Elezioni Israele 2026, Netanyahu primo partito ma senza maggioranza: l’opposizione guida nei primi exit poll, partiti arabi a 18 seggi. Herzog decisivo per il nuovo governo
(AGENPARL) - Roma, 27 Ottobre 2026 - 27 ottobre 2026, aggiornamento dopo la chiusura dei seggi — Le prime proiezioni elettorali diffuse da Channel 12 e riportate dal Times of Israel delineano una situazione di stallo: il Likud di Benjamin Netanyahu conquista il maggior numero di seggi come singolo partito, ma il blocco delle formazioni contrarie al premier risulta più ampio. Nessuno schieramento raggiunge la maggioranza di 61 seggi. Le formazioni arabe potrebbero ottenere una rappresentanza record, mentre il presidente Isaac Herzog dovrà valutare chi incaricare di formare il prossimo governo.
Israele, il voto non consegna una maggioranza chiara
Le elezioni israeliane del 27 ottobre 2026 si chiudono con un quadro politico ancora incerto.
Secondo il primo exit poll di Channel 12, diffuso dopo la chiusura dei seggi alle 22:00, il Likud del primo ministro Benjamin Netanyahu risulta il partito più votato, con una proiezione di 24 seggi.
Alle sue spalle si colloca Yashar, la formazione centrista guidata da Gadi Eisenkot, accreditata di 22 seggi.
Ma il dato più importante riguarda i rapporti di forza tra gli schieramenti.
Il blocco dei partiti a guida ebraica contrari a Netanyahu è proiettato a 52 seggi, contro i 50 attribuiti ai partiti che sostengono il premier uscente.
Le formazioni a guida araba, anch’esse contrarie a Netanyahu, potrebbero conquistare complessivamente 18 seggi, un risultato indicato come record.
Nessuno dei due principali blocchi dispone quindi, autonomamente, della maggioranza parlamentare necessaria per governare.
I numeri dei primi exit poll
Blocco Netanyahu
50
Seggi previsti
Blocco opposizione
52
Seggi previsti
Partiti arabi
18
Seggi previsti
0 seggi120 seggi
Ripartizione dei 120 seggi secondo l’exit poll di Channel 12. Maggioranza necessaria: 61 seggi. Le formazioni arabe sono conteggiate separatamente dal blocco dell’opposizione.
La fotografia delle prime proiezioni mostra che la differenza tra i due blocchi principali è contenuta, ma nessuno dei due può contare da solo sui numeri necessari.
Per formare un governo in Israele occorre poter ottenere la fiducia della Knesset, composta da 120 deputati.
Il numero di riferimento è quindi 61 seggi.
La distribuzione prevista dal sondaggio all’uscita delle urne rende centrali le trattative tra partiti, le eventuali alleanze e il ruolo delle formazioni che non appartengono stabilmente ai due schieramenti.
Netanyahu ed Eisenkot pronti a rivendicare il risultato
Benjamin Netanyahu
Likud, 24 seggi previsti
MK Lt. Gen. (Ret.) Gadi Eizenkot – ICT
Gadi Eisenkot
Yashar, 22 seggi previsti
La situazione apre una competizione anche sul piano istituzionale.
Secondo quanto riferito da Channel 12, Netanyahu sarebbe intenzionato a rivendicare il diritto di ricevere l’incarico di formare il governo in quanto leader del partito con il maggior numero di seggi.
Eisenkot, invece, potrebbe sostenere di rappresentare lo schieramento parlamentare più ampio, chiedendo che il presidente della Repubblica tenga conto delle raccomandazioni dei partiti contrari al premier uscente.
Si tratta di due argomentazioni politiche differenti.
Nessuna delle due garantisce automaticamente il conferimento dell’incarico.
Il sistema israeliano attribuisce infatti al presidente della Repubblica il compito di individuare il candidato con le maggiori possibilità concrete di costruire una coalizione.
Partiti arabi verso una rappresentanza record
Uno degli aspetti più significativi delle proiezioni riguarda la rappresentanza delle formazioni a guida araba.
Channel 12 attribuisce complessivamente 18 seggi a questi partiti, tra cui 11 alla Lista Unita.
Il dato rappresenterebbe un risultato storico per questo settore politico.
La sua importanza va oltre il numero di parlamentari eletti.
In una Knesset senza una maggioranza chiara, le decisioni delle formazioni arabe potrebbero influenzare la possibilità di sostenere un esecutivo, anche senza una partecipazione diretta alla coalizione.
Il Times of Israel osserva che tali partiti, pur essendo contrari a Netanyahu, tradizionalmente non hanno partecipato con continuità alle coalizioni di governo.
Un eventuale sostegno esterno richiederebbe quindi scelte politiche e accordi specifici, che non possono essere considerati già conclusi.
Affluenza eccezionale: oltre 5,4 milioni di israeliani alle urne entro le 20:00
Affluenza alle ore 20:00
74,3%
Stessa ora nel 2022
66,3%
Più di 5,4 milioni di elettori avevano votato alle 20:00. Secondo la Commissione elettorale centrale, si tratta dell’affluenza più alta registrata a quell’ora dal 1988.
La partecipazione elettorale rappresenta un altro dato centrale della giornata.
Alle 20:00, secondo la Commissione elettorale centrale israeliana, aveva votato il 74,3% degli aventi diritto, pari a oltre 5,4 milioni di persone.
Nel 2022, alla stessa ora, l’affluenza era del 66,3%.
Il dato del 2026 supera inoltre la partecipazione complessiva delle elezioni del 2022.
In alcune località sono state registrate percentuali particolarmente elevate.
A Bat Hen, piccolo centro costiero, aveva votato il 97,9% degli aventi diritto, pari a 423 persone.
Tra le città più grandi, Rahat registrava il 79,8%, Rosh Haayin il 79% e Modiin Illit il 77,3%.
A Tel Aviv la partecipazione era del 63,6%, a Gerusalemme del 62% e ad Haifa del 59,8%.
Questi dati mostrano una mobilitazione significativa, ma non consentono da soli di stabilire quale schieramento ne abbia beneficiato.
La Commissione elettorale respinge la richiesta di prolungare il voto
Durante la giornata, il Likud e i suoi alleati avevano chiesto di estendere le operazioni di voto oltre le 22:00.
La Commissione elettorale centrale ha respinto la richiesta, spiegando che l’elevata partecipazione registrata nelle diverse comunità non giustificava una proroga generale.
È stato comunque confermato che gli elettori arrivati ai seggi entro l’orario di chiusura avrebbero potuto votare anche in presenza di code.
Un’eccezione specifica è stata prevista per il seggio dell’insediamento israeliano di Hebron, in Cisgiordania, dove l’orario è stato prolungato dalle 20:00 alle 22:00 a causa di un’interruzione della corrente elettrica.
Schede danneggiate: quando il voto resta valido
Le operazioni elettorali sono state accompagnate anche da segnalazioni relative a schede strappate, sporche o alterate.
La Commissione elettorale centrale ha chiarito che i piccoli difetti non determinano automaticamente l’annullamento del voto.
Il criterio indicato è che la scelta dell’elettore sia chiaramente identificabile.
Piccoli fori, macchie, segni non riconducibili all’elettore o alcuni difetti di stampa non devono quindi comportare necessariamente l’esclusione della scheda.
Restano invece non valide le schede che consentano di identificare l’elettore, in violazione della segretezza del voto.
La precisazione è importante perché distingue le irregolarità materiali che non compromettono la volontà dell’elettore dai casi in cui non siano rispettate le condizioni di validità del voto.
Herzog e il percorso verso il nuovo esecutivo
Dopo lo scrutinio, il presidente israeliano Isaac Herzog dovrà consultare i rappresentanti dei partiti eletti nella Knesset.
L’incarico di formare il governo sarà affidato alla personalità che, secondo la valutazione del presidente, avrà le migliori possibilità di ottenere una maggioranza.
Il capo dello Stato non è obbligato a scegliere il leader del partito più grande, né automaticamente quello dello schieramento con il maggior numero di seggi.
Le raccomandazioni dei partiti, la disponibilità a collaborare e la possibilità di ottenere la fiducia parlamentare saranno elementi centrali.
La procedura diventerà particolarmente importante qualora i risultati ufficiali confermassero l’assenza di una maggioranza autonoma per entrambi i blocchi.
Il rischio di nuove elezioni
La mancanza di una maggioranza nelle prime proiezioni apre anche la possibilità di uno stallo nelle trattative.
Il Times of Israel ricorda che Israele ha già attraversato un periodo di forte instabilità parlamentare tra il 2019 e il 2022, durante il quale si sono svolte cinque tornate elettorali.
Qualora nessun candidato riuscisse a formare un governo, potrebbero rendersi necessarie nuove elezioni.
In una simile eventualità, Netanyahu potrebbe rimanere alla guida di un governo ad interim secondo le procedure istituzionali applicabili.
Si tratta però di uno scenario possibile, non di una conseguenza già determinata dal voto.
Quando arriveranno i risultati ufficiali
Lo scrutinio è iniziato dopo la chiusura dei seggi.
La Commissione elettorale centrale prevede di diffondere aggiornamenti ufficiali nel corso della notte e della giornata successiva.
Gli exit poll, anche quando descrivono correttamente le tendenze generali, possono differire dai risultati effettivi.
Particolare attenzione dovrà essere riservata ai partiti vicini alla soglia di sbarramento del 3,25%, poiché il loro eventuale ingresso o mancato ingresso nella Knesset può modificare la distribuzione dei seggi e gli equilibri tra gli schieramenti.
Fino alla conclusione dello scrutinio, dunque, le cifre diffuse dalle emittenti televisive devono essere considerate proiezioni e non risultati definitivi.
Netanyahu guida il primo partito, ma la maggioranza resta da costruire
Le prime proiezioni delle elezioni israeliane del 27 ottobre 2026 delineano tre elementi fondamentali.
Il Likud di Benjamin Netanyahu risulta il partito più grande, il blocco dei partiti contrari al premier dispone complessivamente di più seggi e le formazioni arabe potrebbero raggiungere una rappresentanza record.
Tuttavia, nessuno dei principali schieramenti raggiunge autonomamente la soglia dei 61 deputati.
La questione decisiva non è soltanto chi abbia ottenuto più voti o più seggi, ma quale candidato riuscirà a costruire una maggioranza nella Knesset.
Saranno i risultati ufficiali, le consultazioni del presidente Herzog e le successive trattative tra i partiti a determinare la possibilità di formare il nuovo governo.
Fonte principale: The Times of Israel — diretta delle elezioni israeliane del 27 ottobre 2026. Aggiornamento basato sui primi exit poll e sulle comunicazioni della Commissione elettorale centrale.
