVI nella Regio IX di Pompei
Dal 3 gennaio
tutti i giorni dal lunedì al venerdì ore 11,00, su prenotazione
Dal 3 gennaio apre alle visite al pubblico il cantiere dei nuovi scavi della Regio IX. Tutti i
giorni dal lunedì al venerdì alle ore 11 sarà possibile – previa prenotazione al numero
cantiere che illustrerà i principali rinvenimenti e ambienti emersi e la metodologia di scavo.
Le indagini nella cosiddetta Regio IX di Pompei – uno dei nove quartieri in cui è suddiviso il
sito – sono partite a febbraio 2023, in un’area estesa per circa 3.200?mq, quasi un intero
isolato della città antica sepolta nel 79 d.C. dal Vesuvio.
Il progetto si inserisce in un più ampio approccio che mira a rettificare e risolvere?i
problemi idrogeologici e conservativi dei?fronti di scavo, ovvero il confine tra la parte
scavata e quella inesplorata della città antica. Quest’ultima ammonta a circa 22?ettari di
isolati e case ancora sepolti?sotto lapilli e cenere, quasi un terzo dell’abitato antico.
Lo scavo in quest’area della Regio IX, lungo via di Nola, fu iniziato nel 1888 ma ben presto
interrotto. Dopo più di un secolo è stato ripreso restituendo due case ad atrio, già
parzialmente indagate nell’800, costruite in età Sannitica e trasformate nel I secolo d.C. in
officine produttive. Si tratta di una fullonica (lavanderia) impiantata nell’atrio dell’abitazione
al civico 2, con banconi da lavoro e vasche per il lavaggio e la tintura degli abiti e di un
panificio con il forno, con gli spazi per le macine e gli ambienti per la lavorazione dei
prodotti alimentari da distribuire in città.
In questi ultimi ambienti sono affiorati i resti ossei di tre vittime dell’eruzione, tre
pompeiani che si erano rifugiati in cerca della salvezza e che hanno invece trovato la morte
sotto i crolli dei solai. Una serie di osservazioni ha dimostrato che le persone impiegate nei
lavori, così come gli asini usati per macinare il grano necessario a produrre il pane, fossero
rinchiusi e sfruttati in condizioni di schiavitù. L’ ambiente emerso si presenta angusto e
senza affaccio esterno, con piccole finestre con grate in ferro per il passaggio della luce. E
nel pavimento intagli per coordinare il movimento degli animali, costretti a girare per ore con
occhi bendati.
Su una delle pareti invece dell’atrio è emerso l’affresco di una natura morta – che ricorda la
“pizza” dei nostri giorni- raffigurante una focaccia di forma piatta che funge da supporto per
frutti vari (individuabili un melograno e forse un dattero), condita con spezie o forse piuttosto
con un tipo di pesto (moretum in latino), indicato da puntini color giallastro e ocra. Sullo
stesso vassoio, frutta secca e una ghirlanda di corbezzoli gialli, accanto a datteri e
melograni. Si tratta di un genere di immagini, noto in antico con il nome xenia, che prendeva
spunto dai “doni ospitali” che si offrivano agli ospiti secondo una tradizione greca, risalente
al periodo ellenistico (III-I secolo a.C.).
Le visite, effettuate dal personale impegnato nel cantiere saranno incentrate
sull’illustrazione degli ambienti emersi e sulle attività in corso, con particolare attenzione agli
aspetti delle metodologie di lavoro degli archeologi e dei restauratori e sulle tecniche di
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