(AGENPARL) - Roma, 1 Novembre 2026 - Esercitazioni congiunte ad Alessandria dal 4 al 9 novembre e una nuova proposta turca al Cairo per delimitare le aree marittime. Sullo sfondo, la controversia con Grecia e Libia e gli interessi energetici del Mediterraneo.
Nel Mediterraneo orientale la cooperazione militare tra Egitto e Turchia avanza mentre resta aperto il confronto diplomatico sui confini marittimi. Ankara e Il Cairo si preparano a svolgere esercitazioni navali congiunte ad Alessandria dal 4 al 9 novembre, proprio nei giorni in cui il governo turco rilancia la disponibilità a negoziare un accordo per la delimitazione delle rispettive aree di giurisdizione marittima. Due iniziative che evidenziano la complessità dei nuovi equilibri regionali: i rapporti bilaterali si rafforzano, ma le posizioni sulla controversa intesa tra Turchia e Libia continuano a divergere.
Il ministero della Difesa turco ha confermato che l’esercitazione Sea of Friendship 2026 si svolgerà nelle acque di Alessandria con la partecipazione di unità e personale delle marine dei due Paesi. Le attività comprenderanno addestramento alle operazioni navali e impiego di reparti specializzati. La ripresa di queste manovre, dopo una lunga interruzione legata al deterioramento dei rapporti politici tra Ankara e Il Cairo, rappresenta un segnale concreto della normalizzazione avviata negli ultimi anni.
Il programma militare si inserisce in una cooperazione più ampia, che comprende visite tra vertici delle forze armate, addestramento e contatti nel settore della difesa. La nave turca TCG Burgazada è inoltre attesa nel porto di Alessandria dal 1 al 3 novembre, prima dell’avvio delle esercitazioni.
La dimensione militare, tuttavia, non esaurisce il significato politico dell’iniziativa. La Turchia cerca di consolidare la propria presenza nel Mediterraneo orientale attraverso rapporti bilaterali e accordi marittimi, mentre l’Egitto mantiene una rete di intese che comprende anche Grecia e Cipro. Il risultato è una diplomazia nella quale cooperazione e competizione procedono contemporaneamente.
La proposta turca all’Egitto e il nodo dell’accordo con la Libia
Il 28 ottobre il ministero della Difesa turco ha ribadito la disponibilità di Ankara a concludere un accordo con l’Egitto sulla delimitazione delle aree di giurisdizione marittima. Secondo la valutazione espressa dalle autorità turche, un’intesa con Ankara potrebbe attribuire al Cairo oltre 15.000 chilometri quadrati di spazio marittimo in più rispetto a un eventuale accordo con la Grecia.
La cifra ha un evidente significato negoziale, ma richiede una distinzione essenziale: si tratta di una stima presentata dalla parte turca, non di un risultato condiviso tra i governi interessati. Non risulta annunciato un nuovo accordo bilaterale tra Turchia ed Egitto, né un cambiamento ufficiale della posizione egiziana sulle delimitazioni già concordate con Atene.
La proposta arriva dopo la decisione della Camera dei rappresentanti libica, con sede nell’est del Paese, di approvare il 20 ottobre il memorandum marittimo sottoscritto nel 2019 tra Ankara e il governo libico di Tripoli. La decisione ha modificato gli equilibri politici intorno a un’intesa che per anni aveva incontrato l’opposizione delle autorità orientali libiche.
Per la Turchia, il passaggio rappresenta un rafforzamento della propria posizione diplomatica. Per Grecia, Egitto e Cipro, invece, restano aperte le contestazioni sulla delimitazione delle zone marittime e sui possibili effetti per i diritti degli altri Stati costieri.
Il 26 ottobre, una dichiarazione sostenuta da Grecia, Egitto, Cipro, Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Unione europea ha ribadito la contestazione della validità giuridica del memorandum turco-libico. I firmatari sostengono che l’accordo non possa incidere sui diritti di Paesi terzi e richiamano il diritto internazionale del mare come riferimento per la soluzione delle controversie.
La posizione europea era stata espressa anche il 20 ottobre dal presidente del Consiglio europeo António Costa e dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che avevano criticato l’approvazione libica del memorandum e confermato la solidarietà a Grecia e Cipro.
Il confronto era già stato ricostruito da Agenparl nell’approfondimento del 26 ottobre, dedicato ai negoziati tra Grecia ed Egitto sui confini marittimi e alle conseguenze dell’intesa tra Turchia e Libia. Il nuovo elemento è il tentativo di Ankara di affiancare alla propria posizione giuridica una proposta negoziale direttamente rivolta al Cairo.
Cooperazione militare e interessi energetici: il doppio equilibrio del Cairo
L’Egitto si trova così al centro di un sistema di relazioni che non può essere interpretato attraverso la semplice contrapposizione tra alleati e avversari. Il Paese collabora con la Grecia nella delimitazione marittima, mantiene rapporti stretti con Cipro e partecipa alle iniziative diplomatiche contrarie al memorandum turco-libico. Nello stesso tempo, considera il miglioramento dei rapporti con Ankara un interesse strategico.
La cooperazione navale non comporta necessariamente un avvicinamento delle rispettive posizioni sui confini. Consente però ai due governi di sviluppare strumenti di dialogo militare e politico anche in presenza di controversie irrisolte. Per l’Egitto, mantenere aperti più canali diplomatici può ampliare i margini di manovra senza imporre una revisione immediata degli accordi esistenti.
Il Mediterraneo orientale, del resto, non è soltanto uno spazio di confronto sulla sovranità marittima. Le delimitazioni incidono sulle prospettive di esplorazione energetica, sugli investimenti offshore e sulla possibilità di sviluppare infrastrutture per il trasporto del gas. La definizione delle zone economiche esclusive assume quindi una rilevanza economica che va oltre il confronto politico tra Ankara e Atene.
La Grecia ha avviato interlocuzioni con l’Egitto per valutare un’estensione verso est della delimitazione marittima concordata nel 2020, in direzione di Cipro. La prospettiva, annunciata dal ministro degli Esteri greco Giorgos Gerapetritis, costituisce un ulteriore elemento del confronto con le rivendicazioni turche.
Anche la Libia occupa una posizione sempre più importante. L’approvazione del memorandum da parte del Parlamento orientale segnala un cambiamento nei rapporti tra Ankara e una componente politica libica che in passato aveva contestato apertamente l’intesa del 2019. Questo sviluppo non elimina le divisioni istituzionali libiche, ma modifica il contesto nel quale gli altri Paesi della regione devono valutare le proprie iniziative diplomatiche.
Per il Cairo, la sfida consiste nel preservare gli interessi marittimi ed energetici già tutelati attraverso la cooperazione con Atene, senza rinunciare ai benefici della normalizzazione con la Turchia. Ankara, dal canto suo, cerca di trasformare il riavvicinamento politico e militare in un’opportunità per rafforzare la propria posizione sulle delimitazioni del Mediterraneo orientale.
Le esercitazioni di Alessandria non risolvono le controversie giuridiche e non anticipano un accordo sui confini. Confermano però che Egitto e Turchia intendono mantenere aperta una cooperazione concreta, anche mentre sostengono interpretazioni differenti dei diritti marittimi nella regione.
Il Mediterraneo orientale entra così in una fase nella quale il rafforzamento dei rapporti militari non coincide necessariamente con l’allineamento diplomatico. La capacità dei governi di separare la cooperazione bilaterale dalle controversie sulle zone marittime sarà determinante per la stabilità regionale e per le prospettive di sviluppo energetico.
